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Afghanistan. La sconfitta, il ritiro, l’ipocrisia …

E’ finita la lunga, sanguinosa, inutile e impossibile guerra all’Afghanistan.
Migliaia di morti militari e oltre centomila morti civili classificati come “danno collaterale” per una guerra politica che non sarebbe  mai dovuta iniziare.
Dopo l’Inghilterra che ha tentato inutilmente l’invasione del paese  per ben tre volte, è stato il turno dell’Unione Sovietica che è ha lasciato sul terreno oltre 80 mila tra morti e feriti mentre gli afghani hanno sofferto oltre 1,5 milioni di morti, gli USA e la coalizione internazionale hanno dovuto accettare la dura legge dell’Afghanistan.
Puoi invadere il paese, ma alla lunga il cuore e l’anima degli afghani prevale.
Ora non resta che leccarsi le ferite, profonde e difficili da rimarginare perché al di là delle parole di trionfo, l’occidente ha subito una cocente e grave sconfitta militare, politica e sociale.
Non è stato raggiunto alcun obiettivo. I Mujiaddin sono gli unici veri ed incontestabili vincitori.
L’uomo dell’occidente a Kabul, il presidente è Ashraf Ghani Ahmadzai è destinato a cadere nel volgere di qualche mese, forse settimane, dopo il ritiro dell’ultimo militare occidentale.

Ashraf Ghani Ahmadzai

Il fallimento generale dell’operazione rischia di mettere in ombra la professionalità e l’impegno che i nostri militari hanno dimostrato sul campo.
E ciò sarebbe grave perché si offenderebbe la memoria di chi ci ha creduto e ci ha lasciato la vita. Hanno perso i  vertici militari che forse non hanno saputo imporsi alla politica italiana, incapace ed arruffona. Non hanno saputo evitare un’avventura folle senza alcuna possibilità di vittoria.
Eppure, i libri di storia militare, politica, sociale e culturale ed ideologica sull’Afghanistan sono chiari. La missione di “guerra” – già perché in ultima analisi di guerra si è trattato – era destinata ad essere in partenza una missione impossibile.
53 militari italiani sono rientrati in una bara coperta del tricolore, oltre seicento hanno riportato ferite più o meno gravi.  Centinaia i feriti e un costo economico di oltre 11 miliardi di euro.
Una catastrofe politica militare  che come diceva Galeazzo Ciano sarà orfana.
Ora, con il rientro, imposto dagli USA, era sperabile il silenzio, invece, con l’ipocrisia che pervade l’Italia, si cantano inni di gloria e di vittoria.
Avranno imparato ? Non sembra. Lo spiegamento di militari italiani in vari teatri di guerra senza alcun costrutto e significativo motivo politico militare lo stanno a dimostrare.
E’ il nuovo colianismo italico. Però non conquistiamo terre e nemmeno influenze politiche.
Sprechiamo inutilmente uomini, mezzi e miliardi di euro sottratti alle necessità degli italiani.
Ms