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Uranio impoverito. Oltre 340 morti, migliaia di ammalati  e la negazione istituzionale. Ministro Trenta in quali diritti crede veramente ?

Il Ministro per la Difesa Elisabetta Trenta

Sono passati mesi dalla chiusura della Commissione Parlamento sulla questione dell’uranio impoverito, eppure, malgrado la la relazione finale riferisce di «Sconvolgenti criticità» nel settore della sicurezza e della salute dei militari, la questione sembra essere totalmente sparita dall’agenda del governo e quindi del Ministero della Difesa.

Eppure, la relazione non lascia dubbi sulla causa ed effetto della partecipazione alle missioni pseudo umanitarie in cui l’Italia, per vassallaggio verso gli USA, si è  imbarcata e non riesce ad uscirne malgrado gli annunci di parte dei grillini sempre più all’angolo della politica malgrado la loro partecipazione al governo.

La commissione ha messo nero su bianco che situazioni di impiego «in Italia e nelle missioni all’estero, hanno contribuito a seminare morti e malattie».

La relazione non ha possibili interpretazioni diverse da quelle di una tragedia nazionale negata per motivi che ai più appaiono incomprensibili ma che sono chiari nella loro tragicità.   Si tratta di capire le responsabilità istituzionali e personali ma anche dei problemi economici immani che questa tragedia umana che investe migliaia di militari, comportano.

La relazione, come detto, non lascia dubbi di sorte e mette in i «molteplici e temibili rischi a cui sono esposti lavoratori e cittadini nelle attività svolte dalle forze armate, ma anche dalla polizia di Stato e dai vigili del fuoco. Non c’è solo l’uranio, ma anche l’amianto, presente in navi, aerei, elicotteri. Tanto che la Commissione ha accertato che solo nell’ambito della Marina Militare 1.101 persone sono decedute o si sono ammalate per patologie asbesto-correlate».

Ma nel complesso, almeno fino ad oggi, si contano oltre 340 morti e 4 mila militari che in vario modo risultano affetti di patologie riferibili all’U 238  contenuto nei proiettili utilizzati dalle forze NATO e dagli USA nei vari teatri di guerra. L’Italia ha sempre negato l’uso di detto munizionamento ma non può di certo negare l’evidenza del numero dei malati e dei morti.

Eppure, malgrado i morti, malgrado i casi di patologie riferibili all’uranio impoverito continuino ad evidenziarsi con drammaticità, la questione sembra incanalata nelle istituzioni in un binario “morto”.
La verità ormai sembra nota a tutti, il problema è capire se e quando lo stato ammetterà che si, qualcuno ha sbagliato e ai militari vanno riconosciute cure e risarcimenti.

Sarà mai possibile? Abbiamo forti dubbi peraltro confermati dalla stessa relazione che non a mistero e afferma «nell’amministrazione della Difesa continua a diffondersi un deleterio senso d’impunità».

E il Ministro Trenta ? Ad Avvenire, l’1 luglio scorso ha rilasciato dichiarazioni degne di nota.
«I militari devono stare bene. Penso al grande tema dei diritti. Diritto alla Salute. Diritto sindacale. Diritto a vivere una vita familiare piena. Non sono parole. Non sono promesse generiche. Credo profondamente a quello che le sto dicendo: quei diritti non vanno compressi, vanno rispettati fino in fondo».

Finalmente un Ministro che avverte la necessità di garantire al personale il diritto di essere cittadini e quindi di essere tutelati,

Arturo Celletti, il  giornalista che l’ha intervistata, queste importanti aperture scrive che si  attendeva qualche dichiarazione sul sindacato per le forze armate, una risposta alle troppe vittime dell’uranio impoverito, i ricongiungimenti familiari.

Voleva capire Celletti, ma il Ministro, riporta il cronista,  – con un gesto della mano lo ferma e si sposta sui diritti dei migranti  – e «Il diritto di assicurare un asilo a chi fugge dalla guerra. Il diritto di arrivare e trovare un lavoro. Anche questi sono diritti, eccome se lo sono. Ho guardato cento volte le foto di migranti e ho pensato sempre una cosa: una famiglia che mette un figlio su un barcone sperando di regalargli la vita va solo aiutata».

E il diritto alla vita dei militari? Il diritto di vivere una vita familiare piena? Il diritto di essere considerati uomini nel senso biblico?
Ministro, in quali diritti crede veramente e profondamente?

Lei dice di aver letto degli assordanti silenzi e che li vuole cancellare, ma fino ad oggi sulla tragedia dell’uranio impoverito non si è visto nulla di concreto.
Come concilia il denunciato silenzio e il negazionismo “ufficiale”  delle istituzioni militari e governative con la sua affermazione: “i generali hanno a cuore ogni vita di ogni soldato” ?