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La premiata ditta “Musumao” e il grande accordo “bidone” tra Stato e Regione

Prof. Massimo Costa

(di Massimo Costa) – Tempo di elezioni. La premiata ditta “Musumao” (al secolo Musumeci/Armao) ci vende, in un suo comunicato, un grande accordo tra Stato e Regione.

Che cosa è successo realmente? In due parole: il bilancio della Regione, a forza di farsi derubare dallo Stato non “chiudeva” più. E a cascata non si riescono più a chiudere neanche i bilanci dei Comuni e soprattutto delle ex Province, abbandonati tutti dallo Stato colonizzatore al loro destino.

Per evitare disordini il governo dei “peggiori”, o forse perché un governo che naviga ormai su centinaia di miliardi di debiti non si fa scrupolo di gettare una manciata di poche centinaia di milioni per far sopravvivere la più derelitta delle sue colonie interne, ecco che arrivano le “elemosine” e le “promesse”. Che siano solo elemosine e promesse però non lo diciamo solo a parole ma seguiamo le singole “conquiste” a una a una dalla stessa comunicazione della Regione.

RIDUZIONE DEL CONTRIBUTO AL RISANAMENTO DELLA FINANZA PUBBLICA DA UN MILIARDO A 800 MILIONI L’ANNO.

Ricordiamo che fino al 2011, cioè fino al “golpe” di Monti, questo saccheggio delle nostre risorse non esisteva. Fu introdotto per quella genialata del “fiscal compact”, trattato che però mai nessuno si è sognato di applicare, perché ciò è semplicemente impossibile. Però questo trattato ha consentito allo Stato di strangolare le autonomie locali, tagliando i trasferimenti a questo e a quello con l’obiettivo dichiarato di ridurre il deficit pubblico, e con quello reale di praticare una austerity selvaggia. Sulla Sicilia questo contributo si fa durissimo; sembra che quando lo Stato ha finito di saccheggiare tutti gli altri enti regionali e locali, tutto ciò che manca lo debba pagare la sola Sicilia. Non avendo alcun trasferimento o quasi (la Sicilia – pochi lo sanno – vive solo di tributi erariali devoluti e non di trasferimenti statali), tranne quello sanitario, minimo e incomprimibile, la Sicilia è stata penalizzata sottraendo anche qualcosa dalle stesse ridotte entrate erariali devolute. In pratica, mentre le altre regioni avevano “minori trasferimenti”, la Sicilia, non avendo trasferimenti, pagava, e paga tuttora un vero e proprio “tributo”, cioè come se fosse una nazione tributaria. Tempo fa calcolammo, quando si era arrivati a chiederle un miliardo e 300 milioni l’anno (una cifra pazzesca, a dir poco), che questa era mediamente il quadruplo, pro capite, di quanto chiesto alle altre regioni a statuto ordinario, e si era secondi in valore assoluto solo alla Lombardia, che però ha un PIL che è tre volte e mezzo quello della Sicilia. Un massacro, insomma. Nel tempo, cominciando già con Crocetta, questa vergogna era stata limata fino ad arrivare ad un miliardo l’anno (oltre quello che chiedevano alle nostre province e comuni, ma quella è un’altra storia). Ora il furto si lima ancora a 800 milioni. Un furto non previsto dallo Statuto, ovviamente. Se l’incidenza relativa sulle altre regioni non è variata in questi anni, ciò significherebbe che anziché il quadruplo, ora la Sicilia paga di questo tributo incostituzionale “solo” due volte e mezzo quello che pagano le altre Regioni, tutte le altre regioni. Dobbiamo pure dire grazie?

AIUTINO DI 66 MILIONI PER CHIUDERE IL BILANCIO DI OGGI

No comment. Umiliante. Su un bilancio di circa 24 miliardi, in proporzione è come se una famiglia che ha 2.000 euro di spese non comprimibili e non ha entrate sufficienti a coprirle venisse aiutata con una carta da 5 euro. Le proporzioni sono queste, nient’altro da aggiungere.

LO STATO VERSERÀ ALLA REGIONE 100 MILIONI L’ANNO COME “ACCONTO” PER I COSTI DELL’INSULARITÀ

Diciamo che questi 100 milioni si sommano ai 200 di sopra come il minimo minimo minimo perché la Regione non chiuda definitivamente i battenti. Una virgola di ciò che ci spetta dunque. La stessa Regione, in uno studio di qualche tempo fa, stimava il costo dell’insularità in svariati miliardi l’anno, 6 e mezzo andando a memoria, secondo me molti di più. Il costo dell’insularità si abbatte dando piena attuazione allo Statuto e garantendo trasferimenti per la continuità territoriale (voli e traghetti scontati per i residenti): niente di più, niente di meno. 100 milioni sono letteralmente una ELEMOSINA. In pratica sono i soldi già concessi per le “Zone Franche Montane”, anche se non si può dire, ma non un centesimo di più. Lo sanno, e per questo dicono che è un “acconto” in attesa di futuri accordi. Ma un acconto che per lo Stato sarà certamente un saldo, o di cui non vedremo MAI il saldo, c’è da giurarci. Per inciso: se mai si facesse il “Ponte” (che non si farà comunque) l’insularità sarebbe perduta per sempre. Resterebbe solo la marginalità.

