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Israele. C’è chi vota troppo e chi non può farlo per niente

(di Deborah Fait) .
Negli ultimi 13 anni in Israele abbiamo votato 6 volte, compresa la prossima di martedì 17 settembre. Negli stessi ultimi 13 anni L’Autonomia Palestinese, l’ANP tanto cara al nuovo governo italiano e in genere all’Europa, non ha mai indetto elezioni e il capo di quell’associazione per delinquere, Abu Mazen, è al potere da 15 anni. Si rielegge da solo come tutti i dittatori. Questa però è solo una notizia che volevo dare per far capire la differenza tra democrazia e dittatura.
So che pochi si rendono conto di questo particolare importante, impegnati come sono a dare addosso a Israele. Pare che per l’Occidente sia normale avere contatti cordiali, anche se non d’amore assoluto come accadeva con Arafat, con un tiranno terrorista.
In Israele invece si vota, quest’anno addirittura due volte. Certo, a dirla tutta, non è proprio il massimo, le elezioni costano un sacco di soldi, ma è la dimostrazione che qui i governi non si fanno con gli intrallazzi ma chiamando il popolo sovrano alle urne. La lettura dei giornali italiani è abbastanza divertente, scrivono che gli israeliani sono agitati( restiamo calmi sotto i missili, figurarsi se ci facciamo impressionare da semplici elezioni), che Netanyahu è nervoso perché le previsioni non lo danno vincitore e se non vince andrà in galera per corruzione, che per questo motivo si fa propaganda promettendo di annettere parte di Giudea e Samaria.

 

Per prima cosa, anche fosse vero, mi piacerebbe che chi scrive queste baggianate mi spiegasse cosa c’è di strano nel farsi propaganda elettorale. Non lo fanno tutti? Se uno non cercasse di guadagnare voti prima del giorno fatidico quando dovrebbe farlo? A giochi compiuti? Il Likud e il partito Kachol-lavan, Blu e Bianco, sono, al momento, testa a testa ma tutto può cambiare anche all’ultimo minuto quando ognuno di noi sarà solo con le proprie certezze o incertezze là, nella cabina blu, e dovrà scegliere secondo coscienza, secondo saggezza, per il bene di Israele, davanti a decine di biglietti tutti in ordine nelle loro caselle, con le loro brave sigle dei partiti.
A questo punto la domanda è: qual è il bene per Israele perennemente in guerra, attaccato a sud, a nord e al suo interno da terroristi assatanati che vogliono distruggerlo? La risposta viene spontanea, Israele ha bisogno di un leader forte e molto esperto, un leader come Benjamin Netanyahu che ha portato il paese ad essere una potenza economica mondiale, che ha ridotto il tasso di disoccupazione al 3,7% (dati di settembre 2019), una percentuale più bassa del 7% rispetto alla media OCSE. Gli investimenti sono aumentati del 40%, l’Hi-Tech è ai massimi livelli e Israele è al 13mo posto tra i paesi più felici del mondo pur vivendo una guerra eterna e avendo gli affitti e i costi delle case tra i più alti del mondo.
Beh, qualche ombra deve pur esserci, siamo in Medio Oriente, siamo circondati da paesi assetati di sangue, la vita è cara, lo yogurth costa più che a Berlino ma se non avessimo qualche problemino saremmo al primo posto in felicità come, credo, sia la Finlandia dove però vivono più renne che esseri umani.
Tornando alle elezioni di martedì 17 (ahi ahi ahi, speriamo che Bibi non sia superstizioso) devo smentire tutte le voci che ci vogliono isterici, qui tutto è tranquillo, gli israeliani hanno un mantra che li salva da ogni situazione, anche la peggiore come il terrorismo e le guerre e che permette loro di non perdere mai la testa.
Un mantra che si chiama “tutto andrà bene-Hakol ihiè beseder”, sembra stupido ma funziona. Se vincerà Netanyahu, come spero, potremo ricominciare a volare. Bibi avrà finalmente la possibilità di rispondere al terrorismo di Hamas e di Hezbollah con più forza e determinazione di sempre.
La sua rinnovata relazione con Putin è importante per la stabilità nella zona. L’amicizia con Trump è fondamentale anche se qualcuno cerca di spargere veleno raccontando menzogne assurde come ha fatto recentemente Politico, un sito che basa le sue notizie sull’anonimato, a proposito di supposte spiate di Israele alla Casa Bianca. Fake news diffusa a pochi giorni dalle elezioni col chiaro intento di nuocere al premier israeliano.
Naturalmente tantissimi ci credono e i social sono in preda alla solita isteria antisemita dando addosso agli ebrei, a Israele, la solita velenosa solfa insomma. Se vinceranno Benny Gantz e Yair Lapid, (Blu e bianco) sarà come fare un salto nel vuoto senza paracadute, sono più a sinistra che al centro, per avere più seggi potrebbero decidere di fare alleanze strane.
Ayman Odeh, il deputato arabo più famoso del momento, è deciso a fare di tutto per rimpiazzare Bibi con l’aiuto del centro sinistra e dell’estrema sinistra.
Odeh non è una colomba, è uno molto combattivo e politicamente pericoloso. Gantz non ha nessuna esperienza, è sempre stato un soldato e Lapid, che anni fa, al suo esordio, riscuoteva molte simpatie, ha dimostrato di non essere all’altezza. Secondo gli ultimissimi sondaggi del quotidiano Maariv il Likud dovrebbe però emergere con 33 seggi, 32 per Blu e Bianco, 12 per il partito arabo unito, 9 per la Nuova Destra di Ayelet Shaked, ex ministro della giustizia nel precedente governo. Sempre secondo gli ultimi sondaggi il blocco di centro-destra potrebbe uscire con 57 seggi e il centro sinistra, arabi compresi, 54 seggi.

Ogni elezione è una grande incognita, non ci resta che sperare per il bene del paese, restare sordi ai pettegolezzi delle malelingue e a chi tenta di portare sfiga. Andiamo tutti a votare e poi godiamoci i soliti gioiosi e rumorosi pic nic nei boschi e sulle spiagge di Israele. E vinca il migliore.