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Islamabad. Il Pakistan mette a punto piani per evitare una crisi proveniente dall’Afghanistan

La situazione in Afghanistan è fluida e il caos politico/militare rende difficile ogni realistica previsione circa la fine del conflitto. I recenti sviluppi però portano sempre verso un controllo del paese da parte di talebani.
Islamabad sta quindi operando su due fronti. Il primo, evitare che il caos afghano possa provocare seri squilibri alla già delicata situazione sociale specie nella regione del Kyber Pakhtunkhwa al confine nord occidentale e nel Beluchistan, da sempre rivendicato da Kabul come proprio territorio.

Ashraf Ghani Ahmadzai
Presidente dell’Afghanistan

Il secondo, tentare di mettere  d’accordo il governo di Kabul con i talebani e ha invitato a Islamabad una rappresentanza dei guerriglieri e del governo afghano guidata questa, dal presidente Ashraf Ghani.

Il Pakistan spera di evitare una guerra civile che nei fatti è già in atto e i guerriglieri non hanno mai nascosto le loro intenzioni di ripristinare il governo talebano.  Controllano oltre il 45% del territorio mentre Kabul ne controlla, con scarsa sicurezza,  appena il 31 %, e hanno sotto il loro controllo ben sette valichi internazionali e saldato il contatto con gli ayatollah  iraniani.
Malgrado  la disparità di forze e mezzi tra ANA (Afghan National Army) e i guerriglieri, la caduta di Kabul potrebbe avvenire nel breve volgere di qualche settimana.

In questo quadro si muove il Pakistan che tenta di arginare l’ingresso dalla frontiera occidentale di oltre 12.000 terroristi divisi in gruppi come il TTP (Pakistan Targets a Resurgent) , lo Stato islamico costituito nella provincia del Khurasan (ISKP) e Al Qaida, che si riportano siano accampati a ridosso del confine.
Oltre a ciò il Pakistan si troverà molto verosimilmente a dover sopportare un notevole flusso di rifugiati il cui numero si avvicina al milione di persone. A pagarne il peso maggiore sarà il Beluchistan e per questo ha proposto a UNHCR, OMS e Unicef  una soluzione che potrebbe quantomeno evitare un nuovo e pericoloso collasso sociale. Realizzare campi di “sfollati” a ridosso del confine e in territorio afghano.
La lunga guerra voluta dagli USA ha provocato solo morte e distruzione.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti. I talebani sono più forti di prima, Al Qaida sembra rinata e lo Stato Islamico ha messo radici anche in Afghanistan.
Tutto ciò poteva essere evitato se gli occidentali, Italia compresa, avessero studiato attentamente la storia del paese. Contro gli afghani si può vincere alcune battaglie ma non si potrà mai conquistare stabilmente il paese. Gli USA l’hanno capito tardi e alla fine dei giuochi, come l’Unione Sovietica, hanno dovuto ritirarsi ingloriosamente lasciando sul terreno migliaia di militari morti e centinaia di migliaia di civili uccisi classificati come “effetto collaterale.”