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Gli Usa in Medio Oriente da Obama a Trump

Il tema preferito di questa ultima settimana è stato trovare espressioni di condanna sempre più severe e colorite contro Donald Trump e la sua decisione di ritirare non più di un centinaio di soldati americani dalla Siria del nord lasciando i curdi nelle mani dei turchi. Forse qualcuno si scandalizzerà ma credo sia ora di finirla di prendersela con l’America di Trump ogni volta che le cose nel mondo vanno male. Chi ha fatto saltare per aria il Medio Oriente è stato Barak Obama che, con la sua politica estera sciagurata, ha dato il via alle disastrose primavere arabe il cui risultato sono stati migliaia di morti, miseria, esodo di milioni di musulmani verso l’Europa e un inferno di guerre fratricide intorno a Israele, unico paradiso di pace e benessere di tutto il Medio oriente. Eppure non ho mai sentito una sola parola contro Obama, il peggior presidente della storia degli Stati Uniti,  venerato dall’ipocrita buonismo mondiale solo perché afroamericano. La tragedia dei curdi è vecchia di un secolo ed è anch’essa opera dell’Europa che, tradendo la parola data nel 1920 di lasciare ai curdi il loro paese (trattato di Sevres), col trattato di Losanna del 1923, lasciò loro solo lo status di minoranza in Turchia, Siria e Iraq. Colpa dell’Europa quindi che, non soddisfatta del male fatto, ha permesso anche veri e propri genocidi di curdi sia in Iran che in Iraq e Siria, senza muovere un dito. Allora mi si spieghi per quale motivo tanti giovani americani devono rischiare la loro vita per danni provocati da altri? E quale sarebbe la grande colpa di Trump? Se gli si rimprovera di aver abbandonato i curdi al proprio destino e di aver disatteso l’obbligo di difenderli dal turco malefico, lo stesso tipo di rimprovero si deve fare ai governi europei che finora hanno solo parlato. Fatto un bel niente! Ma non basta, per esprimere tutto il loro astio per il presidente americano, ci sono anche quelli che mettono in guardia Israele: “vedrete- gufano- appena non servirete più Trump abbandonerà anche voi. Non esistono amici, solo interessi “.

La cosa non ci preoccupa, Trump ha dato più di una dimostrazione della sua amicizia per Israele, lo ha fatto andando tranquillamente contro la comunità internazionale e fregandosene altamente. Non ci preoccupa nemmeno la difesa di Israele che, dal primissimo giorno della sua esistenza, non ha avuto bisogno di nessuno. Israele ha combattuto sempre da sola contro i suoi nemici, spesso anche dovendo districarsi da embarghi vari come accadde con la Francia di De Gaulle che rifiutò di consegnare armi già pagate. Nessun problema, uomini rana dell’IDF sono andati a prendersele e in una nottata le hanno portate in Israele. Vorrei ricordare ai gufi che Israele ha assaggiato l’inimicizia USA con alcuni presidenti Usa, tutti democratici, ultimo dei quali Obama e per ben otto anni. Prima di lui, il peggiore in assoluto, abbiamo avuto un Jimmy Carter convinto adoratore dei palestinesi che ci fece tutto il male possibile. Ma siamo ancora qua più forti che mai.  Chi deve stare attenta è l’Europa, anzi l’Eurasia, che anni fa, all’unanimità, aveva approvato l’entrata della Turchia nell’Unione. Ancora ricordo il brivido provato per quella decisione tanto assurda quanto pericolosa.   Erdogan ha islamizzato la Turchia laica di Ataturk, ha riempito l’Europa di moschee, minaccia di mandarvi milioni di profughi se solo sente una parola poco gentile contro il suo attacco ai curdi. E’ un dittatore psicopatico che i leader europei hanno vezzeggiato fino a ieri. Trump non avrà fatto una cosa politicamente corretta ma sicuramente, dal suo punto di vista, giusta.  Ha pensato all’America first e ha riportato in patria i suoi soldati, peraltro un contingente minimo. Sarebbe ora che l’Europa di vestisse di dignità e incominciasse a fare la voce grossa con i vari dittatori musulmani e arabi anziché prostrarsi ai loro piedi e indignarsi se qualcun altro si stufa e se ne torna a casa sua.

Deborah Fait