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LIBANO. Il controllore “UNIFIL” controllato da Hezbollah e Esercito Libanese che impongono “restrizioni”

Un soldato dell’Unifil in servizio di pattuglia ad Adeysseh, nel sud del Libano. Dietro di lui, il ritratto di Hassan Nasrallah, capo dei terroristi filo-iraniani Hezbollah

Nel  2017, a Gennaio e poi a Giugno,  scrivemmo due articoli riportando la situazione di “ricatto” in cui sono mantenute le forze UNIFIL a sud del  Fiume Litani, in Libano. Negli articoli scrivemmo che il fallimento di UNIFIL era sotto gli occhi di tutti meno che di ONU e Italia. Ora, dalla Francia arriva la conferma che la forza di interposizione opera in una situazione di restrizioni imposte sia da Hezbollah, vero padrone del territorio, e dall’esercito libanese.Le violazioni alle risoluzioni ONU da parte di Hezbollah ma anche dell’esercito regolare, sono oggi denunciate dai  caschi blu francesi che accusano le parti di violare le risoluzioni e ostacolare il loro lavoro al confine con Israele.
E’ quanto si legge su un articolo pubblicato a fine febbraio sul sito web del quotidiano francese Le Journal du Dimanche [1] , ripreso dal JP con un articolo del 22 Febbraio scorso a firma Anna Ahronheim, che conferma quanto da noi riportato nei nostri articoli. Unifil non solo è inutile e probabilmente pericoloso per la pace, ma appare funzionale agli interessi di Hezbollah che non si nascondono, ma fanno sentire forte ed opprimente la loro presenza nella zona da questi controllata.

L’articolo di JP: I caschi blu accusano Hezbollah ed esercito libanese di violare le risoluzioni e ostacolare il loro lavoro “La sera non lasciamo mai la caserma perché le forze libanesi non sono amichevoli, ma è proprio allora che succedono le cose”.

I caschi blu dell’Onu in Libano accusano Hezbollah e l’esercito libanese di violare le risoluzioni e ostacolare il loro lavoro al confine con Israele. E’ quanto emerge da un reportage apparso a fine febbraio sul sito web del quotidiano francese Le Journal du Dimanche [1]. Il reportage cita un ufficiale in comando del contingente francese che dice nell’intervista: “La sera non lasciamo mai la caserma perché le forze libanesi non sono amichevoli. Tuttavia, è proprio allora che accadono le cose. Siamo presi nella morsa dell’aggressore. Fare il minimo indispensabile è diventata una scelta politica”.

Un ex ufficiale di collegamento dell’Unifil, la Forza interinale delle Nazioni Unite in Libano, trasferito da poco in un altro posto, ha detto al giornale: “Quando rileviamo attività militari nella nostra zona, specialmente vicino alla linea blu [il confine con Israele sancito dall’Onu], l’esercito libanese ci impedisce di posizionare i nostri osservatori. È come se quelle decisioni non arrivassero da loro. Tutti sanno che Hezbollah sta usando l’area per la prossima guerra”.

“Rispetto agli anni 2006-2007 abbiamo molta meno autonomia – ammette un soldato francese della brigata di fanteria meccanizzata – Prima pattugliavamo i villaggi di Hezbollah, come Bint Jbeil, anche se eravamo seguiti a distanza dai loro miliziani. Oggi è impossibile entrare. Quindi aggiriamo quelle località. In gergo diciamo: niente palle, niente problemi”.

“Tutte le nostre iniziative sono limitate – lamenta un ufficiale francese – ma c’è anche grande inerzia nei comandi. E’ frustrante”.

Il ministro della difesa israeliano Avigdor Liberman e gli alti ufficiali delle Forze di Difesa hanno ripetutamente avvertito che l’esercito libanese ha perduto di fatto la propria indipendenza per diventare “parte integrante” della rete di Hezbollah. Le Forze di Difesa israeliane hanno accusato numerose volte l’organizzazione terrorista sciita libanese al servizio dell’Iran di violare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza che ha fissato i termini in base ai quali venne posto termine ai 34 giorni di guerra combattuta in Libano tra Israele e Hezbollah nell’estate del 2006.

