- Osservatorio Sicilia/Mondo e Dintorni - http://www.osservatorio-sicilia.it -

I paradossi della “democrazia NON rappresentativa”   all’interno dell’Ordine dei giornalisti. (2)

In Sicilia oltre 3500 pubblicisti governati da maggioranza minoritaria di 1000 professionisti

Anche nell’Isola come nel resto d’Italia si vota per il rinnovo dei consigli regionale e del coniglio nazionale e, come nel passato, i rappresentanti di un terzo degli iscritti “governeranno” la maggioranza. E’ la democrazia secondo l’Ordine.
Ma così è secondo legge e la legge non è stata mai messa in discussione da chi interesse a cambiare non ne ha. Quest’anno,  come nel passato, l’Ordine ha indetto le elezioni e poi si limiterà a dire chi è stato eletto dopo il conteggio dei voti. I “professionisti”, ovvero la minoranza, saranno la maggioranza nei consigli e tutto continuerà nel segno della vera democrazia NON rappresentativa.
Nel 2021, la pandemia ha prodotto un risultato molto importante,  si voterà anche on line e quindi tutti possono finalmente esprimere il proprio voto.
Paradossalmente però, il voto on line fa emergere drammaticamente la disorganizzazione normativa per le elezioni e il dubbio che questa innovazione alla fine non produrrà effetti significativi è forte.  Grande innovazione e dimostrazione di sensibilità democratica, ma l’iscritto che vuole votare on line come può essrcitare il suo diritto di scelta se non sa chi sono i candidati?
Dal momento in cui l’Ordine indice le elezioni e il voto, si evidenzia l’anarchia assoluta perché non esiste alcuna norma che regoli le candidature, le modalità di propaganda elettorale, e soprattutto non esiste una lista ufficiale dei candidati pubblicata dai rispettivi organi regionali nei propri siti e nelle loro pagine social.
Questo anarchia ovviamente fa comodo al sistema che si è instaurato da decenni. Nel caso della Sicilia è facile notare come “il consiglio” rimane   saldamente in mano ad un gruppo di persone che da tempo, “democraticamente”,   si alternano al “governo”  dell’Ordine. C’è invero qualche new entry ma, almeno negli ultimi dodici anni, notiamo per lo più gli stessi nomi.
Nel caso Sicilia, ma fattor comune in tutta Italia,  i tre posti di votazione  permettono quindi a gruppi presenti a Palermo, Catania e Messina, dove si vota di presenza, di potersi organizzare anche quest’anno. Gli altri sei capoluoghi di provincia, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani,  sono da sempre tagliati fuori perché, secondo quanto si dice, sono scarsamente rappresentativi in termini di iscritti. Anche questa è democrazia.
In questo quadro è difficile poter pensare ad un cambiamento e le date decise per le elezioni lasciano perplessi e fanno sorgere molte perplessità. Non si comprende come le date del voto “on line” siano diverse dal voto in presenza. Logica avrebbe imposto la celebrazione della democrazia nelle stesse giornate. Invece no. Prima si vota on line e poi di presenza.
Dubbi ?  Perplessità ? Tanti e Tante. 
Ma così è.
L’unico modo per cambiare è candidarsi. So già che qualcuno a Palermo, come nel passato, dirà che contesto le elezioni. Vero, ma questo qualcuno dimentica che da anni, INASCOLTATO,  “denuncio”  la non democrazia, le discriminazioni e tutte le incongruenze costituzionali all’interno dell’ordine.
E’ tempo di combattere la battaglia dall’interno e quindi mi candido per i pubblicisti contro ogni logica e contro il sistema, per portare il mio contributo al cambiamento. Non ho interesse ad andare a scaldare la poltrona.
E’ un dovere provarci.

Michele Santoro