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Regione Siciliana. Il bluff di “mastru” Musumeci sui poteri dell’art 31 che svilisce e mortifica lo Statuto

La giunta regionale ha approvato uno schema di attuazione dell’art 31 dello Statuto che appare per quello che è, un pericolo bluff che come spesso accaduto in passato, crea i presupposti per la classica fregatura. E anche in questo caso “di l’ opira si canusci lu mastru.

Chiariamo. L’art. 31 mette la Polizia al Comando del Presidente della Regione, ma come “organo dello Stato”. Quindi non ci vuole alcun decreto attuativo. L’art 43, infatti, dispone i decreti attuativi solo quando le funzioni e uffici passano dallo stato alla regione. Le altre parti dello Statuto sono immediatamente applicabili o, meglio, hanno bisogno solo di leggi ordinarie per essere applicate. Il Professore Massimo Costa, ordinario di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche presso l’Università di Palermo, e profondo conoscitore della storia siciliana e uno dei massimi esperti sulle norme dello Statuto di Autonomia nel merito precisa che essendo la Polizia materia riservata alla legislazione statale, l’attuazione dell’art. 31 necessita solo di una “Legge dello Stato”, e non di un decreto attuativo. E non è differenza da poco. Il decreto attuativo, infatti, blinda la legge per molti decenni. Se, come diremo tra un attimo, il decreto è distorto e limitativo, per molti decenni non si potrà cambiare più. Lo Stato dirà che “siamo a posto”. E la Sicilia – ancora una volta – avrà perso praticamente per sempre un suo diritto.
Se invece si fa una legge, anche minimale, questa poi – quando saremo politicamente più forti – si potrà migliorare.
La Regione, quindi, doveva approvare, con un voto dell’Assemblea e non della giunta, una Legge-voto, da trasmettere secondo procedura costituzionale, al Parlamento italiano. Il mezzo giuridico, quindi, è sbagliato all’origine e in prospettiva danneggia fortemente le norme statutarie e i diritti dei siciliani.
Con questo atto di giunta,  si avvalora l’idea che nessun articolo dello Statuto è applicabile senza decreto attuativo: una follia castrante di cui non si riesce a comprendere l’origine.

L’art. 31 è chiaro e solo chi vuole distorcene il valore può pensare di mettere in atto procedure non previste. Infatti, dispone semplicemente che la Polizia dipenda sempre dal Presidente della Regione e non solo in casi eccezionali, e quindi non  dal Ministro degli Interni.
Costa puntualizza la questione. Contrariamente a quanto si afferma nella delibera, solo in casi eccezionali il Governo può riprendersi questa funzione, e, sempre in casi eccezionali, il Presidente può assumere il controllo e il comando delle Forze Armate.
Viceversa, il Presidente Musumeci modifica le disposizioni statutarie sminuendone gli effetti costituzionali – senza averne alcun autorità –  e limita l’assunzione di responsabilità del Presidente della Regione sulle forze dell’ordine solo a casi di eccezionale emergenza, e solo e sempre con il consenso del Ministro degli Interni.
In pratica… hanno trovato il modo di far finta di attuare lo Statuto, mentre lo assassinano e lo svuotano. Come sempre.

Come sempre del resto. Alcuni anni fa, c’era Lombardo, l’allora Assessore all’Economia (lo stesso di ora) che si fece promotore di un decreto attuativo in materia di sorveglianza bancaria, con cui la Regione si prendeva la vigilanza del piccolo credito regionale, come le regioni a statuto ordinario, quando la vigilanza sul credito doveva essere generale , e quindi con la possibilità di creare un sistema bancario siciliano autonomo (che fino agli anni ’90 c’era).
Come sempre. Gli articoli finanziari dicono una cosa e i decreti attuativi ne danno la metà della metà.
Come sempre. Lo Statuto dà potere di regolare la Scuola e la Sanità in maniera del tutto autonoma, e i decreti attuativi prendono alla Regione spese e rogne, lasciando programmi ministeriali e decisioni strategiche, anche di carattere finanziario, tutte rigorosamente a Roma.

Non c’è niente da fare:  Cu’ nasci tunnu ‘un po mòriri quatratu.

Ms