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Gerusalemme. La maggioranza automatica anti-Israele all’Onu non è più tanto automatica

Il voto a favore dell’emendamento che condanna Hamas. Nikki Haley: “Oggi abbiamo visto più paesi votare dalla parte giusta che dalla parte sbagliata”

Solo ricorrendo a manovre procedurali, palestinesi e paesi arabi hanno salvato Hamas dalla condanna dell’Assembvlea Generale.  Il voto a favore dell’emendamento che condanna Hamas. Nikki Haley: “Oggi abbiamo visto più paesi votare dalla parte giusta che dalla parte sbagliata”

“Questa risoluzione attribuisce tutte le colpe a Israele e non cita nemmeno una volta Hamas”. Con queste parole l’ambasciatrice degli Stati Uniti dell’Onu, Nikki Haley, ha stigmatizzato il testo che i 193 membri dell’Assemblea Generale sono stati chiamati a votare mercoledì sera. Il Kuwait aveva cercato di far passare all’inizio di questo mese al Consiglio di Sicurezza una risoluzione analoga sugli scontri ai confini fra Gaza e Israele, ma il testo stato bloccato dal veto degli Stati Uniti. Washington aveva quindi presentato una propria risoluzione che chiedeva al Consiglio di di Sicurezza di condannare Hamas. La risoluzione non era stata approvata, ma aveva spostato la discussione sul ruolo svolto da Hamas nella recente ondata di violenze.

Mercoledì sera Haley ha attaccato i membri dell’Assemblea Generale che cercano di guadagnare punti politici coalizzandosi contro Israele, accusandoli di allontanare ancora di più, così facendo, le prospettive di pace tra Israele e palestinesi. “Gaza è una questione internazionale importante – ha detto Haley – Ma cosa la rende diversa e più urgente dei conflitti in Nicaragua, Iran, Yemen, Birmania e in molti altri luoghi disgraziati? Perché non ci siamo riuniti, qui, per discutere nessuno di quei problemi urgenti? Gli Stati Uniti lo farebbero molto volentieri. Per alcuni – ha rincarato l’ambasciatrice Usa – ciò che rende speciale Gaza è che attaccare Israele è il loro sport politico preferito. Ecco perché oggi siamo qui riuniti. La risoluzione proposta – ha continuato – è totalmente a senso unico. Non fa nemmeno menzione di Hamas, che sistematicamente dà inizio alle violenze a Gaza. Queste risoluzioni unilaterali alle Nazioni Unite non fanno nulla per promuovere la pace tra Israele e palestinesi. Lo ammettono tutti. Esse alimentano piuttosto nella gente disperata di Gaza l’idea che i loro capi non siano mai responsabili per la loro situazione. Alimentano l’odio. Sacrificano onestà, accuratezza, compromesso e riconciliazione, pur di promuovere una agenda politica di strette vedute. Nessuno è perfetto, su entrambi i versanti di questo conflitto. Ma non serve a nessuno far finta di credere che tutte le colpe ricadano su una parte soltanto”.

L’ambasciatore d’Israele all’Onu, Danny Danon: “La risoluzione che avete davanti, oggi, non protegge i palestinesi innocenti. Non protegge gli israeliani innocenti. Non condanna e nemmeno menziona Hamas”

Rivolgendosi a sua volta all’Assemblea Generale, anche l’ambasciatore d’Israele Danny Danon ha accusato l’organismo di “dare più forza a Hamas” sostenendo una risoluzione di questo genere. “Sono qui, oggi, a difendere un diritto fondamentale, un diritto riconosciuto a tutti i paesi del mondo: il diritto di difendere i propri cittadini”, ha esordito Danon. La risoluzione, ha detto, rappresenta “il tentativo da parte della comunità internazionale di negarci il nostro diritto fondamentale di difenderci. Sostenendo questa risoluzione, vi mettete in collusione con un’organizzazione terroristica. Sostenendo questa risoluzione, date forza a Hamas”. Esortando i delegati a leggere attentamente il testo della risoluzione che non menziona nemmeno una volta Hamas, Danon ha affermato: “La risoluzione che avete davanti, oggi, non protegge i palestinesi innocenti. Non protegge gli israeliani innocenti. Non condanna e nemmeno menziona Hamas, l’organizzazione riconosciuta come terroristica a livello internazionale che è direttamente responsabile delle violenze nella nostra regione. Dunque volete sostenere il terrorismo? Volete sostenere gli attentatori suicidi?”.

