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Politica. Il caso Bonafede segna la fine politica di Matteo Renzi

Matteo Renzi oggi al senato ha definitivamente perso quel minimo di credibilità che ancora, forse, i suoi elettori del collegio di Impruneta gli riconoscevano.
Questa volta ha tirato la  corda oltre ogni limite di decenza politica e chiarito agli italiani, semmai ce ne fosse stato bisogno, che lui la poltrona non ha proprio intenzione di abbandonarla.  
I giri di parole non riescono a nascondere il doppio o triplo giuoco di un politico ormai alla frutta e che ormai rischia seriamente con il suo partitino del 3% o poco più, di non entrare al Parlamento alle prossimo elezioni.
E si, perché Matteo Renzi può tenere in piedi questo governo ricevendo probabilmente in cambio prebende politiche e poltrone per i suoi sodali, ma non può certo evitare le elezioni.
Nel 2020 o nel 2023, continuando così Renzi e il suo partito ci arriveranno con un gradimento politico vicino allo zero.
L’uomo che aveva detto al mondo che avrebbe abbandonato la politica se avesse perso il referendum costituzionale, l’uomo che aveva detto mai un governo con il movimento 5S, non solo non ha lasciato la politica, ma ha addirittura spinto il PD nella trappola di un governo con i pentastellati, per lasciare il partito e formare Italia Viva.
Matteo Renzi  ha sicuramente ha golden share di questo governo tenuto su dalla paura delle elezioni, ma con la caduta vertiginosa della sua credibilità, verso l’irrilevanza  politica.
Con il voto di oggi al Senato in favore di Bonafede, molto probabilmente, ha segnato l’inizio della sua fine politica.
La pernacchia fra non molto la faranno gli italiani a Renzi.

Michele Santoro