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Medio Oriente. Perché la Russia deve tenere conto degli interessi di Israele in Siria

Nel momento in cui riunisce Rouhani ed Erdogan a Sochi, Putin farebbe meglio a tenere presente che Israele non può permettersi di ignorare quanto avviene nell’area

Di Alex Fishman

In visita a Sochi martedì scorso, il presidente siriano Bashar Assad è sembrato un ragazzino fatto entrare un momento in salotto a ringraziare gli zii per i regali che ha ricevuto. L’immagine di Assad  sperso e solo in mezzo agli alti papaveri della sicurezza russa – per inciso, una foto diffusa dal Cremlino – riflette la situazione della Siria e i contorni dell’accomodamento conclusivo che i russi stanno architettando per il paese, e in gran parte anche per Israele.

Il viaggio di Assad in Russia all’inizio di questa settimana è stato tenuto segreto. Verosimilmente è arrivato su un aereo militare russo, senza entourage e senza neanche il suo interprete. All’inizio si è incontrato con il presidente russo Vladimir Putin per tre ore. Poi si è ritrovato dentro un evento che non aveva nulla a che fare con la sua visita. L’agenda di Putin prevede incontri periodici con gli alti gradi della sicurezza per discutere i piani di acquisto dell’esercito russo. C’erano il ministro della difesa insieme al capo di stato maggiore, i capi dell’industria della sicurezza e i vertici delle varie armi. I leader stranieri non partecipano a questi incontri, che sono presieduti da Putin.

Il presidente russo ha trascinato Assad nella stanza semplicemente perché recitasse le previste parole di ringraziamento. “Desidero presentarle le persone responsabili del successo in Siria – ha spiegato Putin ad Assad e alle telecamere, indicando i presenti all’incontro – Come sa, oltre alla Turchia e all’Iran, cooperiamo intensamente anche con altri paesi: con l’Egitto, gli Stati Uniti e la Giordania”. Qual è il paese rimasto fuori dall’elenco di quelli con cui la Russia coopera, citati da Putin? Israele.

Ma lo sviluppo diplomatico più importante per la questione siriana è il vertice di mercoledì, sempre a Sochi, organizzato da Putin con il presidente iraniano Hassan Rouhani e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, allo scopo di dividere il bottino – la Siria – in sfere d’influenza. Gli Stati Uniti ne sono esclusi, e così pure il governo siriano. Assad non è stato invitato al summit.

Assad considera l’invasione turca della Siria settentrionale un intervento ostile. Ma Putin gli ha chiarito che, nel quadro dell’intesa per la divisione permanente delle sfere di influenza in Siria, la Turchia si assumerà responsabilità e influenza sulle regioni nella parte nord del paese. I russi vedono la Turchia come il loro cavallo di Troia dentro la Nato. Erdogan, inoltre, offre a Putin la sua capacità di influire sulle forze dell’opposizione moderata, come l’Esercito Libero Siriano che fa base in Turchia. Dal canto suo, la Turchia vede la Russia come l’unico alleato in grado di preservare i suoi interessi contro elementi ostili come i curdi e contro l’infiltramento di profughi nel suo territorio.

Gli iraniani otterranno Damasco, che è parte considerevole dell’apparato dell’esercito siriano, presidiata da milizie filo-iraniane e uomini di Hezbollah. Sostanzialmente gli iraniani controllano l’esercito siriano. Quindi, nonostante tutti i conflitti di interessi, è dagli iraniani che i russi riceveranno la stabilità del regime di Assad. La Russia inizierà a sfoltire le sue forze in Siria entro la fine dell’anno, mantenendo forze ridotte nella Siria occidentale lungo la costa, dove i russi disporranno di un circoscritto dispiegamento aereo e di un dispiegamento navale variabile, oltre a sistema di difesa per queste forze.

E’ l’accomodamento che i russi porteranno ai colloqui previsti a Ginevra. Gli americani, che teoricamente dirigono questi colloqui, nel migliore dei casi vengono aggiornati dai russi, e aspettano solo il momento in cui potranno tirarsi fuori. Assad è una marionetta.

E Israele? Evidentemente dovrà occuparsi da solo dei suoi interessi vitali. Nel tentativo di ammorbidire l’allarmante dichiarazione del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov secondo cui l’Iran ha tutto il diritto di rimanere in Siria, l’ambasciatore russo in Israele ha ribadito martedì che Mosca tiene in considerazione gli interessi di Israele nell’area. In effetti fa bene a farlo, dato che Israele è il principale soggetto che potrebbe rovinare la festa, se costretto a difendere i propri interessi vitali. Se Israele decide che lo schieramento di forze sciite pro-iraniane nei campi militari siriani è una “linea rossa” invalicabile,  e le bombarda, i russi dovranno spiegare ai loro alleati iraniani come mai non riescono a tenere a freno gli israeliani. Il giorno in cui verrà distrutto un aeroporto gestito dall’Iran in Siria, tutti gli accomodamenti salteranno.

(Da: YnetNews, 22.11.17)