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Gerusalemme. Israele come l’Italia. Il popolo non conta più nulla

Volevano eliminarlo e ci sono quasi riusciti. -Quasi- perché Benjamin Netanyahu è un leone che si batterà fino alla fine per dimostrare la propria innocenza a fronte delle accuse mosse verso di lui dal procuratore generale Avichai Mandelblit che a sua volta dovrà essere in grado di dimostrane la colpevolezza.
Da un sondaggio del Times of Israel, su 80 paesi, dal punto di vista culturale, economico e come potenza militare risulta che Israele sia all’8° posto dietro a giganti come Stati Uniti, Cina, Russia, Germania, Regno Unito, Francia e Giappone, è al 10° posto tra le economie più dinamiche e ha raggiunto il 3° posto come paese più innovativo e ricco di talenti del mondo.
Nove milioni di abitanti contro centinaia di milioni hanno fatto il miracolo, guidati da uno statista che risponde al nome di Benjamin Netanyahu.
Tutto questo dovendo contemporaneamente difendersi dal terrorismo e dalle minacce di essere cancellati dalle mappe geografiche, isolati spesso dal resto dell’occidente e senza possedere materie prime.
Israele risulta essere ogni anno tra i 10/11 paesi più felici al mondo e ne ha ben donde visto che ha creato questo miracolo dal nulla assoluto trovato meno di un secolo fa.
Eppure è strano, la gente è strana, Israele che tanto ha dato al mondo è il paese più odiato e Benjamin Netanyahu che tanto ha dato a Israele è il premier più odiato dalla sinistra del suo paese.
E’ un mistero, un paradosso.
Netanyahu aveva promesso che Israele sarebbe entrato fra i 15 paesi più ricchi del mondo dal 21° posto che occupa attualmente ma probabilmente i suoi nemici interni non vogliono che questo accada. Vogliono l’impoverimento perché fa tanto “di sinistra” e allora ecco che la magistratura, non eletta dal popolo e di sinistra come in molti paesi occidentali, ha pensato bene di bloccare il miglior premier che Israele abbia mai avuto.
Israele non è come gli altri paesi, è sempre in pericolo, a nord ha l’Iran con Hezbollah e migliaia di missili puntati contro, a sud ha Hamas e le bande dell’Isis dislocate nel Sinai, probabilmente finanziati anch’essi dal paese degli ayatollah. Tutti insieme vogliono eliminare lo stato ebraico.
Quale momento migliore di un governo debole senza una guida degna di questo nome.
Bibi parla di colpo di stato e in un certo senso lo è, preparato da almeno 5 anni, senza successo, finchè ecco la pedina giusta: Benny Gantz che, con Yair Lapid e lo zampino malefico di Avigdor Liberman (colpevoli di aver paralizzato il paese per mesi interi) hanno dato man forte a Mandelblit per distruggere Netanyahu.
Giovedi 21 novembre, Avichai Mandelblit ha annunciato di aver incriminato il premier. Mossa strategica dopo la rinuncia alla formazione di un governo bianco-azzurro privo dei numeri sufficienti a farlo. Come scrive Caroline Glick ” Chi vota ormai non decide niente. I magistrati lo fanno. I politici sono irrilevanti. Gli unici che oggi contano in Israele sono magistrati non eletti dal popolo che vogliono comandare il paese.”
Mi auguro non sia così e che si possano contrastare con la verità le assurde accuse a Netanyahu che, giovedì sera, mi ha commossa con la sua appassionata replica fatta con le lacrime agli occhi e la rabbia nel cuore.
Israele, come l’Italia, gli USA e altri paesi occidentali rischierebbero di perdere la democrazia se lasciassero chi non è stato eletto dal popolo a comandare.
Cosa succederà adesso? Netanyahu potrebbe fare l’ultimo gesto da statista e dimettersi per ridare un governo a Israele consegnandolo alla sinistra amica dei giudici.
Israele sta attraversando un momento doloroso e molti di noi provano la stessa ansia e rabbia di quando fu assassinato Rabin, il paese attaccato dal suo interno come allora, un altro premier eliminato mentre è in carica.
Credo che avremo altre sorprese ma non dimentichiamoci che Israele ha passato momenti molto tragici riuscendo sempre a salvarsi e a venirne fuori in modo grandioso grazie all’unica risorsa che possiede, il cervello.
Speriamo accada anche questa volta, mentre tutto l’occidente è in pericolo con Trump sotto la minaccia dell’impeachment, l’Italia con i movimenti delle sardine che vogliono far fuori Matteo Salvini, l’Europa in mano a dei pazzi che danno le proprie nazioni in pasto all’islam.
E’ vero, sono molto preoccupata, perché se Israele oggi piange il resto del mondo non ride.
Deborah Fait