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Kabul e i diritti  delle donne. È così? Oppure no?

Quando l’indifferenza alberga in così tante anime che voltano lo sguardo altrove, il senso di sconfitta diventa tangibile, lo sconforto inevitabile, la rabbia inizia una gara impari con la delusione e pertanto osservare, riflettere, esprimere le proprie considerazioni, è la necessità di un dovere verso se stessi…

 

..lo shock della pandemia, l’estrema forza del cambiamento climatico, un periodo storico che torna a erigere muri, fortezze, confini e perfino annulla (nuovamente) l’essere DONNA, esige attenzione, merita considerazioni profonde, pretende analisi e lucidità delle funzioni cognitive!

In un romanzo catastrofista, sarebbe l’inizio della tempesta perfetta; ma non stiamo vivendo un romanzo, stiamo vedendo la Storia: le immagini di Kabul sono quelle di un fallimento strategico, politico, economico, UMANO! Il richiamo del ‘Falling Man’ ci riporta indietro di 20 anni! Il richiamo dell’immagine sotto ci riporta nella vergognosa consapevolezza di quanto siamo meschini e vigliacchi, di quanto capaci siamo nel ricoprirci di manifesta ripugnanza!

E forse poco importa se si sta correndo il rischio di incappare nella trappola di Tucidide, se avevano ragione coloro che volevano esportare la democrazia con le armi, se mi ritornano nitide le parole di Oriana, se avremo nuovi flussi migratori o se Luigino Di Maio è al mare mentre un intero popolo ripiomba nell’oscurità della propria esistenza…tanto Kabul è lontana, il vaccino lo stiamo facendo tutti, alle bizze del clima troviamo mille giustificazioni…continuiamo a voltare lo sguardo altrove…forse la nostra società non è liquida come diceva Bauman, bensì è una società solidissima, stratificata sulla razionalità tecnica per cui ognuno di noi deve svolgere il compito che gli viene assegnato nella maniera più efficiente possibile, deve impiegare la gran parte del proprio tempo a risolvere problemi inutili e il restante tempo libero a discutere di futilità immani o immerso nell’etere, BASTA! non deve preoccuparsi di altro, non deve andare oltre, non DEVE PENSARE ad altro.

È così? Oppure no?

Nicola Parrinello