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Gerusalemme. Hezbollah attacca base IDF nel nord d’Israele. Il primo colpevole l’UNIFIL.

Ci siamo, le minacciose parole di Nasrallah pronunciate non più di qualche settimana fa, si sono concretizzate con un attacco terroristico lanciato ieri contro una base IDF nel nord di Israele.
La longa manus del regime iraniano ha lanciato contro la base alcuni razzi che non hanno provocato danni significati se non una autoambulanza ma il comando militare riferisce che non ci sono state vittime o feriti.
Non è chiaro però chiaro il significato di questo attacco chiaramente concordato con il “padrone” iraniano che da tempo sta cercando di stringere d’assedio da nord a est Israele con milizie pro iraniane, guardiani della rivoluzione ed ovviamente Hezbollah a nord.
Non è chiaro cioè se si è trattato del solito sorprendere le truppe israeliane, oppure la una prova di attacco.
Quale che sia il motivo ormai è da tempo che si sa che la guerra ci sarà, solo bisogna capire quando e quali devastazioni porterà ancora una volta in un territorio che per colpa di estremismi religiosi non trova pace.

Di certo, se Hezbollah oggi è considerato nell’area una forza militare di tutto rispetto, superiore di molto alle stesse forze armate libanesi che sembrano essere secondarie in un contesto militare molto delicato, questo lo si deve al fallimento totale ed indiscutibile di UNIFIL che come più volte scritto, non è stato capace di applicare e far rispettare le risoluzioni 1550, 1599 e 1701.

Principalmente UNIFIL non ha provveduto a mettere in atto tutte le iniziative militari necessarie allo scioglimento e il disarmo di tutte le milizie libanesi e non libanesi e far si che il governo libanese abbia a sud del libano piena responsabilità e controllo politico e militare.
E’ in ultima analisi UNIFIL il vero colpevole della instabilità nella regione perché non ha fatto rispettare le risoluzioni ONU, non ha disarmato Hezbollah, non ha restituito al legittimo governo libanese il controllo del sud del paese, e non ha visto che il sud si è lentamente trasformato in uno stato teocratico che lentamente sta avanzando verso il nord.

Al di là delle considerazioni politico militari, è l’aspetto sociale che fa emergere con chiarezza le responsabilità di UNIFIL che ormai, chiusa nella sua fortezza a Naqoura, appare per tutto il resto funzionale a Hezbollah, come copertura politico  militare che come fonte di reddito.

Tutto ciò mentre in Italia il ministro Trenta non si rende conto che è tempo di chiedere lo scioglimento di UNIFIL e contestualmente disporre per il ritiro delle truppe italiane, e il Segretario Generale dell’ONU affaccendato in cose più o meno serie, non si rende conto che è lui in ultima analisi, che sarà chiamato a rispondere al mondo e soprattutto ai libanesi che rischiano di pagare un prezzo altissimo, per le sue incapacità politiche a gestire la crisi a sud del Libano.

Il Medio Oriente è lontano dall’Europa, ma la crisi nell’area può avere gravi ripercussioni in tutto il continente. Di questo sembra che i governanti europei, italiani in testa, sembra non rendersene conto.  Però se ieri Israele ha mostrato saldezza di nervi e non ha forzato la risposta, è difficile che possa permettere all’Iran di compiere il suo progetto per l’attacco al paese.
L’Iran e il suo fedele (?) alleato stanno portando alla probabile distruzione del Libano.