- Osservatorio Sicilia/Mondo e Dintorni - http://www.osservatorio-sicilia.it -

Tutte le volte che Hamas ha preso in giro i paesi donatori

Hamas: “La Palestina va dal mar Mediterraneo al fiume Giordano”. Israele deve essere cancellato dalla carta geografica

Il mondo ha più e più volte offerto aiuti a Gaza in cambio della rinuncia alla violenza, ma Hamas sceglie sempre il terrorismo invece del benessere dei palestinesi

Di Ben-Dror Yemini

Ecco alcuni fatti che tutti dovrebbero sapere. Nel 2007 Hamas prese il controllo della striscia di Gaza con la violenza eliminando centinaia di membri del movimento rivale Fatah, guidato dal presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen.

Hamas è un’organizzazione affiliata alla jihadista Fratellanza Musulmana, ha un alto esponente che non solo invoca [1] la distruzione di Israele e del popolo ebraico nel suo insieme, ma chiede anche di conquistare Roma e “le due Americhe”. Hamas invoca pubblicamente e ufficialmente [2] lo “sterminio fino all’ultimo degli ebrei e dei cristiani.” Hamas insegna ai palestinesi queste devastanti concezioni sin dall’asilo. Nello spettro politico delle organizzazioni islamiste, Hamas persegue un’ideologia estremista non molto diversa da quelle di al-Qaeda e dell’Isis.

Nonostante ciò, la comunità internazionale ha ripetutamente offerto a Hamas uno schema che le avrebbe consentito di ricevere aiuti su larga scala. Nel 2006 il Quartetto per il Medio Oriente (Russia, Stati Uniti, Unione Europea e Nazioni Unite) ha presentato a Hamas le tre condizioni preliminari per continuare a riceve gli aiuti occidentali: riconoscimento di Israele, cessazione del terrorismo e riconoscimento degli accordi precedenti. Questi prerequisiti vennero resi pubblici in tre dichiarazioni separate rilasciate dall’allora segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, dall’allora segretario di stato americano Condoleezza Rice e dall’ex responsabile della politica estera dell’Unione Europea Javier Solana. L’offerta di aiuti occidentali, che comprendeva 600 milioni di dollari di assistenza dall’Unione Europea e altri 400 milioni di dollari dagli Stati Uniti, venne rapidamente e sommariamente respinta dal capo di Hamas, Khaled Mashaal [3], il quale affermò che “Hamas è immune da corruzione, intimidazioni e ricatti”.

La comunità internazionale non si è fatta scoraggiare e nel 2007 ha ripresentato l’offerta di fornire aiuti al popolo palestinese. Questa volta fu Ismail Haniyeh, che all’epoca era il primo ministro palestinese per conto di Hamas, a rifiutare l’offerta sostenendo che “è diritto dei palestinesi continuare la loro resistenza con tutti i mezzi“. E l’emittente araba internazionale al-Jazeera titolò [4]: “I palestinesi respingono le richieste del Quartetto”.

Hamas ha scelto, e continua a scegliere ancora oggi, il terrorismo invece del benessere. Nel 2014, quando scoppiò il conflitto tra Israele e Gaza, i ministri dell’Unione Europea offrirono [5] aiuti ai palestinesi in cambio della “smilitarizzazione di tutte le organizzazioni terroristiche”. Francia, Regno Unito e Germania presentarono un piano dettagliato [6]. L’Unione Europea fece un ulteriore tentativo per porre fine ai combattimenti nella striscia e ancora una volta presentò un’offerta ufficiale [6] per la riabilitazione di Gaza in cambio della smilitarizzazione. E mentre Israele approvava l’offerta, che avrebbe immediatamente posto termine ai combattimenti, Hamas rifiutò di nuovo.

Nel 2017 Yahya Sinwar, il nuovo capo di Hamas a Gaza, ribadì ancora una volta: “Hamas non riconoscerà mai Israele [7]“. Nel febbraio 2018, quando le tensioni tra Israele e Hamas aumentarono di nuovo, l’Unione Europea presentò ancora una volta [8] la sua offerta di aiuti. Invano.

In altre parole: Hamas non vuole il benessere, vuole il terrorismo. Ciò nonostante, per ragioni umanitarie Israele ha consentito più e più volte l’afflusso di centinaia di milioni di dollari nella striscia, oltre alle centinaia di camion che quotidianamente trasportano rifornimenti a Gaza. Non è servito a niente. Hamas ha usato i soldi per finanziare il riarmo e i tunnel terroristici sotto Gaza e diretti verso il territorio israeliano.

Si faccia caso: ovunque regnino i vari rami dell’islamismo politico prevalgono distruzione e spargimento di sangue. Dopo tutto, la grande maggioranza delle vittime di Hamas sono musulmani. Persino i razzi di Hamas, che spesso ricadono all’interno della stessa striscia di Gaza, hanno ucciso più civili palestinesi delle operazioni israeliane. Credete che gliene importi qualcosa?

Senza il blocco (cioè i rigorosi controlli ai confini di Gaza), l’Iran non manderebbe medicine ma missile e razzi. Senza il blocco, il regime di Hamas amplierebbe la sua industria della morte. Senza il blocco, non verrebbero costruite scuole, ospedali o industrie per portare benessere. Hamas costruirebbe ancora più strumenti di distruzione destinati all’omicidio di massa. Questa non è un’ipotesi: è quello che hanno fatto e che stanno facendo oggi. Questi sono i fatti.

C’è chi sostiene che, sebbene Israele abbia il diritto di difendersi da Hamas, tuttavia la sua risposta sarebbe “sproporzionata”. Curiosissima affermazione. Nessun paese ha mai adottato così tante misure volte a prevenire vittime civili. Più di qualsiasi altro esercito al mondo in operazioni simili, le Forze di Difesa israeliane compiono uno sforzo enorme per ridurre al minimo le vittime innocenti. La hanno confermato esperti di diritto militare di fama mondiale. Uno di questi è Wolff Heintschel, che ha detto: “Le Forze di Difesa israeliane adottano molte più precauzioni di quelle necessarie, stabilendo un precedente irragionevole”. Un altro è Michael Schmitt, che ha affermato: “Gli avvertimenti delle Forze di Difesa israeliane [per evitare vittime civili] vanno certamente al di là di ciò che la legge richiede, e a volte vanno persino al di là di quello che altrove sarebbe considerato buon senso operativo”.Ma cosa volete che contino questi esperti di fama mondiale rispetto ai signori nessuno che sui mass-media e sui social network di tutto il mondo condannano costantemente Israele senza neanche sapere di cosa stanno parlando.

(Da: YnetNews, 18.5.21)