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Michael Segal: ecco perchè la pace tra Israele Emirati e Bahrein non ha eco

Gli accordi di pace con Emirati e Bahrein hanno fatto poca impressione presso l’opinione pubblica occidentale. È vero, i mass-media sono riluttanti a riconoscere al presidente Trump un successo. Ma la ragione principale dello scarso interesse è che il significato dell’accordo è sottile. Sottile, ma di grande portata. Al contrario, l’accordo di pace con l’Egitto fu sensazionale. “Niente più guerre, niente più spargimenti di sangue” proclamò il primo ministro Begin. Quella svolta ebbe un’enorme copertura giornalistica, a dimostrazione che non solo “ciò che sanguina” fa notizia, ma anche ciò che smette di sanguinare può fare notizia. Gli accordi tra Israele e i due paesi del Golfo non hanno questo aspetto drammatico. I paesi firmatari non si sono mai combattuti direttamente fra loro e anzi sono in atto contatti da anni. Eppure gli accordi firmati rappresentano una novità così rilevante che persino il New York Times è rimasto colpito. E ha citato un commento fatto nel 2019 dal ministro degli esteri del Bahrein, Khalid bin Ahmed al-Khalifa, quando affermo: “Storicamente Israele fa parte del patrimonio di questa intera regione, il popolo ebraico è di casa fra noi”. Il New York Times ha anche citato la valutazione della ex parlamentare laburista Einat Wilf: “Quello che stanno dicendo è che gli ebrei appartengono a questo posto, che non siamo stranieri e che i palestinesi devono accettarci”. Qui non siamo di fronte a una pace fredda come con l’Egitto e la Giordania. Qui vediamo un membro della famiglia reale degli Emirati che invita a esibirsi la pop star israeliana Omer Adam [1]. Vediamo Abu Dhabi che dà istruzione agli hotel di offrire cibo kasher. Tutto questo è di estrema importanza perché mina alla base l’asserzione centrale su cui si reggono gli attacchi arabi e palestinesi contro Israele: che gli ebrei sarebbero degli intrusi colonialisti senza alcun radicamento in questa terra. La verità su come stanno le cose è già stata ribadita infinite volte. A ben vedere, la stessa dichiarazione d’indipendenza di Israele inizia con le parole “In terra d’Israele è nato il popolo ebraico, qui si è formata la sua identità spirituale, religiosa e politica, qui ha vissuto una vita indipendente, qui ha creato valori culturali con portata nazionale e universale e ha dato al mondo l’eterno Libro dei Libri….”. La grande novità è che ora la stessa cosa la dicono gli arabi, e la dicono pubblicamente. Gli accordi firmati martedì sono fondati sul pubblico abbraccio degli ebrei in Israele come una popolazione autoctona, e non di colonialisti. È un concetto più sottile del “basta spargimenti di sangue”, ma è di enorme importanza per le prospettive di pace.
(Da: Times of Israel, 15.9.20)