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Lettera aperta al Prof. Sergio Mattarella: se questa è l’Italia meglio emigrare

Michele Santoro [1]

Michele Santoro

Egregio Professore Sergio  Mattarella,

ho letto con molta attenzione la nota di censura inviata al deputato (non già onorevole) Giorgia Meloni a proposito delle sue affermazione circa l’immigrazione “clandestina” o “illegale” in Italia da un certo Consigliere Marco De Giorgio dell’ UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali).

Nella nota si evince chiaramente che un funzionario statale si arroga il diritto di richiamare un deputato nazionale e addirittura, di invitarlo “trasmettere alla collettività messaggi di diverso tenore”.

Senza entrare nel merito delle espressioni del deputato Meloni, che peraltro condivido totalmente anche se non mi richiamo alla sua linea politica, appare grave e oserei dire quasi sovversivo che un funzionario della repubblica  arrivi all’ardire di inviare una nota di censura ad un deputato democraticamente eletto.

Se Giorgia Meloni è  curiosa di sapere cosa ci sia dopo il cartellino giallo mostratomi dal Governo (SIC), io come cittadino di questo strano stato che sembra aver perso tutti i cardini del diritto e della legalità e che sembra avviarsi verso una dittatura abilmente occultata da democrazia, mi pongo il problema della libertà costituzionale, e del diritto sancito dall’21 Cost. (questa misconosciuta) di  manifestare liberamente il mio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione .

All’atto della sua elezione, a margine di un articolo del prof. Massimo Costa, illustre storico e siciliani sta, pubblicato il 3 febbraio scorso, ho scritto “Io non mi associo all’ipocrisia generale che in questi due giorni sembra pervadere tutta la politica italiana, le auguro solo buon lavoro riservandomi di chiamarlo “presidente” della repubblica e di riconoscerlo mio presidente, solo quando avrà dimostrato con i fatti che, finalmente, un presidente italiano, per lo più siciliano,  avrà il coraggio di chiamare lo stato italiano davanti alle sue responsabilità e ridarà alla Sicilia ciò che la Sicilia ha conquistato con il sangue.

Concludevo con un semplice ma chiaro “Buon lavoro dunque, prof. Mattarella, mi auguro che suo fratello Piersanti voglia  guidarlo verso la strada del diritto non solo scritto, ma rispettato e applicato”.

Orbene, sono passati ormai mesi dalla sua elezione da parte di “un” solo ramo del parlamento, e le ombre che da tempo stazionano sullo stivale sono bel lungi dal diradarsi e sempre più spesso ci si pone la domanda “dov’è l’Italia dei padri e dov’è finita quella che doveva essere la culla della civiltà e del diritto’?”.

Ho riflettuto molto prima di scrivere queste note e queste considerazioni ma il caso Meloni, perché caso, grave e politico è, e la manifestazione inutile dell’Anci a Roma per manifestare contro la mafia (sic) che fanno il paio alle sue dichiarazioni nel giorno del 23° anno dell’omicidio di Giovanni Falcone:“Per battere il cancro mafioso bisogna affermare la cultura della Costituzione [2], hanno vinto sulla mia reticenza nell’esprimere, liberamente e pubblicamente, il mio sentimento di repulsione di questo stato chiamato Italia.

Se riusciva difficile, se non impossibile, comprendere il senso della sua affermazione quandoquotidianamente le cronache giudiziarie ci riportano di politici nazionali, regionali e comunali inquisiti e condannati, con le ruberie di stato, con l’abbandono al loro destino degli italiani a favore di clandestini gentilmente prelevati fin dalle coste libiche, con governi incostituzionali e con lei stesso presidente eletto da un parlamento eletto con una legge incostituzionale e quindi illegittimo, con la decisione del governo di disattendere una sentenza della Corte e togliere ai pensionati quanto loro dovuto, con Mafia Capitale e con lo sfacelo sociale a cui stiamo assistendo da mesi sotto il silenzio di chi è stato chiamato ad essere il garante della Costituzione e dei diritti dei cittadini ed infine, il caso Meloni, fa apparire chiaro il sistema che si è instaurato in Italia, quando si permette ad un “consigliere” di un ufficio pubblico “richiamare perfino un deputato della repubblica”.

Mi chiedo, come si può affermare la lotta alla mafia e al malaffare istituzionale quando il parlamento italiano continua a legiferare (contro gli italiani) pur essendo illegittimo e composto anche da personaggi inquisiti e condannati anche per reati contro lo stato (vergognoso il no all’arresto dell’ultimo in ordine di tempo, senatore della repubblica inquisito per reati gravi, del NCD); come possono avere un senso le affermazione di lotta alla mafia e la malaffare se lo stato è governato da un signore (il terzo) per giunta spergiuro perché anche in televisione ha dichiarato “mai a Palazzo Chigi per inciuci di Palazzo” per poi, attraverso inciuci di Palazzo come da lui detto e senza essere eletto, ha praticamente imposto la sua nomina a presidente del consiglio defenestrando Letta a cui pochi giorni prima aveva “sarcasticamente” assicurato, con la frase divenuta famosa e significativa, “stai sereno”; qual è il senso delle affermazioni e il richiamo al diritto e alla Costituzione se lei, che come giudice della Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge elettorale che ha eletto questo parlamento, è stato eletto al massimo ruolo di garante della Costituzione proprio dai parlamentari eletti incostituzionalmente e non ha sentito la necessità di parlare per il ripristino del diritto del popolo ad essere “sovrano” ?

