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UNIFIL ( e l’Italia)   da “super partes” a forza militare di “parte” libanese ?

Da tempo funzionale agli interessi economici, sociali e militari di Hezbollah che è il vero padrone del Sud Libano (e non solo), UNIFIL appare definitivamente adagiata  senza veli dalla parte libanese.
La trasformazione da forza di interposizione a forza militare schierata a difesa del Libano si legge tra le righe dal post dello stesso GHQ di Naqoura.

Il 5 Febbraio in un post sulla pagina FB di UNIFIL PIO viene pubblicata una foto con tanto di descrizione.
Si legge  “ dopo un lungo servizio con la Task Force di UNIFIL nell’assistenza alla Marina Militare Libanese nella “sicurezza delle acque territoriali” , la Marina Militare brasiliana ha concluso la sua missione e consegnato alla Marina tedesca la bandiera (ndr. di UN). –
Ma in nessun testo delle NU si legge del compito di mantenere  “sicurezza delle acque territoriali”  libanesi da parte di UNIFIL.  Al para. 4 della risoluzione 1701 si  : sottolinea l’importanza dell’estensione del controllo di Governo del Libano su tutto il territorio libanese in conformità con la disposizioni della risoluzione 1559 (2004) e della risoluzione 1680 (2006), e del relativo disposizioni degli accordi di Taif, affinché eserciti la sua piena sovranità, in modo che non vi non ci saranno armi senza il consenso del governo del Libano e no autorità diversa da quella del governo del Libano.

Paragrafo chiarito dal punto 14: Invita il governo del Libano a proteggere i suoi confini e altro punti di ingresso per impedire l’ingresso in Libano senza il suo consenso di armi o materiale connesso e richiede a UNIFIL come autorizzato nel paragrafo 11 di assistere il Governo del Libano su sua richiesta;

Quindi assistenza per impedire l’ ingresso di armi e materiale connesso e non assistenza sulla sicurezza dei confini e delle acque territoriali.

Nello stesso periodo a Shama  la Brigata  Sassari ha ceduto alla Brigata “Taurinense” il comando dell’operazione Leonte.
Anche in questo caso, la trasformazione di UNIFIL e quindi delle FF AA italiane schierate in Libano da forza di interposizione a forza militare di parte, sembra emergere chiaramente dalle parole del Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen. Enzo Vecciarelli e del

Il CASMD Gen. Enzo Vecciarelli

Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Salvatore Farina.
Le parole del CASMD e del CASME riportate nell’articolo di Difesa.it del 3 febbraio 2021 sono in linea con le dichiarazioni di UNIFIL riportate nel post.
Vecciarelli ha elogiato ““l’eccezionale lavoro svolto per il conseguimento degli obiettivi nel corso della missione che, nonostante il Covid, è stata assolta al meglio, fornendo assistenza e sostegno alle Forze Armate e al popolo libanese” ha sottolineato lo storico legame tra l’Italia  e il Libano, “al quale, con fierezza, siamo legati sin dai tempi della prima missione di pace istituita nel 1978”.

Il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, soffermandosi anche sull’intervento italiano a Beirut a seguito dell’esplosione al porto,  ha posto l’accento sull’importanza del lavoro svolto al

CASME – Gen. Salvatore Farina

fianco delle Forze Armate libanesi (LAF). “Se tutti insieme, peacekeepers dell’Onu e Forze Armate libanesi, continueranno a lavorare insieme, potranno vincere ogni sfida per assicurare pace, stabilità e progresso a questo meraviglioso paese”. Rivolgendosi poi agli alpini della “Taurinense”, li ha esortati a proseguire sul solco tracciato dai precedenti contingenti e a dare prova della peculiarità della via italiana nelle operazioni di peacekeeping, “condotte con equilibrio, professionalità, imparzialità, diplomazia, efficacia, credibilità e rispetto. Il consolidato successo della missione UNIFIL”, ha concluso Farina, “lo si deve alla dedizione, al sacrificio, al senso del dovere e della responsabilità di ciascun peacekeeper, ma soprattutto alla straordinaria capacità di dialogo e di interazione dei militari italiani con tutte le componenti della società presenti nel variegato mosaico libanese”.
Belle parole, condivisibili. Però che la missione UNIFIL sia un successo è smentito dai fatti e dal Segretario Generale della Nazioni Unite , Guterres.
Il FC è intervenuto esprimendo apprezzamento e gratitudine agli uomini e alle donne del settore Ovest di UNIFIL per “i risultati ottenuti sul campo” ha riferito della  “situazione fragile” che regna nel Libano meridionale, e ha definito “straordinari” i progressi della missione nel “Paese dei cedri”, grazie anche al ruolo giocato dai peacekeepers italiani nel garantire, con imparzialità e trasparenza, il monitoraggio della cessazione delle ostilità e la cooperazione strategica con le forze armate libanesi per la sicurezza e la stabilità dell’area, soprattutto lungo la “Blue Line”.

