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Sentenza Corte Costituzionale su Province siciliane. Siciliani Liberi: ennesimo scandalo

Siciliani Liberi – Home Siciliani Liberi – Home Secondo gli indipendentisti di Siciliani Liberi, la recente sentenza della Corte costituzionale è l’ennesimo scandalo, l’ennesima pagliacciata giuridica, l’ennesima mostruosità giurisprudenziale, con la quale uno Stato italiano sleale e vigliacco attacca le prerogative della Sicilia trincerandosi dietro i soliti presunti e inviolabili “principi generali dell’ordinamento costituzionale”; principi che nessuno sa quali siano, ma che hanno consentito, dal 1957 ad oggi, di smontare, pezzo per pezzo, l’autonomia confederale garantita alla Sicilia il 15 maggio del 1946.

Questa sentenza dimostra ancora una volta che la Corte Costituzionale è un giudice MAL COSTITUITO e MAL DISPOSTO nei confronti dell’Autonomia siciliana, presso il quale è perfettamente inutile costituirsi, come è inutile costituirsi presso ogni giustizia politica e faziosa. La Corte Costituzionale NON È il giudice naturale dei conflitti di competenza tra Stato e Regione. Il giudice naturale, illegittimamente soppresso con un colpo di stato nel 1957, è e resta sempre l’Alta Corte di Giustizia per la Regione siciliana. Queste sentenze dimostrano che l’inadeguatezza non è solo formale ma decisamente sostanziale.

Questa sentenza dimostra ancora una volta l’inutilità, la completa vacuità, degli “autonomismi statutari”. “Applichiamo lo Statuto!” è lo stanco slogan ripetuto da autonomisti e centralisti, tra i quali – non dimentichiamolo – anche la “Diventerà bellissima” dell’attuale Presidente della Regione e il Movimento 5 Stelle. Quale statuto vogliono applicare questi signori? Quello castrato dalle sentenze della Consulta o quello vero? Su questo bisognerebbe quanto meno fare un po’ di chiarezza. E con quali strumenti giuridici leciti pensano di superare una sentenza che è ormai apertamente ABROGATIVA di TUTTE le prerogative che il Popolo Siciliano merita per diritto naturale storico e inalienabile e che la Costituzione repubblicana italiana ha formalmente riconosciuto.

La sentenza è un mostro, perché toglie di colpo quell’autonomia che la Sicilia ha sempre avuto, dal 1946, nel determinare le leggi elettorali proprie e degli enti locali siciliani. Nel 1991, bene o male, segnò la storia introducendo l’introduzione dell’elezione diretta del sindaco, poi recepita dallo Stato. Secondo la sentenza di oggi quella legge non si sarebbe mai potuta fare. Giurisprudenza non solo abrogativa, quindi, ma anche “evolutiva”: quello che la Regione poteva fare in passato e che ha fatto fino a oggi, da oggi in poi, per il capriccio dei giudici “italiani”, che a questo punto NON SONO I NOSTRI GIUDICI, non lo potrà più fare.

Non entriamo nel merito della riforma, se era giusto o no che le province venissero elette direttamente dal Popolo o con elezioni di secondo livello. Ci limitiamo a dire che al Popolo Siciliano, e solo al Popolo Siciliano, per mezzo del suo Parlamento democraticamente eletto, spetta questa decisione, non al Sig. Del Rio, che non è stato eletto da nessun siciliano e che sulla materia non ha certo alcuna competenza.

La motivazione, mostruosa, addotta, è quella che l’art. 117 riserverebbe la materia allo Stato! Ma l’art. 117 detta norme di diritto comune, leggi generali; mentre gli Statuto dettano leggi SPECIALI, che in omaggio ai principi generali di qualunque ordinamento prevalgono sempre e comunque sulle generali. Se così non fosse, la riforma costituzionale del 2001, sarebbe equivalsa ad azzerare ogni autonomia speciale. Perché le materie non previste dall’art. 117 sono per natura riservate alle Regioni. Se le materie di cui all’art. 117 sono riservate allo Stato che differenza c’è ora tra le ordinarie e le speciali? Eppure, questo la Corte dovrebbe saperlo benissimo, la riforma del 2001 poteva modificare le competenze delle regioni a statuto speciale solo nelle parti in cui l’autonomia veniva ampliata, non per restringere gli spazi di autonomia. Quindi, in questo modo, la Consulta ha superato la propria stessa giurisprudenza precedente azzerando, in un colpo solo, gli artt. 14, 15 e 17 dello Statuto!

Noi, purtroppo solo noi, ci rendiamo conto della gravità della cosa. Inutile votare per l’ARS a questo punto. Inutile votare in senso lato, anche perché – con le attuali leggi elettorali – si è fatto sì che tecnicamente nessun partito esclusivamente siciliano possa mai approdare a Roma o a Strasburgo se non in possesso di una quota di consensi praticamente plebiscitaria.

Ci hanno tolto il diritto di voto, nella sostanza, per l’Italia e l’Europa. Hanno svuotato di ogni significato e di ogni competenza il diritto di voto per la Regione. Ci tolgono il diritto di voto per le province. Ci resta solo il diritto di votare nei comuni dissestati dalle politiche italiane, e quindi paralizzati, e … nelle assemblee di condominio?

Oggi, più che mai, i Siciliani non sono trattati da italiani, da cittadini, ma sono trattati da sudditi.

E quel che è più grave è il silenzio supino dei partiti italiani e dei finti partiti siciliani.

Non una parola dal presidente del governo-fantoccio, Musumeci, al quale tutto ciò che arriva da Roma sta bene. Forse perché la legge era stata fatta dal predecessore, e quindi non l’aveva fatta lui? Ma qui è in gioco una prerogativa, e quindi un diritto, di tutta la Sicilia, non la cattiva legislazione di Crocetta che non rimpiange nessuno!

Non una parola, naturalmente, dai collaborazionisti nati del PD.

Ma neanche una parola dai fantocci a 5 stelle, che vanno in giro in campagna elettorale con la Triscele, e poi di fronte a queste sentenze tacciono, privi di qualsiasi idea e competenza, che non sia la megabufala dell’inutile taglio dei vitalizi.

L’unica soluzione è la ribellione. Questa sentenza, come tante altre, è INCOSTITUZIONALE,  e andremo a gridarlo davanti alle sedi di questo stato coloniale in Sicilia, a partire dal Commissario dello Stato. Che da quando è stato abolito il suo sindacato preventivo non si capisce bene cosa ci stia a fare, si prenda le proteste dei Siciliani che sanno che oggi l’Italia sta usando VIOLENZA contro la Sicilia e che, prima o poi, questa violenza la pagherà.