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Talkshow …  La Rai, Mediaset e LA7, ed i soliti “noti” che se la dicono e se la fanno …

In questi ultimi mesi le televisioni nazionali hanno implementato notevolmente la loro “offerta” politica.  Ormai non c’è giorno della settimana senza politica.
LA7 primeggia in termini di ore di produzione. Parte la mattina alle 8 per un lungo talkshow che si stacca solo il tempo del TG dell 13,30 per ricominciare con la Panella che va avanti per quasi tutto il pomeriggio. Mediaset e RAI non sono da meno in queste trasmissioni politiche inconcludenti e speciose.
La7 dopo lo stacco pomeridiano, ricomincia alla 20,30 con l’immancabile Gruber senza contare  di Martedì. E poi i talk show di Vespa, quindi Piazza Pulita, Dritto e Rovescio, Cartabianca, l’Aria che Tira, coffè break,  ect.ect..
Ma anche la domenica non è immune da programmi di intrattenimento politico. Infatti, oltre la solita trasmissione di rete 4 che va in onda dalle 20,30, c’è “Non è l’Arena” di Giletti la sera e alle 8 del mattino la solita trasmissione di Omnibus. Gli ospiti sono sempre gli stessi che girano da una rete all’altra con una certa regolarità, Giannini, Damilano, Severgnini, Labate, Gomez, Travaglio, Feltri, Meli, Mieli, Sgarbi, lo scrittore Buttafuoco ed altri, senza dimenticare il grande conoscitore dei fatti italiani … Alan Friedman e ovviamente, Fazio sulla Rai .
Personaggi, professionisti, artisti e scrittori, politologi e opinionisti che sembrano profondi conoscitori degli intrecci della politica italiana, dell’economia e della vita degli italiani ma che appaiono essere lontani anni luce dalla realtà, nè più né meno di quanto non lo siano i politici e la pseudo  “intellighenzia” nostrana.
Parlano di tutto, disquisiscono di politica interna, internazionale, di economica, di industria, di ambiente e talvolta, financo di tecnologia spaziale,  filosofia e psicologia.
Poco importa se gli ascolti non sono certo incoraggianti e se gli italiani si dimostrano sempre più stufi delle chiacchiere inconcludenti dei soliti “noti”. Se questo problema sembra non interessare la RAI che gode di canone, leggasi “ tassa “ a carico dei cittadini, inspiegabile è invece l’insistenza delle reti commerciali nel presentare tali programmi perché dagli ascolti traggono linfa vitale per la loro esistenza.
E gli ascolti non è che siano incoraggianti.  Alla fine della fiera comunque, “loro” se la dicono e “loro” la fanno. Rimane però un mistero constatare come con tanti dotti l’Italia si trovi in un disastro politico, sociale ed economico di proporzioni bibliche.
Michele Santoro