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Israele. Abu Mazen cerca di fare il duro con gli USA ma prende sberle da Trump

Abiu Mazen al vertice di Istanbul [1]

Abiu Mazen al vertice di Istanbul

Dopo la decisione di Donald Trump di dare corso alla decisione del Congresso americano di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele e di trasferirvi la propria ambasciata, Abu Mazen , al secolo Mahmūd Abbās, l’uomo che incita all’odio il suo popolo e auspica la cacciata degli ebrei da Israele considerata terra araba dal Negev al confine con il Libano, parla di pace agli allocchi occidentali, aveva dichiarato che non avrebbe riconosciuto più gli USA come interlocutore primario per la pace.
Si sentiva forte l’uomo dal doppio pensiero, ma non aveva fatto i conti con un presidente americano Trump, inviso da tutti i benpensanti liberal sinistroidi, compresi gli italiani che permettono a gruppi arabi l’incitamento all’odio e all’uccisione di ebrei come successo a Milano, che non ci ha pensato due volte a rompere ogni contatto con la leadership palestinese.

Abu Mazen voleva forzare la mano e non ha sentito le raccomandazioni arabe a tornare a miti consigli e quindi oggi si trova a dover affrontare la dura risposta politica ed economica di Washington.

Trump starebbe per mettere in atto una serie di misure pesanti per l’OLP. Ogni contatto con i palestinesi sarà interrotto e le porte del consolato Usa a Gerusalemme sanno off limit per loro, l’ufficio dell’OLP a Washington rischia di essere chiuso e i finanziamenti americani saranno annullati compresi quelli trasferiti all’INWRA.

Ma non è tutto, Trump ha chiesto al Qatar, all’Arabia Saudita e ad Abu Dhabi, il congelamento degli aiuti economici all’Autorità Palestinese.

Ora ad Abu Mazen, che pensava di poter alzare la voce e minacciare chicchessia, convinto a torto di poter alzare contando sull’aiuto di Erdogan che ha sollevato un po’ di polvere e dato voce alle sue assurde pretese e che oggi appare silente e senza idee, non resta che leccarsi le ferite.

Gli Usa non sono più governati dal premio nobel agli intenti per la pace che risponde al nome di Hussein  Barack Obama, che ha dato ordine di sganciare bombe umanitarie in Pakistan, in Afghanistan, in Siria, in Yemen, in Somalia, in Iraq e cercato di destabilizzare il mondo con il giochetto Ucraina, disosto lo spiegamento di aerei da combattimento lungo il confine russo e “ordinato”  all’Europa di imporre sanzioni economiche contro la Russia,  ma da un presidente rozzo si ma che non si piega alla logica dell’establishment mondiale.

Michele Santoro