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Consiglio Superiore della Magistratura e Ordine dei Giornalisti, quali le analogie ?

Dall’affaire Palamara non si fa altro che parlare dei problemi della “magistratura” ovvero delle supposte deviazioni dal diritto denunciate dallo stesso magistrato che avrebbe svelato un potere occulto  ed illegale del Csm.. Problemi che si sono aggravati subito dopo il caso  Amara.
Senza dubbi un grave problema per la democrazia e per il diritto ma che difficilmente porterà ad un provvedimento legislativo di riforma seria per l’intero sistema della magistratura che contrariamente a quanto anche la stampa nazionale continua a sostenere, non è un potere dello stato ma “un ordine autonomo e indipendente” .
Quali le analogie con l’Ordine dei Giornalisti?  Sono molte ma la più evidente è sicuramente il timore reverenziale che la politica ha nei confronti della Magistratura/Csm e dell’Ordine dei Giornalisti.
Il Riformista del 2 Marzo 2021 in un articolo di Angelo Stella, riporta il pensiero di Giovanni Fiandaca, professore emerito di diritto penale presso l’Università di Palermo e garante dei diritti dei detenuti della Regione Sicilia, «prima ancora che una rinascita morale, sarebbe necessario un ri-orientamento culturale complessivo della magistratura» e un atto di coraggio della politica il cui «timore di fare riforme sgradite alla magistratura, paventandone reazioni ritorsive» ha bloccato l’afflato riformista.
Un concetto chiaro che si adatta perfettamente anche alla questione dell’Ordine dei Giornalisti.
A differenza del Consiglio Superiore della Magistratura, l’ordine si regge, secondo una legge dello stato che tutti sanno essere incostituzionale,  su un governo che discrimina gli associati tanto da prevedere che una minoranza degli iscritti (i professionisti) assuma il controllo del  consiglio nazionale e dei consigli regionali. Infatti, per legge viene garantito ai professionisti (che sono circa il 30% degli iscritti) un numero di consiglieri pari doppio rispetto ai  pubblicisti, che ovviamente sono il 70% del totale.
Inoltre, l’elezione dei consiglieri avviene con norme contradditorie e confuse che non garantiscono la rappresentatività della base elettorale. I dati dei votanti alle elezioni dei consigli degli ultimi anni  si attestato intorno al 10% del totale degli iscritti, e mostrano impietosamente il disinteresse generale verso un ordine che non viene avvertito come democratico,  rappresentativo, non discriminatorio  e rispettoso dei diritti.
Tra le anomali va ricordato che l’ordine dei giornalisti è  unico ordine professionale  che bandisce autonomamente i concorsi per  il “titolo” professionale,  che di norma sono conseguiti a seguito di superamento dell’esame di stato e non dopo un accertamento gestito da un ordine, seppure con membri esterni.
Consiglio Nazionale della Magistratura e Ordine dei Giornalisti,  due grandi sistemi “malati” che però nessuno, a parte le promesse di riforma, avrà mai la forza di curare.
L’ex Presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, nominato  nel governo Draghi Ministro della Giustizia, aveva fatto nascere speranze di riforma.
Il 20 febbraio del 2021 tutte le anomalie all’interno dell’Ordine dei Giornalisti sono state sottoposte con PEC  al Guardasigilli. Ad oggi, nessun segno di risposta.
Le speranze di un sistema democratico che si regga su norme chiare non contradditorie e non discriminatorie sono ridotte al lumicino.  Le parole di Tomasi di Lampedusa, che si leggono nel libro il “Gattopardo” sono sempre più attuali e triste realtà «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».
E di norme e leggi nel caso dell’Ordine ne sono state fatte tante con il solo risultato di aver realizzato un mostro giuridico che deve essere riscritto totalmente nel rispetto dei diritti e dei princìpi costituzionali.

Michele Santoro

Testo della lettera:

Gentile Ministro ,

mi permetta innanzi tutto di presentarmi. Sono un giornalista pubblicista iscritto all’ordine dal 2006, militare di carriera nella riserva che da un decennio ha iniziato una battaglia del diritto all’interno del pianeta ordine dei giornalisti.
Una battaglia impari perché combattuta contro un sistema chiuso dove sono assenti i diritti fondamentali della democrazia rappresentativa e i diritti degli iscritti, in particolare dei pubblicisti.
Oggi, l’Odg viene amministrato con norme di legge che violano i diritti costituzionali degli iscritti, impediscono la libera e democratica partecipazione degli iscritti e non esistono chiare norme per le elezioni degli organismi regionali e nazionali e quelle che esistono discriminano i giornalisti pubblicisti a favore dei professionisti a cui, pur essendo una minoranza degli iscritti, viene riconosciuto per legge, il controllo dell’ordine prevendendo per questa categoria la  maggioranza nei consigli (ndr. DPR 67/2017).
Inoltre, l’ordine dei giornalisti è l’unico ordine che i basa su un consiglio nazionale e 20 organi regionali escludendo di fatto la maggioranza degli iscritti dalla vita partecipativa all’organismo dato che anche per le elezioni ogni iscritto deve sobbarcarsi in media 100  chilometri per esercitare il proprio diritto.
Come potrà rendersi conto dagli articoli che nel tempo ho pubblicato sul mio giornale e che mi permetto di allegare, la questione è grave e complessa. Necessita di una seria ed approfondita rivisitazione delle norme di legge che regolano l’accesso alla professione e la vita associativa dell’ordine che è, in sintesi e senza dubbi, non democratica, non rappresentativa, discriminatoria e lesiva dei diritti degli iscritti.
Il suo arrivo al dicastero della Giustizia è stato salutato con soddisfazione da quanti, me compreso, ritengono che finalmente si possa iniziare un percorso, quanto più veloce possibile, per mettere ordine nel complesso e caotico sistema dell’ordine dei giornalisti.
Auspico che Lei voglia prendere in considerazione la necessità di istituire una commissione o gruppo di lavoro per redigere una vera, seria e chiara riforma dell’ordine che sia rispettosa dei diritti degli iscritti ed elimini le attuali e gravi discriminazioni.