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Sanità in Sicilia. Quando la burocrazia uccide logica, organizzazione e il  buon senso.

Storia di normali sprechi e disservizi.  Scriveva GK Chesterton “Non è che non riescono a vedere la soluzione. È che non possono vedere il problema“.
La burocrazia della Sanità Siciliana, anche nell’anno del Signore 2021, riesce a  stupirci per talune  incomprensibili attività nella sua (dis)organizzazione.
Spesso si assiste a spreco di risorse umane e poca razionalità nell’uso della tecnologia internet.
Tutto ciò ovviamente , crea oltre allo spreco di risorse economiche, disservizi e problemi alla cittadinanza. Abbiamo già scritto nel nostro articolo del 25 Marzo scorso  http://www.osservatorio-sicilia.it/2021/03/25/sanita-siciliana-un-collasso-strutturale-logistico-e-organizzativo-che-colpisce-utenti-e-personale-sanitario/ [1]  che “Il problema si dibatte da decenni ma la politica regionale continua a gestire la sanità isolana secondo il principio della spartizione politica.
Ma se la politica ha le sue colpe, i “manager”  non sono esenti da responsabilità per la situazione generale perché sono loro, in ultima analisi, che devono amministrare con la diligenza di un buon padre di famiglia”.
Ecco, diligenza del buon padre di famiglia, logica e lungimiranza specie in tempo di crisi sanitaria, e economica e sociale. E’ tutto ciò che sembra mancare nel mondo della sanità sicula e oltre agli utente, è il personale sanitario e amministrativo a pagarne le conseguenze.
Ogni azione di un manager deve essere orientata al miglioramento del servizio da offrire al pubblico e nella ottimizzazione di risorse umane ed economiche. Purtroppo la realtà che si presenta all’utente è sempre più spesso una situazione di disorganizzazione e disattenzione. Sembra quasi si faccia di tutto per dare il peggio di sé anche quando cerca di innovare.
All’Ospedale Civico di Palermo per esempio, al CUP (centro per il pagamento dei ticket) assistiamo ad una situazione surreale.
All’ingresso della sala , ristrutturata e ben organizzata (?), troviamo un dipendente addetto al rilascio del “biglietto di turno” – del tipo di quelli che si usano nelle lotterie di quartiere – e un altro “addetto” alla chiama dei numeri per smistare gli utenti verso gli 8 gabbiòtti.
Evidente lo spreco di personale. Eppure, uno schermo è ben presente e quindi è da supporre che il servizio di turnazione automatico dovrebbe essere installato. Se non fosse così c’è da chiedersi la ratio di una situazione kafkiana.
Per non parlare dei prospetti dei padiglioni e i servizi interni che presentano carenze di manutenzione e disattenzione per l’utente.  Due esempio nel padiglione di Neurocardiologia che dovrebbe essere intitolato ad  “Eugenio Arcoleo” , illustre chirurgo siciliano. Il nome è da tempo vergognosamente “monco”. Infatti, si legge  “Eugeni   Arcole” . Manca la “o” nel nome e nel cognome. Neanche rispetto per chi ha fatto grande la sanità in Sicilia. Altri tempi. I palermitani però possono essere contenti  del loro “pronto soccorso”. Se escludiamo le carenze organizzative, la carenza di personale, e la trascuratezza che complessivamente si rileva entrando al Civico, come non essere orgogliosi del fatto che l’insegna che sovrasta il pronto soccorso è in lingua inglese ed araba.  Una sciccheria …

Pronto Soccorso del Civico di Palermo


Un altro caso inspiegabile è l’installazione dei “totem” , ovvero casse automatiche, installati all’interno dei CUP per il pagamento con carta di credito/bancomat.
Evviva si direbbe, finalmente un servizio quantomeno vicino al terzo millennio.
Invece no. Presso il CUP di Marsala, l’utente che intende utilizzare la cassa automatica deve prima prenotarsi ON LINE, e solo successivamente ,  con la prenotazione, può recarsi personalmente al CUP e utilizzarla. Tempo e denaro sprecato.
Insomma, abbiamo scherzato.

Ms