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Marsala. La città da cinque giorni a secco certifica il fallimento del sindaco e di questa politica inconcludente

Marsala senza acqua per colpe della politica, inconcludente e incapace che però è lo specchio dei cittadini che oggi imprecano. Votano per impegno, l’amico dell’amico, il figlio dell’ex consigliere, il figlio o il parente dell’amico. 

Sono in arrivo le elezioni e ovviamente , si comincia a valutare la sindacatura di Alberto Digirolamo.
Il miglior sindaco di questi ultimi decenni secondo “intimi”, il peggiore secondo molti cittadini.
Per la maggior parte degli intervistati, questa sindacatura si è distinta per l’inconcludenza e per la totale assenza di dialogo del Sindaco con la cittadinanza che lamentano irrisolti molti dei gravi ed atavici problemi della città.
Le cose non fatte , che riguardano la vita dei cittadini sono molte, ma il fallimento di Alberto Di Girolamo ha, come gli altri che lo hanno preceduto, un nome “ACQUA”.
Un atavico problema quello dell’acqua a Marsala rimasto irrisolto essenzialmente per errori e disattenzioni proprie del sindaco. Finisce la sua sindacatura e nessun progetto risolutivo è stato redatto. Neanche ipotizzato.
Non solo, questa sindacatura ha completamento dimenticato portare avanti il progetto di collegamento con  Montescuro, progetto approvato ed appaltato finito nelle nebbie della politica agricola.
E’ stata una battaglia politica perché al di là delle problemtiche con le aziende che avevano vinto l’appalto, tutto è sparito nelle nebbia perché la forza politica facenti capo al settore agricoltura contrari al progetto, ha annichilito gli amministratori locali, Marsala in testa che non hanno saputo tutelare gli interessi dei loro cittadini. Di Girolamo si è perso in incontri inconcludenti con l’assessorato ritenendo che un progetto organico per la risoluzione del problema della rete idrica e dell’approvvigionamento sia un problema regionale e non comunale.
Marsala, come pochi sanno, ha una rete idrica di circa 500 chilometri con almeno 100 chilometri di rete principale che dovrebbe essere ripensata per renderla funzionale, al di là dell’approvvigionamento.
Le  reti principali sono “solo” due da 400” per una città territorio che dovrebbe prevedere una distribuzione centrale più razionata con almeno  6  sei condotte principali.  Di quelle esistenti,  una che parte dai pozzi di Sinubio verso Piazza Caprera e da qui verso il centro e zona nord con derivazione a Santa Venera con una serie infinita di chiuse utilizzate per turnare la fornitura..
La seconda condotta  parte da San Anna verso Cardilla passando per San Silvestro. Quindi Verso Sotana che per caduta va in alcune aree nord e Birgi.
Anche chi non è avvezzo a ingegneria idraulica salta subito agli occhi che si tratta di un agglomerato di reti assolutamente vetuste e scadenti.
La quinta città della Sicilia, nel terzo millennio è mantenuta per incapacità della sua politica, in una condizione da terzo mondo.
Nel 2014 , durante la sindacatura Adamo sono arrivati cinque milioni i euro per l’acquedotto.
Ebbene, anziché intervenire in interventi di sostituzione della condotta principale, si è preferito spendere questi soldi per “sistemare” a macchia d’olio, la rete secondaria  nel centro storico.
Lavori quindi seguendo la logica “marsalese” mentre sarebbe stato sicuramente logico e corretto intervenire nella sostituzione di quanto più chilometri di condotte principali possibile, che sono state realizzate in vetroresina negli anni ’80 la cui durata massima di esercizio è circa 20 anni.
Tutto ciò provoca continui guasti e ingenti perdite di quella poca acqua che ancora i pozzi possono fornire.
Inutile ricordare che il sindaco non ha minimamente considerato di coinvolgere i migliori esperti in campo internazionale nel campo della realizzazione di centrali idriche di dissalazione ritenendo che è la Regione che deve provvedere alla realizzazione di progetti di tale importanza. Solo qualche mese fa ha genericamente affermato di aver dato l’incarico ad “esperti interni” per redigere un progetto (!).
Irresponsabilità politica e poca visione per il futuro un mix che potrebbe condannare Marsala a gravissimi problemi già nei prossimi mesi. E un ennesimo assaggio  lo si è avito in questi giorni.
Da oltre cinque giorni la città è senza acqua a causa dell’ennesima rottura della condotta che porta acqua a Piazza Caprera. Chiusura totale e niente acqua.
Ancora oggi, nel centro arriva solo in alcune zone e con pressione minima mentre la maggior parte della città è ancora a secco. Per Contrada Spagnola i tecnici prevedono che l’acqua possa arrivare non prima di 5 giorni da oggi. Una decina di giorni un tutta, se va bene.
Ma con Di Girolamo  è rimasto irrisolto anche  il problema delle verifiche della salubrità dell’acqua.  Come i precedenti in realtà, non ha mai risposto circa il motivo per cui non si effettuano le verifiche di legge come prescritto dal decreto legislativo 31/2001 e succ. modificazioni. Si continua con le analisi di routine che non soddisfano le norme di legge.  Ciò non vuol dire che l’acqua non sia potabile, però non si può escludere, data la particolare situazione di Marsala che attinge acqua da pozzi, che possano essere presenti metalli pesanti ed altro.
Il sindaco Alberto Di Girolamo, a differenze degli avvocati e dei notai che l’hanno preceduto è anche medico, dovrebbe quindi avere la sensibilità e il dovere verso la cittadinanza di essere trasparente e tutelare, secondo legge, la salute pubblica.
Ci metta la faccia, chieda scusa per gli errori  e dica ai cittadini perché a Marsala sembra vietato analizzare secondo legge l’acqua erogata (?) dal servizio idrico comunale.
Michele Santoro