PROMESSA DI ATTUARE LO STATUTO IN MATERIA FINANZIARIA

Si danno alcune scadenze a breve su alcune questioni (IVA, F24, etc.) che gridano vendetta al cospetto di Dio, e a medio termine per attuare tutto lo Statuto in materia finanziaria. Si afferma solennemente che “le compartecipazioni riconosciute allo Stato nella scorsa legislatura rendono insostenibile l’Autonomia”, cioè che gli accordi di Crocetta, ratificati sull’IVA proprio da Musumeci, sarebbero insostenibili come abbiamo sempre detto. Alla buon’ora! Addirittura dissotterrano la questione delle accise. BUM! Qua sembra che abbiano saccheggiato qua e là, facendo male il copia e incolla, dal programma elettorale di “Siciliani Liberi”. Peraltro misteriosamente mettono l’IVA tra le urgenze, ma non parlano più di IRPEF, né dell’IRES sulle società non residenti (il famoso art. 37 dello Statuto). Ma tanto sono solo promesse. Ci si riempie la bocca e fa bene alla salute. Speriamo, in detta attuazione, che si ricordino che lo Statuto prevede la regionalizzazione dell’Agenzia delle Entrate, riscossione inclusa, che nel frattempo però hanno graziosamente regalato allo Stato. No comment.

A proposito, e la solenne Delibera di Giunta n. 197 del 2018 in cui si tracciava l’agenda per riportare nella legalità costituzionale i rapporti tra Sicilia e Italia dov’è finita? In qualche cassetto? In questo comunicato non ce n’è più traccia.

DILAZIONE DEL PAGAMENTO DEL DISAVANZO A 211 MILIONI L’ANNO

Ma se una Commissione della Regione, istituita proprio da Armao, ha stabilito che questo disavanzo è nato nel 2015 perché la Regione ha trasformato circa sei miliardi di crediti in sei miliardi di debiti, ora che facciamo? Siamo contenti di “restituire”, magari con un po’ di ritardo, questo nostro credito allo Stato? Ma allora la Commissione d’indagine in cui erano presenti il Dott. Sapienza e il Dott. Compagnino Armao che l’ha fatta a fare? Per sapere quanto ci ha derubato lo Stato e basta?

PROMESSA DI RICONOSCERE L’AUTONOMIA TRIBUTARIA PREVISTA DALLO STATUTO: LA SICILIA POTRÀ MODIFICARE QUALCOSA DEI TRIBUTI ERARIALI

Anche qua il copia e incolla dal programma degli indipendentisti non è venuto benissimo. Lo Statuto dispone che la Regione istituisca tributi “sostitutivi” di quelli erariali, e non che si limiti a modificare aliquote, deduzioni e detrazioni degli stessi. Certo sarebbe comunque un grande passo avanti. Ma sarà vero? Per ora sono solo promesse. Che non costano nulla. Sono pure previsti “incentivi e contributi da utilizzare in compensazione fiscale”: è la moneta fiscale di cui parlano “Siciliani Liberi” nel loro progetto ZESI? Se sì, non si potrebbe che essere contenti, ma per ora sono solo parole, “fiumi di parole”.

ATTRIBUZIONE DI RISORSE STRAORDINARIE ALLE EX PROVINCE PER INVESTIMENTI

Le ex province non solo sono state totalmente abbandonate dallo Stato alla elemosina regionale, ma sono soggette al tributo per il risanamento della finanza pubblica erariale. In queste condizioni a stento pagano gli stipendi e non realizzano più le loro due funzioni istituzionali: manutenzione delle scuole e delle strade. Ve ne eravate accorti? Di fronte a una situazione ormai insostenibile, ormai da terzo o quarto mondo, si scuciono un po’ meno di 100 milioni l’anno (se non ho capito male), che forse servono per “arripizzare” qualcosa qua e là, e per essere sicuri di poter pagare tutti gli stipendi, certamente nulla di risolutivo. E l’art. 38? E la perequazione infrastrutturale, quella vera? Può attendere… In Sicilia ci vorrebbero almeno 4 o 5 miliardi l’anno per dare una rassettata a tutto, e in maniera strutturale per molti anni. Altro che 100 milioni scarsi l’anno…

SARANNO FINALMENTE DETERMINATI I LIVELLI ESSENZIALI DI PRESTAZIONI CON LA PARTECIPAZIONE DELLA REGIONE

Altra promessa solenne. Sarà vero? Del resto questo non c’entra nulla con lo Statuto. È una previsione della Costituzione, disattesa dallo Stato sin dal 2001, anno dell’entrata in vigore della riforma “federalista” dello Stato. Siamo nel 2021, non so…

Ricordo, a me stesso e a chi leggerà questa nota, che il DEFR della stessa Regione (il 2021-23 se non vado errato), quantificava l’obolo che la Sicilia paga allo Stato ogni anno in 20 miliardi di euro. I nostri calcoli, estremamente prudenti, gli ultimi che abbiamo fatto, ne davano circa la metà, ma se la Regione dice che l’Italia ci sottrae una somma spaventosa, pari a circa un quarto abbondante del nostro intero prodotto interno lordo, non ho ragione di dubitare della metodologia che ha portato a tale determinazione. Ma, a fronte di questo, pare che le elemosine giuste giuste per chiudere i bilanci (e forse neanche basteranno, vedrete), consentano di mettere su tutto ciò una pietra tombale.

A me questa elemosina sembra nient’altro che un contentino per indorare la pillola (o forse sarebbe più corretto parlare di “supposta”) per il “regionalismo differenziato”, che manderà in soffitta il nostro art. 37 e porterà ancora più risorse alle regioni già più ricche dello Stato. Dell’assurdo disavanzo creato da Crocetta nel 2015 con il regalo allo Stato dei crediti della Regione, fantasticamente trasformati in debito, non parla più nessuno, se non per qualche modesta e irrilevante dilazione di pagamento…

Quando ti accorgi che l’Italia riesce ad essere peggiore dell’Europa, e ce ne vuole…