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Regione Siciliana. Musumeci nel solco del presidente Crocetta

Arriva Nello Musumeci alla presidenza della Regione e chi pensava che la musica sarebbe cambiata oggi appare molto deluso.
Senza entrare nel merito di una amministrazione che appare confusa e senza idee, è l’acquiescenza supina allo stato italiano di Musumeci che fa arrabbiare di più.
Taluni speravano che con l’avvento del nuovo presidente la Sicilia iniziasse un percorso di riacquisizione della propria identità politica, culturale ma anche e soprattutto economica.
Invece, Nello Musumeci sta confermando la sua anima nazionalista. D’altra la sua storia politica parla di nazionalismo . Come i predecessori sembra minimamente pensare a dare battaglia sul diritto costituzionale delle norme dello Statuto, e si muove come i precedenti governi,  senza idee e sembra smentirsi sullo scippo da parte del governo nazionale di 800 milioni Iva che spettano per legge alla Regione.
Noi non abbiamo ancora sentito Musumeci o l’assessore all’economia Armao, parlare di inizio di azioni anche giuridiche nei confronti del governo nazionale per evitare lo scippo.

Si apprende invece, salvo smentite, che Marco Falcone sarebbe stato inviato a Roma non tanto per discutere della questione, ma per ratificare il protocollo. Insomma, la Sicilia si “arrende” allo scippo, dopo che lo stesso Musumeci nel corso delle dichiarazioni programmatiche aveva detto che “accordi finanziari con Roma” debbano essere ridiscussi”.

Chissà cosa mai intendeva per “ridiscutere” …

Nuovo presidente, stesso solco nazionalista. Le giovani menti siciliane possono continuare ad emigrare, la sanità può continuare la sua lenta discesa verso l’inefficienza, la viabilità può continuare a rimanere da terzo mondo, i treni del FAR WEST possono tranquillamente continuare viaggiare attraverso la Sicilia con tempi di percorrenza pari a quelli delle carovane.  Insomma, questa terra può continuamente a sentirsi, come scrive Giafar al-Siqilli, un’isola “buttanissima”.

L’ascarismo, come da qualcuno identifica l’asservimento al volere di Roma, è duro a morire nella politica (“p” rigorosamente minuscola) siciliana.