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Da Gerusalemme, il ritratto di una ragazza denisoviana vissuta 100mila anni fa

Ricostruzione stampata in 3D di una donna Denisoviana

Con una tecnica innovativa, i ricercatori dell’Università di Gerusalemme hanno ricostruito anatomia e aspetto di una specie di ominidi scomparsa da tempo.  Se potessimo viaggiare indietro nel tempo, fino a 100.000 anni fa, ci ritroveremmo a vivere fra diversi gruppi di umani, inclusi gli umani moderni (quelli anatomicamente simili a noi), i Neanderthal e un gruppo di ominidi chiamati Homo di Denisova.

Sappiamo parecchio sui Neanderthal (un gruppo di ominidi che si estinse circa 40.000 anni fa) grazie ai numerosi resti trovati in Europa e in Asia. I Denisoviani sono vissuti in Siberia e in Asia orientale prima di estinguersi, non si sa perché, circa 50.000 anni fa. I loro primi resti furono scoperti nel 2008. Ma che aspetto avessero esattamente questi nostri antichissimi parenti era finora un mistero per la semplice ragione che l’intera collezione di resti comprende: tre denti, un mignolo e una mandibola.

Ricostruzione pittorica di una ragazza Denisoviana

Ora, come riportato sulla rivista scientifica Cell [1], un team di ricercatori dell’Università di Gerusalemme, guidato dal ricercatore Liran Carmel e da David Gokhman (attualmente in post-dottorato a Stanford), ha prodotto la ricostruzione del profilo anatomico di questi ominidi perduti lavorando per tre anni in base a modelli della loro metilazione del DNA, vale a dire le modificazioni chimiche epigenetiche del DNA che influenzano l’attività di un gene ma non la sequenza di DNA sottostante. “Quella che offriamo – spiega Carmel – è la prima ricostruzione dell’anatomia scheletrica dei Denisoviani. Per molti aspetti assomigliavano ai Neanderthal, ma in alcuni tratti somigliavano a noi e in altri erano del tutto unici”.

I ricercatori hanno dapprima confrontato i modelli di metilazione del DNA fra i tre gruppi umani per trovare regioni del genoma che erano metilate in modo differenziato. Successivamente, hanno cercato prove su ciò che queste differenze potrebbero significare per le caratteristiche anatomiche, in base a ciò che si sa sui disturbi umani in cui quegli stessi geni perdono la loro funzione. “In tal modo – spiega Gokhman – abbiamo ottenuto una previsione su quali parti scheletriche sono influenzate dalla regolazione differenziale di ciascun gene e in quale direzione cambierebbe quella parte scheletrica, ad esempio un osso femorale più lungo o più corto”.

Per testare questo metodo innovativo, i ricercatori dell’Università di Gerusalemme lo hanno applicato a due specie la cui anatomia è nota: il Neanderthal e lo scimpanzé. Hanno così verificato che circa l’85% delle ricostruzioni dei tratti era accurata nel prevedere quali differivano e in quale direzione divergevano. Quindi, hanno applicato il nuovo metodo al Denisoviani e sono stati in grado di produrne il primo “ritratto” anatomico.

“Uno dei momenti più emozionanti – ha detto Carmel – è stato poche settimane dopo che abbiamo inviato il nostro saggio alla peer review. Gli scienziati nel frattempo avevano scoperto una mandibola di Denisoviano. Ci siamo precipitati a confrontare quell’osso con le nostre previsioni e abbiamo scoperto che corrispondeva perfettamente. Così, senza che fosse minimamente pianificato, abbiamo ricevuto una conferma indipendente della nostra capacità di ricostruire interi profili anatomici usando il DNA che abbiamo estratto da una sola falange”.

Nell’articolo su Cell, Carmel e i suoi colleghi presentano molti tratti dei Denisoviani che ricordano i Neanderthal, come una fronte sfuggente e il grande bacino, ed altri che sono unici tra gli umani, ad esempio un ampio arco dentale e un cranio molto grande. Questi tratti gettano luce sullo stile di vita di Denisoviani? Potrebbero spiegare come i Denisoviani sono sopravvissuti al freddo estremo della Siberia? “C’è ancora molta strada da fare per rispondere a tutte le domande – conclude Carmel – Ma il nostro studio fa luce su come i Denisoviani si sono adattati al loro ambiente, evidenziando tratti unici rispetto agli umani moderni e che ci separano da questi altri gruppi umani, ormai estinti”.

David Gokhman (a destra) e Liran Carmel, dell’Università di Gerusalemme

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Da: HU, jns.org, israel21c.org, Ha’aretz, Jerusalem Post, 20.9.19)