Gli Stati Uniti hanno presentato un emendamento al testo che vi avrebbe introdotto una condanna di Hamas per la sua istigazione delle violenze al confine, che hanno messo a rischio i civili, e per aver dirottato risorse, che sarebbero indispensabili per le esigenze dei civili, verso la costruzione di infrastrutture militari come i tunnel per infiltrazioni terroristiche in Israele e attrezzature per lanciare missili su aree civili. “Un emendamento modesto – ha detto Haley – che riflette la verità minima di ciò che sta accadendo a Gaza: è il minimo che qualsiasi ente o paese che si rispetti dovrebbe fare per la causa della pace”. L’ambasciatore algerino Sabri Boukadoum, in rappresentanza delle nazioni arabe, ha cercato di bloccare il voto sull’emendamento affermando che non era rilevante e che avrebbe minato gli sforzi di riconciliazione tra le fazioni palestinesi rivali Hamas e Fatah. La sua mozione d’ordine è stata sorprendentemente respinta con 78 voti contro 59 e 26 astensioni, consentendo all’emendamento degli Stati Uniti di essere ammesso al voto. A quel punto l’emendamento è stato votato e approvato con 62 voti contro 58, e 42 astensioni. Ma il presidente dell’Assemblea Generale, lo slovacco Miroslav Lajcak,ha dichiarato che, in base a una norma del regolamento dell’Assemblea, era necessaria una maggioranza di due terzi perché l’approvazione fosse valida. L’ambasciatrice Haley ha fatto ricorso, citando un’altra norma da cui risulta che basta il voto a maggioranza. Dopo una breve pausa, Lajcak ha messo al voto il ricorso degli Stati Uniti. Il ricorso è stato respinto per pochi voti (66 contro 73 e 26 astensioni).

L’approvazione della risoluzione arabo-palestinese, senza condanna né menzione di Hamas

Dopodiché l’Assemblea è passata a votare la risoluzione originale (senza l’emendamento su Hamas), presentata da Turchia e Algeria e sostenuta dai palestinesi e dai paesi arabi e islamici. La risoluzione è stata approvata con 120 voti a favore, 8 contrari e 45 astensioni. Gli otto paesi che hanno votato contro sono Stati Uniti, Israele, Australia, Isole Marshall, Micronesia, Nauru, Togo e Isole Salomone. L’Unione Europea si è divisa, con 12 stati membri che hanno votato a favoire della risoluzione palestinese (Belgio, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia) e 16 stati  che si sono astenuti (Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia e Regno Unito). Svizzera, Nuova Zelanda, Islanda e Norvegia hanno sostenuto la risoluzione contro Israele, mentre il Canada si è astenuto.

In una successiva dichiarazione, Nikki Haley ha affermato che “di fronte ai terroristi di Hamas che fomentano abitualmente le violenze, oggi l’Onu ha emesso il giudizio da bancarotta morale secondo cui le recenti violenze a Gaza sono tutta colpa di Israele. Ma la inveterata pratica alle Nazioni Unite di chiudere gli occhi sul pregiudizio anti-israeliano sta cambiando – ha aggiunto l’ambasciatrice – Oggi ben 62 paesi hanno votato a favore dello sforzo guidato dagli Stati Uniti di affrontare le responsabilità di Hamas per le disastrose condizioni a Gaza. Abbiamo visto più paesi votare dalla parte giusta che dalla parte sbagliata. Con il loro voto, quei paesi hanno riconosciuto che la pace potrà essere raggiunta solo quando verrà riconosciuta la realtà, compresi i legittimi interessi di sicurezza di Israele e la necessità di porre fine al terrorismo di Hamas”.

L’ambasciatore israeliano Danon ha accusato “elementi anti-israeliani” d’aver bloccato la condanna di Hamas: “un marchio d’infamia per le Nazioni Unite”. Ma ha aggiunto: “Anche se sono state usate manovre procedurali per bloccarci, siamo orgogliosi che la maggioranza dei paesi dell’Onu abbia votato per la prima volta la condanna dei terroristi di Hamas. Grazie agli sforzi congiunti con i nostri amici americani e i nostri alleati in tutto il mondo, oggi abbiamo dimostrato che la maggioranza automatica anti-Israele alle Nazioni Unite non è un destino inevitabile, e può essere modificata”.

(Da: YnetNews, Times of Israel, Jerusalem Post, 14.6.18)