Oggi sono circa 10.500 i soldati dell’Onu schierati nel sud del Libano, compresi alcuni da paesi che non riconoscono Israele, affiancati da 585 membri del personale civile libanese. Un comandante finlandese ha persino detto al giornale francese che alcune forze presenti nell’Unifil in realtà aiutano Hezbollah. “Posso garantirvi che le forze di pace indonesiane riferiscono costantemente i movimenti israeliani a vari soggetti libanesi”, ha detto l’ufficiale. E ha aggiunto che alcuni dei dipendenti civili locali “non fanno mistero della loro appartenenza a Hezbollah”.

Lo scorso giugno le Forze di Difesa israeliane hanno accusato Hezbollah d’aver istituito sin da aprile dei posti d’osservazione vicino alla Linea Blu [2] camuffati da strutture di una ong ambientalista chiamata “Green Without Borders”, allo scopo di raccogliere informazioni militari. L’esercito ha diffuso filmati di membri di Hezbollah che raccolgono informazioni di intelligence su Israele, spiegando che il gruppo terrorista continua a utilizzare la ong come prima linea per la raccolta di informazioni, e  “riesce a mantenere la segretezza delle sue intenzioni e ad eludere le critiche dell’Unifil grazie agli avvertimenti da parte dell’esercito libanese”.

Un rapporto dell’Unifil di cui il Jerusalem Post ha preso visione afferma che ai caschi blu è stato negato l’accesso a un luogo pubblico, in un villaggio del Libano meridionale, da tre uomini vestiti in abiti militari usciti da una moschea addobbata con la bandiera di Green Without Borders. “Quando la pattuglia ha raggiunto l’area – si legge nel rapporto – i tre uomini hanno intimato alla pattuglia di fermarsi. Il capo-pattuglia ha cercato di negoziare varie ipotesi di percorso alternativo, ma ha ricevuto sempre lo stesso messaggio, educato ma irremovibile: abbandonare l’area”. Il rapporto afferma che si è valutato che i tre uomini lavoravano per Green Without Borders “in quanto il loro aspetto e modo di vestire erano simili a quelli che sono stati segnalati in alcuni dei luoghi in cui sono attivi gli uomini di Green Without Borders”.

La portavoce delle Nazioni Unite Eri Kaneko ha cercato di respingere le accuse di Israele. A luglio ha sostenuto che l’Unifil è in contatto con le forze armate libanesi per garantire che non vi siano violazioni della risoluzione e “per evitare malintesi o tensioni che potrebbero mettere a rischio la cessazione delle ostilità”. Ha aggiunto che i membri di Green Without Borders hanno effettivamente piantato alcuni alberi nella zona e che l’Unifil “non ha rilevato nessuna persona armata non autorizzata in quei luoghi, né scoperto alcuna base da segnalare come violazione della Risoluzione 1701/2006 del Consiglio di Sicurezza”.

Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane, Gadi Eisenkot, ha dichiarato che l’Unifil contribuisce a preservare la calma nel sud del Libano, ma i suoi comandi non fanno abbastanza per impedire a Hezbollah di violare la risoluzione. Eisenkot accusa Hezbollah di continuare a prepararsi per la guerra nei villaggi e nelle città a sud del fiume Litani (dove non dovrebbe nemmeno essere presente, in base alla risoluzione Onu) “ammassando armi sempre più letali e precise con lo scopo di colpire il fronte interno israeliano”, cioè i civili.

Lo scorso agosto il capo della Direzione intelligence delle forze israeliane, Herzi Halevi, ha detto al Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, in visita a Gerusalemme, che Hezbollah sta stringendo la presa sul Libano e ha esortato le Nazioni Unite a prendere ulteriori provvedimenti per prevenire una guerra.