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Gerusalemme. Gli “eroi” di Abu Mazen

Ramallah 2000

La TV dell’Autorità Palestinese celebra i terroristi che parteciparono all’atroce linciaggio dei riservisti israeliani trucidati a Ramallah nel 2000.

come si ricorderà nell’ottobre 2000 due riservisti israeliani, Vadim Nurzhitz e Yossi Avrahami, entrarono per sbaglio a Ramallah, città sotto il controllo dell’Autorità Palestinese, e vennero selvaggiamente linciati da una folla palestinese che li trucidò e ne mutilò orrendamente i corpi. Il mondo restò scioccato di fronte alle immagini di quel crimine, e in particolare alla foto di uno degli assassini che si affacciava alla finestra della locale stazione della polizia palestinese, da cui erano stati appena scaraventati due israeliani, esibendo trionfante alla folla di fanatici le sue mani macchiate del sangue delle vittime. Quel palestinese, Aziz Salha, venne successivamente arrestato e condannato da un tribunale israeliano, ma nel 2011 è stato scarcerato nell’ambito del ricatto di Hamas per la liberazione dell’ostaggio Gklad Shalit [1].

Altri tre palestinesi che parteciparono attivamente all’atroce linciaggio sono tuttora detenuti in Israele, e lo scorso giugno la TV ufficiale dell’Autorità Palestinese ha reso loro omaggio in una puntata di “Giganti della Resistenza”, un programma dedicato ai terroristi detenuti in Israele. Visitando le famiglie dei tre assassini – Habbes Bayyoud, Muhammad Nawarah e Jawad Abu Qara – il reporter della TV di Abu Mazen ha introdotto ciascuno di loro con l’appellativo di “eroi”, mentre la sorella di uno dei tre terroristi sottolineava quanto la famiglia sia “orgogliosa” di lui.

Reporter della TV dell’Autorità Palestinese: “Mi trovo con la famiglia dell’eroico prigioniero Habbes Bayyoud, condannato all’ergastolo nelle prigioni dell’occupazione. […] Ora ci troviamo a casa dell’eroico prigioniero Muhammad Nawarah, che sta scontando una condanna a vita, possa Allah liberarlo”.

Sorella del terrorista Muhammad Nawarah: “Muhammad è un bell’uomo che rende orgogliosi. Sono fiera di avere un fratello come Muhammad. Grazie a lui, andiamo a testa alta e ci sentiamo orgogliosi”.

Reporter della TV dell’Autorità Palestinese: “Ora siamo arrivati a casa dell’eroico prigioniero Jawad Abu Qara, che pure sta scontando una condanna a vita [in realtà, a 25 anni ndr]. Auguriamo piena libertà a lui e a tutti i nostri prigionieri”. (Da: TV ufficiale dell’Autorità Palestinese, 16.6.18)

I tre assassini non vengono onorati solo a parole. Dopo il loro arresto, l’Autorità Palestinese ha premiato ciascuno di loro con lo stipendio, ufficialmente previsto dalle sue leggi, per un ammontare complessivo, nel loro  caso, dal 2001/2002 fino al giugno 2018, di 2.023.600 shekel (ca. 583.606 dollari).

(Da: PMW Bulletin, 5.7.18)

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha ribadito domenica che continuerà a pagare stipendi ai terroristi palestinesi e alle loro famiglie, nonostante la decisione della settimana scorsa del parlamento israeliano di trattenere l’ammontare equivalente [2] dall’importo delle tasse riscosse da Israele per conto dell’Autorità Palestinese. Intervenendo a una riunione dei capi della fazione Fatah, Abu Mazen ha dichiarato che il governo palestinese continuerà a pagare “i nostri martiri, prigionieri e feriti” come ha sempre fatto – sostiene Abu Mazen – sin dal 1965. “Non permetteremo a nessuno di intralciare il denaro che Israele non vorrebbe che noi versassimo alle famiglie dei martiri e dei prigionieri” ha detto Abu Mazen, stando alla trascrizione ufficiale diffusa dall’agenzia palestinese Wafa. Abu Mazen ha inoltre affermato che gli sforzi dell’amministrazione Trump per riavviare il processo di pace israelo-palestinese sono destinati a fallire e che i palestinesi “non permetteranno di funzionare all’accordo” a cui sta lavorando l’amministrazione americana, e che non è stato ancora pubblicato. “Abbiamo garantito al mondo che siamo contrari, che non lo accetteremo e che non permetteremo che passi”, ha detto Abu Mazen, secondo l’agenzia Wafa.
(Da: Times of Israel, 9.7.18)