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UNIFIL. Una missione inutile e controproducente per la pace

libano [1]Continua inutile, controproducente per la pace e ostaggio di Hezbollah, la missione UNIFIL che iniziata nel 2006 per disarmare le milizie finanziate, addestrate ed armate dall’Iran, è scaduta nel ridicolo per la situazione in cui, complice anche la partecipazione di contingenti militari di stati che non riconoscono Israele.
Secondo prassi e logica, il dispiegamento di un contingente ONU deve essere effettuato con l’assenso degli stati in conflitto, e sopratutto con la presenza di stati che riconoscono le due parti contendenti o contrapposte. In questo caso ci troviamo con una missione composta in modo anomalo, che non sembra aver mai fatto alcunché per attuare la risoluzione ONU 1701 che prevede il disarmo di tutte le milizie e il ritorno alla sovranità del legittimo governo libanese del territorio a sud del fiume Litani.

La presenza di UNIFIL sembra divenuta nel tempo come un sostegno sociale all’economia del territorio che dovrebbe essere sotto proprio controllo, ed un ombrello alle operazioni di Hezbollah.

Secondo Israele, UNIFIL,  sotto ricatto dei terroristi che hanno costituito un vero e proprio stato a sud del Litani, sembra essere divenuta anche una missione “funzionale” per i terroristi sciiti di Hezbollah, braccio armato di Teheran in funzione anti Israele, anche perché Gerusalemme ha realizzato che UNIFIL, avrebbe ignorato le continue e documentate denunce della violazione risoluzione 1701.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la denuncia di Israele dello spregiudicato uso da parte di Hezbollah, di talune organizzazioni non governative per aumentare il suo peso bellico lungo il confine in funzione anti Israele. Questo ha costretto il governo Netanyahu a cambiare strategia, con poca attenzione e risultati in verità,  denunciando direttamente agli stati che fanno parte della missione, le violazioni alla risoluzione 1701.

Il Compito di UNIFIL viene descritto chiaramente anche dal Ministero della Difesa italiana e sul suo sito (https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/UNIFIL/Pagine/Missione.aspx [2]) si può leggere ….

UNIFIL deve assistere le LAF (Forze Armate libanesi) nel progredire verso la stabilizzazione delle aree:

La spregiudicata presenza di Hezbollah che ha imposto un suo stato nello stato e che mostra con arroganza, anche in televisione e sotto gli occhi di UNIFIL,  il suo potenziale offensivo composto anche di armamenti pesanti, droni e missili, appare come la dimostrazione palese del completo fallimento ed inutilità della missione ONU.

Perché mai le Nazioni Unite ed i paesi che contribuiscono alla missione non fanno nulla affinché UNIFIL abbia un senso oppure chiederne il ritiro?  Possibile che non si accorgono che la presenza di UNIFIL sul territorio è un ombrello pericoloso per le manovre iraniane che con Hezbollah cerca di accerchiare Israele e destabilizzare tutta l’area?

Eppure, voci fortemente critiche si alzano anche al Palazzo di vetro. Nikki Haley, l’ambasciatrice Usa all’Onu, ha accusato UNIFIL di essere  “cieca dinanzi al traffico di armi diretto al movimento sciita libanese Hezbollah” e che il generale Michael Beary, che afferma che non ci sono prove del trasferimento illegale di armi a sud del Libiano, “Sembra sia l’unica persona cieca di fronte a ciò che sta facendo Hezbollah, e ha dimostrato una imbarazzante mancanza di comprensione di ciò che accade intorno”.

A questo punto sarebbe interessante sapere da UNIFIL, da dove Hezbollah, che con il suo capo  Hassan Nasrallah minaccia una guerra contro sanguinosa contro Israele a cui parteciperanno migliaia di guerriglieri, riceve con quotidiana cadenza,  armamenti, addestramento e finanziamenti?

Però appare quantomeno eloquente il silenzio del governo Gentiloni sulla questione. Che stia prendendo le distanze da UNIFIL aspettando che qualcuno chieda formalmente il ritiro della missione?

Di una cosa però si può essere certi. Se Hezbollah dovesse scatenare un conflitto in Medio Oriente, che avrebbe effetti devastanti su tutta l’area, l’ONU, Italia compresa, non potrà dire di non avere colpe.