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Perché il riconoscimento della legalità degli insediamenti aiuta la pace

In base a diritto internazionale e accordi firmati, israeliani e palestinesi devono negoziare il destino di un territorio conteso e il futuro confine: prenderne atto è ciò che serve per avviare un vero negoziato-. Lunedì scorso il Segretario di stato americano Mike Pompeo ha annunciato che gli Stati Uniti non considerano più gli “insediamenti” civili israeliani in Cisgiordania come “non conformi al diritto internazionale”. In effetti, era sempre stato un errore per gli Stati Uniti trattare i territori contesi in Cisgiordania come “occupati”.

Innanzitutto, era impossibile che Israele “occupasse” dei territori “palestinesi” per il semplice fatto che uno stato palestinese non è mai esistito. Gli israeliani versarono molto sangue quando catturarono la Cisgiordania in una guerra d’ autodifesa, prendendola alla Giordania che nel 1967 si era unita a Egitto e Siria nel tentativo di annientare Israele. E la Giordania non aveva nessun titolo legale da rivendicare su quel territorio, che aveva illegalmente occupato allo scadere del Mandato Britannico nel 1948. Subito dopo la guerra dei sei giorni del ’6,7 Israele si offrì di cedere fino al 98% della Cisgiordania, e avanzò analoghe offerte in numerose occasioni successive. Sempre rifiutate.

In ogni caso, la politica americana che trattava come “occupanti” gli ebrei che si erano stabiliti in una regione della loro antica patria avrebbe dovuto essere annullata il giorno in cui Israele nel 1994 firmò un trattato di pace con la Giordania. Giacché la famosa risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, indipendentemente da quante volte venga mal citata e distorta, non dice nulla che possa minare le rivendicazioni ebraiche.

Con la 242 (la risoluzione che sta alla base di tutti i processi negoziali di pace fra Israele e vicini arabi ndr), le Nazioni Unite stabilirono il diritto legale di Israele a negoziare una pace su confini sicuri e difendibili con gli stati circostanti. In nessuna parte della risoluzione 242 compare la parola “palestinese”. In nessuna parte la risoluzione obbliga Israele a ritirarsi sulle linee armistiziali pre-guerra dei sei giorni. In nessuna parte della 242 viene stabilito che Giudea e Samaria devono essere judenfrei.

Come sempre, tuttavia, qualsiasi decisione che conforti le ragioni di Israele viene descritta da molti mass-media come un tentativo di indebolire “gli sforzi palestinesi per ottenere uno stato”. Ma è un mito. Fatah può anche aver gabbato la propria gente e il resto del mondo per decenni, ma la realtà è che non esiste nessun possibile accordo di pace che includa una spaccatura di Gerusalemme, né un “diritto al ritorno” (di milioni di presunti profughi palestinesi dentro Israele ndr), né un confine indifendibile con il futuro stato palestinese. Nessun paese sano di mente acconsentirebbe alla creazione in questi termini di uno stato vicino nemico. Tanto meno permetterebbe a ciò che resta dell’Olp, ai suoi intermittenti partner come Hamas e ai loro padrini iraniani di piazzarsi a ridosso del cuore stesso d’Israele.

La mossa dell’amministrazione Trump non mina affatto la pace. Chiarisce semplicemente i contorni di quello che potrebbe essere un accordo di pace realistico.
David Harsanyi

(Da: nationalreview.com, 19.11.19)