Del Col riferisce della “ricerca costante del consenso unanime della popolazione locale mediante la realizzazione di progetti di cooperazione civile-militare”, nel rispetto della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU [1] e della risoluzione 2539 [2] dello scorso 28 agosto che, oltre a rinnovare per un altro anno il mandato di UNIFIL, ….  “ha gettato le basi per un’ulteriore sinergia tra la missione e le parti verso gli obiettivi del mandato” sottolineato i tratti distintivi della missione della Brigata “Sassari”, “caratterizzata dall’azione di contrasto all’emergenza Covid nell’area di responsabilità, con un’attenzione particolare al supporto delle strutture pubbliche e al sostegno della microeconomia nel territorio attraverso lo sviluppo di progetti che hanno favorito l’avvio di un circolo virtuoso di self-sustainability building, utile a affrontare la difficile crisi economica che sta attraversando il paese”.
L’intervento del Comandate italiano di UNIFIL, Del Col,  ed i riferimenti di Vecciarelli e Farina, confermano come nel tempo la missione sia divenuta sociale, economica, ambientalistica  e tecnica piuttosto che nel rispetto della risoluzione 1701 e sono apparsi del tutto contrari alla realtà della situazione militare.

Postazione missili Hezbollah Sud Libano –
Foto Mikael Olfsson

Tutto ciò mentre Hezbollah considerato la potenza militare più importante nell’area,  controlla totalmente il sud del Libano (e condiziona fortemente il governo nazionale), e nel periodo di dispiegamento dei caschi blu non solo ha costituito di fatto uno stato nello stato – con la presenza “simbolica”  tollerata e concordata per “l’immagine” della  LAF (Esercito libanese) – ma ha anche aumentato a dismisura la sua potenza militare. Oggi conta oltre 30,000 uomini e dispone di armi pesanti. Nel suo arsenale sono presenti anticarro  russi Kornet-Es, RPG-29 e Fagot 9K111 e sistemi missilistici TOW americani e ai fucili M40 da 106 mm senza rinculo e ovviamente, razzi e missili  del tipo fateh 110 posizionati pericolosamente verso Israele.
Hezbollah dispone  di piattaforme permanenti in cemento  visibili e senza “mascheramento” di missili e razzi completi di postazioni radar realizzate sotto gli occhi di UNIFIL oltre ovviamente a tre fabbriche di aggiornamento e sotoccaggio dei missili iraniani nell’area di Laylaki, a Chouaifet e Janah nel pieno centro di Beirut .

Segretario Generale NU –  Antonio Guterres

Nell’euforia della cerimonia, non poteva mancare la dichiarazione del Segretario Generale dell’ONU che, smentendosi clamorosamente rispetto alla sua dichiarazione del 2019, evidenzia “l’assoluto equilibrio raggiunto dai “caschi blu” tra l’emergenza pandemica, l’assolvimento del mandato e andando anche oltre il mandato di UNIFIL, con l’assistenza alle Forze Armate libanesi a seguito dell’esplosione al porto di Beirut”.

 

Vero che è UNIFIL è andato oltre il mandato , peraltro mai assolto, ma Guterres non è lo stesso nel 2019 sul canale j24  ammetteva il fallimento della missione con un incredibile formale richiamo al governo libanese affinché mettesse  in atto tutte le operazioni per il completo disarmo di Hezbollah?

Il vessillo dei terroristi sventola sopra la bandiera di UNIFIL

Oggi tutto pare avere un senso e sono e affermazioni di UNIFIL, del Gen. Vecciarelli e del Gen. Farina, che sembrano consegnare al mondo una forza internazionale di interposizione  che appare  “parte” del conflitto e schierata a difesa dei confini libanesi in funzione anti Israele.
Una evoluzione nel tempo resa palese con le affermazioni degli attori e giustifica la diffidenza di Gerusalemme espressa già dal momento del dispiegamento dei caschi blu.

I compiti di UNIFIL
: è dato mandato ai caschi blu di verificare il disarmo  di  Hezbollah e la completa attuazione di tutti i regolamenti previsti dagli Accordi di Taif e dalle risoluzioni 1559 del 2004, 1680 del 2006, che impongono il disarmo di tutti i gruppi armati in Libano e la restituzione della  completa sovranità politica, economica e militare del governo centrale sull’area che va da dal Fiume Litani al confine con Israele.

Chi può affermare, alla luce della situazione che si riscontra nel teatro, che UNIFIL abbia oggi assolto, anche “solo” uno dei suoi compiti?

Michele Santoro

 

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