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“L’esercito islamico in Siria aspetta solo l’ordine di distruggere Israele”

Hossein Salami, vice comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane

Lo ha dichiarato Hossein Salami, vice comandante delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, attribuendo tutti i mali del Medio Oriente al “regime fittizio e privo di radici storiche chiamato Israele” 

“L’esercito islamico in Siria”, schierato sulle alture del Golan, non aspetta altro che l’ordine di annientare il “malvagio regime” israeliano. Lo ha dichiarato, in un recente discorso, il vice comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, Hossein Salami, aggiungendo che il gruppo terrorista sciita libanese Hezbollah, sostenuto da Teheran, dispone di 100mila missili puntati su Israele. “Stiamo creando una potenza in Libano perché vogliamo combattere da lì il nostro nemico con tutte le nostre forze – ha detto il generale iraniano, parlando lo scorso 8 giugno in occasione della giornata anti-israeliana “al-Quds” – Hezbollah oggi mette in campo una forza formidabile che da sola è in grado di spezzare il regime sionista. Il regime sionista non dispone di profondità strategica difensiva”.

Nel discorso, tradotto in inglese dal Middle East Media Research Institute (MEMRI) [1], Hossein Salami ha affermato che i pericoli che oggi Israele deve fronteggiare sono peggiori che in qualsiasi altro momento della sua storia. “Oggi si è formato in Siria un esercito islamico internazionale – ha detto – e la voce dei musulmani si fa sentire a ridosso del Golan. Si aspetta l’ordine per procedere allo sradicamento di quel regime malvagio, dopodiché l’esistenza di quel regime avrà termine per sempre. L’esistenza del regime sionista non è mai stata in pericolo come adesso”.

Salami ha sottolineato che oggi, grazie all’Iran, anche i palestinesi sono armati di missili, e tutte queste forze agiscono nello spirito della jihad contro Israele, gli americani e i loro alleati, lanciata e capeggiata dal regime della rivoluzione islamica. Secondo Salami, “il regime sionista costituisce una minaccia per l’intero mondo islamico, e questa era la filosofia alla base dell’instaurazione di quel regime”.

Presenza iraniana in Siria. I quadratini rossi indicano posizioni tenute a lungo termine da forze iraniane o loro alleati (da: New Yor Times, febbraio 2018, clicca per ingrandire)

Il vice comandante delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha elogiato l’ayatollah Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica nel 1979, per aver fatto della distruzione di Israele un obiettivo del regime iraniano. Khomeini, ha detto Salami, “ha divulgato la logica di annientare Israele come un nuovo concetto nel discorso politico mondiale. Così la Palestina ha rinnovato la sua anima e si è fatta viva e da allora il regime sionista vive nella paura, nell’ansia, nel delirio. Dopo Khomeini, la Guida Suprema Ali Khamenei ha unito il mondo islamico, ha sostenuto i gruppi della jihad e ha gettato la paura sulle terre occupate. Da allora, i sionisti non sono riusciti a trionfare sui musulmani in nessuna guerra. L’Iran – ha continuato Salami – esorta i musulmani alla jihad. I giovani musulmani sono orgogliosi di combattere i sionisti, gli americani e i loro alleati: per loro, diventare martiri è un onore. Questa è la nostra principale forza. Più passa il tempo, più diventano deboli il regime sionista e i suoi alleati, mentre i nemici del regime sionista diventano più forti: contro di loro i sionisti sono paralizzati. La Repubblica Islamica ha il dovere di difendere il movimento palestinese che combatte Israele. Dobbiamo stringere la gola dei nemici da lontano, non dobbiamo dare loro alcuna possibilità di avvicinarsi a noi, li controlliamo da lontano e li afferriamo per la gola in altri luoghi”.

Da anni Israele mette in guardia contro i continui tentativi dell’Iran di espandersi in Medio Oriente e di schierarsi militarmente in Siria. Lo scontro è venuto in piena luce a febbraio, quando un drone iraniano armato di esplosivi è entrato per breve tempo nello spazio aereo israeliano prima di essere abbattuto. In risposta, Israele ha lanciato un contrattacco sulla base aerea T-4, in Siria, colpendo il centro mobile di comando delle Guardie Rivoluzionarie iraniane dal quale il drone era stato pilotato. Teheran ha giurato vendetta e il 10 maggio la forza al-Quds delle Guardie Rivoluzionarie ha lanciato 32 missili verso la prima linea d’Israele sul confine del Golan. Quattro missili sono stati abbattuti dalla contraerea israeliana, gli altri sono ricaduti in territorio siriano. Nelle due ore successive Israele ha reagito con quella che è stata descritta come la più massiccia azione della sua aviazione in territorio siriano dai tempi della guerra del Kippur: lanciando decine di missili contro obiettivi iraniani in Siria [2], i jet israeliani hanno distrutto un notevolissimo numero di sistemi antiaerei siriani. L’operazione è stata ampiamente considerata un successo.

Invece Hossein Salami, invertendo l’ordine dei fatti, si è vantato del successo dell’Iran nel lancio dei missili, sostenendo che l’attacco ha messo a tacere Israele. “Quando i sionisti bombardarono la base T-4 in Siria e uccisero alcuni giovani – ha detto – pensavano che non avrebbero incontrato alcuna reazione, che nessuno avrebbe risposto. Ma la risposta è arrivata nel Golan, dove sono state lanciate decine di missili insieme al messaggio: se reagirete, ridurremo in polvere il cuore di Tel Aviv. Loro sono rimasti zitti e non hanno fatto altro”.

Hossein Salami ha infine incolpato Israele di tutti i problemi del Medio Oriente. “Tutti i problemi del mondo islamico – ha affermato – derivano dall’esistenza del regime falso, fittizio, storicamente privo di radici e privo di identità che viene chiamato Israele”, da Salami descritto come “un pugnale avvelenato piantato da 70 anni nel corpo della nazione islamica”.

(Da: Times of Israel, Israel HaYom, 9-10.7.18)