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Sindacati militari. La Corte Costituzionale riconosce il diritto e il Ministero “tenta” di mettere paletti inesistenti e incostituzionali

Il Ministro per la Difesa Elisabetta Trenta

Spesso la politica tende a prendersi meriti non propri ma questa volta il Ministro Trenta, nel volersi intestare la questione dei sindacati per i militari, ha decisamente toppato, cercando di innovare la sentenza con limiti assolutamente non previsti.

Dopo decenni, e dopo la triste sentenza del 2010 con la quale la Corte aveva di fatto tolto ogni speranza ai militari per l’associazionismo sindacale, sono intervenuti fatti giurisprudenziali europei che alla fine hanno “costretto”  la Corte a rivedere la sua posizione negativa che con sentenza 120/2018 finalmente afferma l’incostituzionalità delle norme di legge che vietano ai militari l’associazione a sindacati di categoria.

Il Ministro con la circolare APM/11.7.291/18_AP, del 21 9 2018, molto probabilmente suggerita dai vertici militari, cerca di imporre un limite che la Corte non ha posto.

Secondo il Ministro, che con un post video su FB sembra essersi intestata la vittoria epocale, i sindacati di categoria militare sono possibili solo per il personale in servizio e in ausiliaria, precisando nelle note che la Corte non avrebbe censurato la parte seconda del comma 2 dell’art 1745 del D.lgs. 66/2010.

Orbene, la lettura del Ministro appare fuori da ogni logica giurisprudenziale in quanto il secondo comma dell’articolo 1475, dichiarato incostituzionale – “I militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali” – non ha ulteriori interpretazioni poiché la Corte nella dichiarazione di incostituzionalità ha precisato che tale comma vada riformato in «I militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale alle condizioni e con i limiti fissati dalla legge; non possono aderire ad altre associazioni sindacali».

La Corte ha riconosciuto ai “militari” il diritto sindacale e non ha fatto alcuna discriminazione tra militari in servizio e nella riserva come maldestramente si tenta di far credere.

Lo stesso riferimento all’art 994 del COM da parte del Ministro, appare come una conferma della posizione “giuridica” di militare anche chi si trova nella “categoria” della riserva.

Infatti, contrariamente a quanto si afferma nella circolare, l’Art. 887 dell COM precisa che “1. La categoria della riserva è composta dai militari che cessano dal servizio permanente o che vi transitano dalla categoria dell’ausiliaria. 2. I militari della riserva hanno obblighi di servizio soltanto in tempo di guerra o di grave crisi internazionale”.

Il militare della riserva è giuridicamente un professionista non in servizio attivo ma con obblighi verso il Ministero della Difesa.

Il Ministro, che sembra non sufficientemente informato oppure non conosce a fondo il COM da lei stessa citato,  dovrebbe sapere che “solo” i militari in congedo assoluto – art 880 del COM – non sono più vincolati ad obblighi di servizio attivo in tempo di pace, in tempo di guerra o di gravi crisi internazionali.

La Trenta comunque, che con il suo post video su FB ha cercato di prendersi meriti che non ha, farebbe bene a non assecondare i vertici in questi tentativi di escludere dal sindacato militare il personale della riserva.

È tempo che i vertici comprendano che il mondo sta cambiando e il gioco delle inutili rappresentanze verticistiche è stato alla fine scoperto.

La sentenza 120 segna una svolta attesa da decenni e che di fatto dà il via all’abolizione delle rappresentanze militari superate di fatto dagli eventi, che presentate come istituzione democratiche si sono dimostrate da subito inutili e ovviamente verticistiche dato che i vari presidenti dei COBAR, COIR e COCER sono sempre rappresentati da un militare di grado più elevato e quindi sempre e comunque un ufficiale, spesso anche di grado apicale che dovrebbe tutelare la base nei confronti dei vertici.

Il controsenso più evidente lo si è avuto con la presidenza del Gen. Gerometta al COCER interforze mentre questi ricopriva contemporaneamente l’incarico di “Direttore Generale per il Personale Militare”.

Secondo logica tutta militare, il Direttore Generale per il Personale Militare, cioè colui che decide su reclutamento, disciplina, avanzamento e trattamento economico, avrebbe dovuto tutelare, quale presidente del COCER,  i militari nei confronti dell’ente da lui stesso diretto. Una follia normativa che ora finalmente trova soluzione perché la situazione cambia radicalmente e i vertici si trovano all’improvviso spiazzati dalla sentenza in oggetto.

Si può quindi ipotizzare che la “burocrazia” gerarchica in Via XX Settembre possa cercare di rallentare il corso degli eventi o quanto meno cercare di ridurre gli effetti della sentenza stessa.

La botta è stata dura anche perché probabilmente nessuno, a parte i ricorrenti e centinaia di migliaia di militari, si aspettava una decisione del genere che di fatto modifica sostanzialmente i rapporti tra militari e Ministero della Difesa e Stati Maggiori.

Malgrado tutto e tutti, si va verso una vera rappresentanza sindacale di militari delle varie categorie  e sarà ben difficile che tentativi di sabotaggio della norma costituzionale per far si che questi sindacati non nascano o che nascano zoppi, che sicuramente ci saranno, possano fermare il corso degli eventi.

Non sarebbe forse più confacente che il titolare del dicastero della Difesa rivedesse la sua posizione e correggesse con immediatezza l’evidente “errore” in cui è incorso?

I vertici militari, obtorto collo, dovranno farsene una ragione, la “Corte locuta, causa finita”.

Michele Santoro