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Oriana Fallacci a Charlie: la cultura italiana è definita e molto precisa da secoli. Non siamo americani…

Oriana Fallaci [1]

Oriana Fallaci

Si fa tanto parlare oggi del pericolo del terrorismo di matrice islamica e come spesso succede in questo strano mondo di buonisti, ci si dimentica che persone di cultura e di profonda conoscenza del mondo islamico, avevano da tempo messo in guardia l’occidente del pericolo islam.

Una di queste è certamente Oriana Fallacci che in molti dei suoi saggi ha sapientemente illustrato ad una platea di sordi buonisti italiani ed europei, quali conseguenze avrebbe potuto portare l’accettazione passiva dell’invasione islamica in occidente.

Ha messo in guardia l’Italia e l’occidente che l’occidente non poteva e non può permettere all’islam di stravolgere gli millenari usi, culture e la pacifica convivenza dei popoli.

La sinistra italiana non ha mai visto di buon occhio Oriana Fallaci, probabilmente perché metteva davanti ai loro abbagli l’intellighenzia radical chic della sinistra sempre innamorata del pensiero islamico.

Oriana Fallaci era scomoda, però aveva pregio di scrivere colpendo la pancia degli italioti …

Era il 1982 quando Charlie, l’ufficiale italiano che praticamente evitò con la sua fitta rete di contatti con le diverse anime confessionali presenti all’epoca in Libano, pesanti perdite al contingente italiano dopo gli attentati agli americani e ai francesi che hanno fatto oltre 300 morti, incontrò Oriana Fallaci.

Charlie conosceva bene il teatro in cui operava, parlava diversi dialetti locali ed era multilingue. Era considerato e rispettato da tutte le fazioni in guerra, ma quella sera chiese ad Oriana cosa ne pensasse sulla possibilità di aprire un dialogo con le varie anime dell’islam per cercare una pacificazione dei popoli.

Oriana rispose a Charlie con osservazioni , che poi calò nel suo libro “La rabbia e l’orgoglio” che oggi non potrebbero essere più attuali:

Io non vado a rizzare tende alla Mecca. Io non vado a cantar Paternostri e Avemarie dinanzi alla tomba di Maometto. Io non vado a fare pipì sui marmi delle loro moschee, non vado a fare la cacca ai piedi dei loro minareti. Quando mi trovo nei loro paesi (cosa dalla quale non traggo mai diletto) non dimentico mai d’ essere un’ ospite e una straniera. Sto attenta a non offenderli con abiti o gesti o comportamenti che per noi sono normali e per loro inammissibili. Li tratto con doveroso rispetto, doverosa cortesia, mi scuso se per sbadatezza o ignoranza infrango qualche loro regola o superstizione.

Noi italiani non siamo nelle condizioni degli americani: mosaico di gruppi etnici e religiosi, guazzabuglio di mille culture, nel medesimo tempo aperti ad ogni invasione e capaci di respingerla. Sto dicendoti che, proprio perché è definita da molti secoli e molto precisa, la nostra identità culturale non può sopportare un’ ondata migratoria composta da persone che in un modo o nell’ altro vogliono cambiare il nostro sistema di vita. I nostri valori. Sto dicendoti che da noi non c’ è posto per i muezzin, per i minareti, per i falsi astemi, per il loro fottuto Medioevo, per il loro fottuto chador. E se ci fosse, non glielo darei. Perché equivarrebbe a buttar via Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, il Rinascimento, il Risorgimento, la libertà che ci siamo bene o male conquistati, la nostra Patria. Significherebbe regalargli l’ Italia. E io l’ Italia non gliela regalo.

Ecco, tutto l’esatto contrario di quanto l’occidente sta facendo da decenni.

Purtroppo  la politica italiana, come tutta l’Europa e quell’ente inutile che risponde al nome di ONU, ha praticamente calato le braghe all’Islam e oggi ne paga le conseguenze.

Da decenni ONU ed Europa hanno ormai ceduto, senza onore,  all’Islam.

L’Islam certo non è il terrorismo, ma è indubbio che i terroristi sono islamici. E’ da qui che bisogna partire per capire e risolvere il problema.

E’ tempo che i muezzin e gli islamici che vogliono vivere in Italia si “sottomettano” alle leggi italiane e si adeguino alla cultura italiana nella loro diversità.

Non possiamo permettere agli islamici ci imporci il loro stile di vita, i loro usi e la loro cultura. E’ tempo che spariscano minareti e centri di aggregazione islamica e che la loro realizzazione ed uso come centri di culto sia concesso solo in regime di reciprocità con gli stati islamici.

Noi non possiamo permettere all’Islam di far professare il culto in libertà quando nei paesi dove vige il precetto islamico è vietata e perseguita duramente – fino alla condanna a morte – ogni religione diversa dall’Islam. E’ tempo che i mussulmani capiscano che non possono venire in Italia ed imporci la loro legge e la loro cultura. Non si può pretendere come in Iran e Arabia Saudita che le nostre donne si bardino dalla testa ai piedi e permettere alle donne islamiche di portare il burqa in Italia contravvenendo alle nostre leggi.

E’ tempo che anche la sinistra italiana si svegli. E’ tempo che l’Italia sia nazione e non solo stato.

E’ tempo di chiudere le frontiere e di rimandare indietro tutti i clandestini.

Michele Santoro