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Porto di Marsala. Chiacchiere in ordine sparso e tutti in un “cul de sac”

Si è riunita giorno 28 us la 4^ Commissione della Regione Siciliana, alla quale ha partecipato come A.U. della MYR, l’ing. Massimo Ombra, presenti gli assessori regionali Falcone e Cordaro, il dirigente regionale Bellomo , la deputata regionale Eleonora Curto e altri, e a cui ha partecipato anche il sindaco di Marsala e il Presidente del Consiglio Comunale.
La discussione verteva su aspetti generali di trasporti e viabilità ma, ovviamente, è stata focalizzata dalla questione MYR a cui come noto,  è stata revocata la concessione demaniale per la realizzazione del Progetto del Porto Turistico MYR , per mancato inizio dei lavori entro la data prevista.

Come era prevedibile si conclusa senza nulla di nuovo e di concreto. La questione del Porto di Marsala nel tempo si è ingarbugliata a tal punto che ogni soluzione porta inevitabilmente a soppesare le implicazioni legali ed economiche.

Come si è giunti a questo punto per una certa parte è noto ed è il risultato della pochezza politica che da decenni attanaglia la città. A dimostrazione di ciò, il caso della banchina curvilinea che dopo 14 anni di abbandono, ancora oggi non risulta utilizzabile.

Dall’altra, l’impossibilità per la MYR di aprire il cantiere per tutta una serie di problematiche fin qui non resi noti da Massimo Ombra che hanno fatto ipotizzare a molti che la Società non avesse la capacità economica per realizzare l’intero progetto che prevede, a carico della MYR,  anche la realizzazione di opere pubbliche portuali.

Come stanno effettivamente  le cose?  Come mai si è giunti alla decisione da parte della Regione Siciliana di emettere un decreto di decadenza della concessione ?

Alla prima domanda è facile rispondere. Oggi Regione e Comune si trovano in un situazione da cui è difficile uscire per tre motivi essenzialmente.

Il progetto del porto è di proprietà della MYR, il Piano regolatore prevede le opere del progetto, il Comune non ha i soldi per poter far redigere un nuovo progetto, e la Regione non sembra avere possibilità di finanziare un progetto di tale importanza. Il costo per realizzare un serio progetto sarebbe intorno a 60/70 milioni di euro.

Quindi realisticamente, il Comune si trova in un vero e proprio cul de sac dal quale appare difficile poter uscire.

La seconda domanda ha necessità di una attenta analisi su quanto successo nel passato.

La MYR aveva chiesto a Invitalia un finanziamento che in  un primo momento sembrava essere stato concesso. Si trattava di 25 milioni di euro di cui 12,5 a fondo perduto e il resto mediante prestito a tasso agevolato.  A questo, si sarebbe aggiunto un finanziamento regionale. Solo che , secondo quanto abbiamo appreso da Massimo Ombra, per finalizzare il contributo Invitalia ha deciso di mettere una clausula aggiuntiva alla MYR.  La società doveva dotarsi di  un capitale sociale di 13 milioni di euro pur rimanendo “piccola azienda”.

La Regione, da parte sua, sembra abbia deciso di imporre alla MYR di iniziare i lavori partendo dalla realizzazione delle opere pubbliche che hanno un peso economico di 17 milioni di euro.

Nel tempo, è emerso anche un problema di costi a causa dell’andamento dell’economia del paese messa in crisi nel 2020 per il problema del COVID19.

Ora, nell’imminenza della tornata elettorale la politica locale, che nel tempo è intervenuta nella questione ma più per battage politico che alla ricerca di una soluzione, si è messa in movimento.  Il Porto è diventato improvvisamente un problema di attualità che tutti vogliono risolvere senza però sapere come .

Ad onor del vero,  al di là della disponibilità della MYR a qualsiasi soluzione che la politica fosse in grado di presentare, appare alquanto difficile da trovare, allo stato attuale,  il bandolo della matassa.

La Regione per stanziare i fondi chiede all’Amministrazione di presentare un progetto senza il quale ovviamente l’ente regionale non può iniziare l’iter per il finanziamento dell’opera, mentre  Marsala si trova ad avere un piano regolatore “calibrato” sul progetto MYR che a sua volta ha perso il diritto di realizzarlo perché è intervenuta la decisione della Regione Siciliana di dichiarare decaduta la concessione, e ovviamente, un porto da terzo mondo.

Qualcuno pensa di modificare gli accordi con la MYR e avrebbe proposto di spacchettare il progetto dalla Società in due tronconi. Uno privato e un pubblico. Nella sostanza la MYR cederebbe gratuitamente al Comune il progetto relativo alle opere pubbliche così la Regione può provvedere al suo finanziamento, mentre la società realizzerebbe solo la parte turistica.

Una soluzione che presenta grandi problemi di diritto amministrativo e legali, perchè al di là della decadenza della concessione e quindi della perdita del diritto della MYR, va ricordato che uno dei presupposti che hanno determinato  l’approvazione del progetto è l’impegno assunto dalla società già con l’accordo di Programma tra Regione Siciliana, Comune di Marsala, Capitaneria di Porto e MYR del 15 Aprile 2016 di realizzare un lunga serie di lavori pubblici che pesano  sul costo complessivo poco meno di 20  milioni di euro.

Oggi, tutto questo verrebbe messo in discussione perché la MYR, come affermato dall’Ing. Ombra,    la sostenibilità economica del progetto non regge più.

I tempi sono cambiati. Le condizioni economiche del paese sono cambiate, la burocrazia ci ha messo del suo per complicare il percorso, ma possono modificarsi i termini contrattuali che sono stati la base fondante per l’approvazione del progetto MYR?

Pur non essendo esperti del diritto, ci appare molto complicato avviare una discussione che porti alla proposta messa sul tavolo.

Appare però pacifico che Amministrazione Regionale e Comunale se davvero vogliono risolvere il problema e pensare di essere credibili, devono prendere decisioni e in tempi brevi.

E’ impensabile che il porto diventi oggetto di campagna elettorale e poi cadere di nuovo nell’oblio.

Tutto il resto sono chiacchiere da bar.