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I il governo, i media italiani, i clandestini e il Canale di Sicilia

Canale-di-Sicilia-cartina-nautica [1]La questione dell’immigrazione assistita messa in atto dal governo italiano con l’utilizzo delle navi della marina militare e  delle capitanerie di porto, viene giornalmente presentata da alcuni media nazionali, in modo a dir poco semplicistico.

Spesso si sente in televisione o si legge in qualche giornale “salvati 200 migranti in balia alle correnti nel Canale di Sicilia”.

In realtà, i pseudi salvataggi avvengono lungo le coste della Libia e spesso anche a pochi miglia dalla costa africana abbondantemente entro il limite delle acque territoriali internazionalmente riconosciute.

La distanza tra la Sicilia e la costa libica, prendendo il punto di riferimento Agrigento / Tripoli ,  è di 275 miglia marine, circa 500 Km.

Il Canale di Sicilia è a circa 180 miglia nautiche dalla verticale Pozzallo / Tripoli, quindi quando si dice che la Marina Militare o le navi delle  Capitanerie di Porto , navi straniere (che gentilmente ci facilitano il compito di traghettamento) ha recuperato migranti nel Canele,  in le operazioni si svolgono all’interno del Golfo della Sirte a poche miglia, se non proprio a ridosso, della costa libica.

Le coordinate  37.20N 11.20E sono chiare, e il Canale di Sicilia è il braccio di mare che va da Capo Bon in Tunisia e Mazara del Vallo (TP).

Ed allora la domanda sorge spontanea: perché mai si continua a parlare di Canale di Sicilia ?
Possibile che il giornalismo nostrano non conosca la geografia ?

Può trattarsi di disinformazione istituzionale ?