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COVID19. Conte e Musumeci “concedono” la libertà, violati i diritti costituzionali e il “Colle” TACE

Finalmente, dopo oltre 70 anni dalla caduta della monarchia, in Italia ritornano il Re e i “Vicerè.

In poche settimane, causa anche la viltà politica di una classe dirigente sempre pronta a mettersi a servizio di chi dimostra di saper “parlare” e imbonire, e nel silenzio di quelle istituzioni preposte alla tutela dei diritti costituzionali e della Costituzione, agli italiani è stata tolta la capacità di discernimento e inculcato nel loro cervello quel senso di paura dell’ignoto che uccide ogni attività di logica e coscienza.

Dal 7 Marzo 2020, dopo che per settimane , governo, politici, politologi, opinionisti, virologi ed operatori della comunicazione hanno sottovalutato l’allarme coronavirus, irridendo spesso chi l’allarme lo dava e invitava alla prudenza, è stata progettata ed attuata una poderosa campagna di informazione/disinformazione di tale grandezza da rendere impossibile al cittadino capire cosa stesse succedendo e quale fosse la reale situazione sanitaria.

I cittadini sono stati incoscientemente spinti, come se fossero un grande branco di pecore, verso un burrone il cui fondo è ancora difficile da individuare.

Il virus sembra essere oggi essere il mezzo per raggiungere fini e scopi probabilmente inconfessabili, che lobby della finanza, della politica e delle case farmaceutiche, si sono improvvisamente trovati fra le mani ma che non hanno perso tempo a capire come lucrarci sopra.

In questo contesto, sono stati violati nel silenzio generale, i diritti costituzionali dei cittadini, la Costituzione e si è perso il senso delle istituzioni.

Ecco il punto grave. Tutti in questo momento si arrogano il diritto di “concedere” qualcosa a qualcuno.

Così come il presidente del consiglio che, in palese violazione dei compiti chiaramente esplicitati nella legge 400 del 1988 (http://presidenza.governo.it/normativa/legge2308_400prn.html [1]), firma susseguenti DPCM che “vietano” la libera circolazione dei cittadini, considerati da eminenti giuristi e costituzionalisti, chiaramente incostituzionali.

In questo senso Annibale Marini, presidente emerito della Corte Costituzionale rispondendo ad ADNKronos afferma: “ E quindi questo è un profilo di difetto autonomo del Dpcm Conte. C’è un vizio nel fondamento costituzionale del Decreto della presidenza del consiglio dei ministri ed anche una irregolarità di contenuto”. E aggiunge, “ volendo salvarne la legittimità, è incostituzionale lì dove non prevede un termine. Contiene dunque un vizio sanabile, perché basta stabilire la ‘scadenza’. Ciò non toglie però che dal mio punto di vista il Dpcm non può incidere sui diritti di libertà.”

Conclude Marini “ il Dpcm è un atto che la stravolge perché finisce per esautorare tutti gli organi che andrebbero coinvolti nella disciplina di emergenza. Diversamente da ‘decreto legge’ e ‘legge di conversione’, è un atto in cui infatti manca il momento collaborativo, mentre sia nel procedimento ‘decreto legge’ che in quello ‘legge di conversione’ sono coinvolti tutti: Governo, Presidente della Repubblica e Parlamento“.

In poche parole, anche se ovviamente non detto dal prof. Marini, tutto ciò appare come un evidente “colpo di stato” di palazzo e il fatto che nessuna istituzione o autorità preposta alla tutela della Costituzione e dei diritti costituzionali sia intervenuto fa seriamente pensare, malgrado Conte abbia esautorato, Presidenza della Repubblica e Parlamento con l’utilizzo di illegittimi e incostituzionalii DPCM.

Oggi ci troviamo in un contesto monarchico assolutistico dove il Re “concede” per grazia ricevuta la libertà di circolazione ai sudditi che i Vicerè applicano nei territori dove governano.

Come finirà è difficile prevederlo, ma niente di buono si prospetta per il futuro e il precedente creato da Giuseppe Conte apre per il futuro scenari preoccupanti e tutti coloro che vedono, ancora una volta in Italia, la luce in fondo al tunnel, appaiono sempre più bramosi avvoltoi in attesa di spolparsi la carcassa di ciò che rimarrà dell’Italia e degli Italiani.

Michele Santoro