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COVID19. L’epidemia deve continuare mentre i numeri non quadrano

Lo stato di paura per stato assistenziale e dittatoriale.
Già, proprio così. Ascoltando con attenzione le dichiarazioni di taluni politici, scienziati vari e  professionisti dell’informazione, sembra di e capire che auspichino la continuità dell’emergenza COVID1 per rimanere sul palcoscenico e ipotizzano un contagio di ritorno in autunno. Altri, probabilmente nel tentativo di instillare ancora di più paura ai cittadini già massacrati con una campagna politico mediatica senza precedenti nella storia.  Tutti gli accadimenti di queste ultime settimane sembra portare ad una conclusione che appare più che ovvia. Il potere ha scoperto che è più facile governare un popolo a cui è stato installata con un massiccio messaggio mediatico, la paura per un nemico invisibile e per le relazioni sociali.

L’indeterminatezza le contraddizioni delle informazioni istituzionali e dei media e l’assenza di una corretta informazione sui dati dell’epidemia confermerebbero questa drammatica ipotesi.
Riferendoci ai numeri dell’epidemia e volendo considerare solo la Sicilia, qualcosa non quadra.  Eppure sono molti i complimenti (o autocomplimenti) verso l’assessore alla Sanità, Razza; ma si cominciano ad avere seri dubbi sulla capacità di gestire questa crisi che solo grazie alla particolare situazione geografica e allo stellone che brilla sull’Isola, si è praticamente  .

Per i motivi già detti, la si tiene mediaticamente in vita senza che una vera epidemia sia mai manifestata nell’Isola.
In termini politici chi oggi siede nei posti di potere è convinto che mantenere viva la paura possa tornare a proprio tornaconto in termini di consensi. La lotta tra regioni e governo sulla data delle amministrative conferma questa ipotesi.

Prof. Massimo Costa

Massimo Costa, professore ordinario di   Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche presso l’Università di Palermo, interviene sulla questione iniziando con una battuta molto significativa che conferma la nostra osservazione iniziale:

“La si tiene (i.e.  l’epidemia)  mediaticamente in vita, non capisco bene perché. Ed è finita senza essere mai neanche davvero cominciata. Una vera grazia, teniamocela”.

Continua Costa, chiedendosi se per quel poco che c’è stata è stata gestita bene.

Ci sono dei numeri che non tornano.

Intanto non si è mai saputo se il cittadino deceduto era o no in terapia intensiva, semplicemente  ricoverato oppure era in isolamento domiciliare. I dati che potrebbero spiegare molte cose sembra segretate e quindi viene spontanea  la domanda: perché la Regione nasconde questi importanti dati ?

La spiegazione delle morti di COVID potrebbe avere quattro diverse motivazioni.

Il decesso è avvenuto in soggetto a cui non era stato diagnosticato il contagio ed è morto improvvisamente a casa, oppure era in isolamento o ricoverato in ospedale ma non in gravi condizioni, ed infine, ricoverato in terapia intensiva.

La più probabile, per ovvi motivi, sembra potersi affermare sia la quarta ipotesi  non fosse altro perché chi va in terapia intensiva è più a rischio di vita, se no che ci va a fare?

Che senso avrebbe se tutti i malati in terapia intensiva escono freschi come le rose, e chi non è neanche ricoverato muore? Appare evidente che qualcosa non quadra. Quindi, anche in assenza di dati, NON C’È ALCUN DUBBIO che i morti siano se non tutti certo in gran parte provenienti dalle terapie intensive.

La prima ipotesi, quella di chi muore improvvisamente a casa senza sapere di essere malato di Covid 19 si potrebbe scartare praticamente del tutto. In Sicilia non se ne ha avuto alcuna notizia. Si sono segnalati pochi casi del genere solo tra marzo e aprile nel bergamasco, quando l’epidemia impazzava. Qua in Sicilia? Né allora, né tanto meno ora. Se proprio non la si vuole scartare come possibile, è da considerare statisticamente irrilevante.

Da qui in poi entriamo in un campo molto complicato e che appare, ufficialmente, inestricabile.

Che muoiano “molte” persone in isolamento domiciliare o ricoverati non gravi appare non solo improbabile, ma – a volerlo tutto concedere – scandaloso. Se la gente è morta a casa, in isolamento domiciliare, vorrebbe dire che la sanità siciliana non sarebbe in grado di diagnosticare le forme gravi di malattia.

Se le morti sono avvenute senza che la persona ricoverata sia passata dalla terapia intensiva, fatti salvi gli inevitabili peggioramenti repentini (che però non possono essere così numerosi), sarebbe non meno grave. Significherebbe  che le terapie intensive in Sicilia sono vuote non perché non c’è n’è più bisogno, ma perché abbiamo una sanità colabrodo che non manda in terapia intensiva chi ne ha bisogno.

Lungi dall’accusare di tanto il “bravo” Razza, si può però escludere che questi morti siano superiori al 10% del totale. Se così non fosse ci sarebbero responsabilità gravissime,  la Regione avrebbe l’obbligo di comunicare i fatti e i dati alla Magistratura.

Volendo assolvere la Sanità Siciliana da responsabilità , si può ipotizzare che il 90/100%  dei deceduti sono transitati dai reparti di terapia intensiva.

Ma  questa ipotesi farebbe supporre che almeno il 99% dei ricoverati in terapia intensiva è morta o muore. Una ipotesi allarmante anche se tutti noi auspichiamo non corrisponda alla realtà dei fatti.

Una ragione di più per suggerire alla Regione di divulgare nella loro interessa i dati di mortalità nei reparti di terapia intensiva.

Senza poter disporre dei dati dei decessi e sulla loro “posizione” al momento del decesso, la logica farebbe ipotizzare che il tasso di letalità nelle terapie intensive sia stato e sia altissimo.

In conclusione, il Prof. Costa, ritiene che la Sicilia, benedetta da non sa quale fortuna, non fa andare quasi nessuno in terapia intensiva, e in prospettiva ci andranno ancor meno persone. Ma CHI CI DOVESSE ANDARE È PRATICAMENTE SPACCIATO! E precisa: Non lo dico io lo dicono i numeri.

Se ogni giorno da moltissimi giorni, abbiamo un dimesso dalla terapia intensiva ed un morto…..fate voi i conti…. Non è detto che… ma è per lo meno altamente probabile.

E qui veniamo alle responsabilità.

La terapia a base di plasma iperimmune non è usata in Sicilia. La si è usata, almeno da quanto è stato reso noto,  per la prima volta per la donna originaria del Bangladesh, ma solo quando era in fin di vita. Ancora lotta per la vita (i nostri migliori auguri di pronta guarigione). Ma… perché si è arrivati a tanto? E negli altri casi è usata? Gli altri metodi di cura delle terapie intensive sono in linea con quelli del resto del paese o ancora si intubano i malati come si faceva erroneamente all’inizio della malattia? Naturalmente su questo non si sa nulla, e i giornalisti non sono interessati.

Ma io, se permettete, lo sono. A questo punto, se curata male, una malattia anche spenta diventa pericolosa.

Dite “non è vero”. Va bene, non è vero, ma allora la Regione mostri subito i tassi di mortalità nelle terapie intensive e rendiconti sui tipi di cure che sta adottando.

Altrimenti altro che bravo assessore….