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Sicilia: sogno infranto di autonomia

I mille mediterranei di Braudel ed i paesi della sponda sud del “Mare nostrum”, che avevano attraversato il corso dei secoli scambiandosi guerra e pace, occupazioni, invenzioni e commerci, oggi ritornano in un clima di guerre e di rivoluzioni.

Gettati a mare i dittatori, che pure erano stati sopportati e celebrati per oltre mezzo secolo, i nuovi rivoluzionari dei paesi rivieraschi della sponda sud si sono trovati confrontati con una storia più grande di loro, impreparati ad ogni cambiamento, deficitari di sviluppo e benessere, preda alla fine degli integralismi sempre in agguato specialmente dove la democrazia flette e la libertà resta soltanto nelle chiacchiere degli occidentali. Così si spiega l’infezione purulenta anche dello Stato Islamico.

Tornano i mille mediterranei, e la Sicilia, non più terra di occupazione e di conquista, perde tuttavia ancora una volta un’occasione storica per far valere nello scacchiere geopolitico la sua forza di posizione, terra “di mezzo”tra occidente e islam, tra civiltà e sottosviluppo, tra barbarie e cultura. Invece di dettare i tempi della transizione verso una democrazia, certo ancora tutta da scoprire, la Sicilia resta ancorata nell’anonimato dell’ignavia e di una perduta identità e, alla fine, subisce le prepotenze delle autorità europee e soprattutto dei padroni di Roma che decidono per noi le violenze degli sbarchi di clandestini, in troppi autoproclamatisi profughi.

Mentre le autorità dello scoglio di Malta rispediscono in alto mare i barconi carichi di ragazzotti, Lampedusa invece accoglie tutti, come il ventre di vecchia baldracca, senza chiedersi il perché e soffocando così l’asfittica economia dell’isola, che ha soltanto nel turismo una potenzialità di sviluppo, turismo però che già in questa prossima estate farà sentire per intero la sua crisi, nonostante Borghezio o Maraventano. Ma accogliamo tutti, buoni e cattivi, senza neanche limitarne i movimenti ma lasciando che vadano in giro per tutta l’isola, e poi per l’intera Europa, con grande paura della gente, costretta ora a convivere con disoccupazione, inverno, crisi economica, clandestini e carabinieri.

Se la Sicilia fosse stata Nazione, avrebbe certamente assunto un ruolo determinante in questo mediterraneo, proprio mare nostro. Invece da colonia deve subire quello che altri decidono a nome suo, soprattutto senza tenere conto dei bisogni e dell’esigenze della sua gente che in questo mediterraneo deve vivere. Avrebbe certamente impedito l’ascesa di personaggi come Ben Ali, foraggiato per anni invece dai socialisti come Craxi e Martelli, o Mubarak o Bubleflika e avrebbe saputo dialogare senza servilismi con Gheddafi, impedendo che la jihad islamica potesse approfittare della confusione per potersi agilmente installare nelle istituzioni rappresentative e – come avviene oggi in Egitto con la vittoria schiacciante dei Fratelli musulmani, nonostante l’opposizione e gli autoproclami di approffittatori dell’ultima ora come Baradei o Ben Mussa, o nella guerra santa rivisitata dalle potenze occidentali in Siria per paura o connivenza con l’infezione Isis – lasci trapelare per tutte le democrazie del globo un’era di violenze e di pericoli.

Invece la Sicilia è rimasta senza mediterraneo, rubatole dai perfidi inglesi, come era successo quando questi avevano appoggiato il “traditore eroe dei due mondi”, sicuramente non per filantropia ma proprio per poter rompere l’egemonia della flotta duosiciliana nel mediterraneo, da dove erano tenuti fieramente lontani, e da francesi, sempre ambigui nell’appoggiare i tiranni, ma lesti a scappare quando la situazione sembra precipitare (Vespri siciliani, ndr).

Abbiamo lasciato che la Nato, gli americani quindi, senza alcuna legittimità, decidessero la guerra nel mediterraneo, intervenissero non per abbattere un tiranno ma per rubargli il petrolio, come peraltro avevano cercato di fare in Iraq, combattendo certo un tiranno come Saddam, ma privando la regione di una barriera di laicità nell’oceano sterminato degli integralismi mediorientali, ed ora ci inondassero di onde magnetiche con i sofisticati Muos. E’ vergognoso vedere come, senza attendere una risoluzione delle Nazioni Unite, che si sono dimostrate ancora una volta inutili e inadeguate, i francesi si siano permessi di portare la guerra in casa nostra, dimostrazione lampante che il mondo occidentale sta morendo dei suoi egoismi e per una voracità infinita di materie energetiche che se il vicino che le detiene è più debole lo attacca per sottrargliele con la forza dei tornado. Senza una interposizione di dialogo come uno Stato Sicilia potrebbe fare, il mediterraneo paga ancora anni di arretratezza e sottosviluppo. Invece la Sicilia, in questo panorama si ritrova invischiata e, purtroppo, senza speranze.

Sicilia: uno Stato nazione lì, nel mezzo del mediterraneo, ponte di culture e dialogo, capace di imporre legge e democrazia con la sola forza dell’esempio e dell’identità. Purtroppo quest’Isola resta colonia e preda di cattivi imbonitori che riescono a mortificarne la dignità e la tengono dolentemente soggetta e prona. Occorrerebbe uno Stato nazione autorevole, rappresentato, non a Roma in qualche CdM, come finalmente oggi avviene e come sarebbe peraltro da Statuto, ma nei differenti consessi internazionali, nelle istituzioni dove si decide ormai il quotidiano dei popoli; uno Stato nazione Sicilia che sedesse a parità di dignità politica di fronte a occidentali e arabi e facesse sentire autonomamente la voce della cultura e della libertà in un mondo che sembra aver perso oggi, insieme alla legalità, anche la capacità di solidarietà e di altruismi. Per riappropriarsi del mediterraneo sottrattole, la Sicilia ha una sola via da percorrere: riacquistare la propria identità e avanzare forte una richiesta di autonomia e, ove tutto fallisse, finalmente di indipendenza.

Eugenio Preta