Com’è possibile credere a questo stato e alle sue parole di diritto e rispetto della Costituzione quando il governo di questa repubblica sta facendo morire il popolo italiano stritolandolo nella morsa di balzelli a volte incredibili, con il regalo di 98 miliardi di tasse alle concessionarie del gioco d’azzardo, quasi due miliardi alle agenzie delle scommesse ed altri incredibili benefit e leggi ad hoc per banche e finanza, e poi il MOSE con ruberie di 3 miliardi di euro, mafia capitale,  i 7 miliardi del Monte Paschi “spariti” oltre ai 4 miliardi “donati” dallo stato, i 3 miliardi rubati per l’expo, i 4 miliardi regalati all’Alitalia e i 7,5 miliardi donati alle banche, e poi  l’Aquila, le grandi opere in Sardegna per il G 8 etc.?

Sarebbe lunga la lista degli scempi che la politica italiana ha prodotto e drammaticamente continua a produrre,  a cominciare dalla svalutazione arbitraria della lira del 600% a favore della Germania,  i conti strani per entrare nell’euro (Fonte ex Presidente del Consiglio PRODI) e i famosi prelievi forzosi dai conti correnti operati nella notte (Amato).

Sciascia diceva: «Se lo Stato italiano volesse davvero sconfiggere la mafia, dovrebbe suicidarsi!».

Io più modestamente dico che ormai solo una rivoluzione di popolo, fortemente auspicabile non cruenta, può abbattere l’architrave di questa bella e dannata terra.

Lei, siciliano, fratello di un martire della mafia dovrebbe sentire su di se il peso schiacciante delle affermazioni di comodo alla lotta alla mafia, specie in questo momento storico fatto di manovre di palazzo che hanno portato ben tre presidenti del consiglio al potere ma non eletti dal popolo, due presidenti della repubblica, lei incluso, eletti da un parlamento delegittimato da quella Corte Costituzionale di cui lei era giudice.

Tutto ciò fa apparire evidente come lo stato italiano sia caduto definitivamente in mano ad una oligarchia che ha ripristinato il sistema feudale dittatoriale dove vive il potente e sopravvive il popolo senza diritti.

Sciascia con le sue parole scritte su una roccia, ha centrato il senso drammatico di un paese che ha perso la via del diritto e della giustizia e viene governato, ma governato forse è una parola inappropriata, con regole tipiche di associazioni “chiuse”  e che non rispetta i principi sociali e di diritti sanciti nella Costituzione.

E Sciascia chiarì il suo pensiero coniando una tragica categoria di politici e antimafiosi,  drammaticamente attuale, “i professionisti dell’antimafia”.

Mi aspettavo dalla sua salita al Colle passi consequenziali alla sua azione di giudice della Corte Costituzionale e di coerenza alle sue idee di diritto e giustizia sociale. Come non ricordare il suo intervento contro la legge elettorale voluta dal centro destra, ma soprattutto, come non ricordare il suo ruolo nel dichiarare incostituzionale la legge elettorale approvato dal governo Berlusconi, duramente criticata da lei nella sua qualità di rappresentante presso il parlamento italiano. Ella si scagliò contro la seconda legge truffa elettorale italiana dopo il 1953 ed ora, ha firmato la terza votata dal solo partito democratico che paradossalmente prevede norme per la  Camera quando ancora il Senato è istituzione non cancellata.

Tutto ciò dà il senso di un caos istituzionale grave, foriero solo di sventure.

Mi aspettavamo da lei almeno due passi indispensabili e coerenti per chi crede nella Costituzione  e che giustamente pensa che l’affermazione della Costituzione sia la base per uno stato democratico fondato sul diritto.

Mi aspettavamo che lei sciogliesse il Parlamento e successivamente si dimettesse da quella carica a cui è arrivato con in voti di deputati illegittimamente eletti proprio con quella legge che lei, come giudice della Consulta, ha dichiarato incostituzionale.

Mi aspettavo che lei, giudice della Corte Costituzionale, facesse iniziare a questo stato che nazione non si può certo definire, un percorso, anche se lungo e accidentato, verso una vera democrazia costituzionale e parlamentare fondata sul popolo sovrano.

Poi, ricordo, da militare quale sono stato, che il 27 settembre del 2000, rispondendo da ministro della Difesa a una question time, ella dichiarò: «In Bosnia non vi è mai stato l’uso di uranio impoverito» e secondo quanto scrive il giornalista Lorenzo Sani  lei “  negò a più riprese il possibile nesso tra l’insorgere delle patologie e il servizio e negò che la Nato avesse mai utilizzato proiettili all’uranio impoverito (DU, DepletedUranium), tantomeno che questo fosse contenuto nei Tomahawk (missili) sparati in zona di guerra dalle navi Usa in Adriatico” .

Disinformazione? Acquiescenza al grande fratello internazionale? Ma la tutela e la difesa degli italiani dove sta?

E poi ricordo che lei è stato uno dei giudici costituzionali che ha dichiarato illegittima la legge elettorale approvata dal centro destra mentre da presidente della repubblica “controfirma” analoga legge che porta in se tutti i principi di incostituzionalità della precedente.

Ed ancora ricordo che ha firmato il decreto legge che toglie ai pensionati ben 8 miliardi mentre sprechi e regalie istituzionali, truffe e ruberie di politici e affaristi, non solo continuano, ma sono aumenti in modo esponenziale con l’arroccamento dello stato inteso come governo e parlamento, in una dorata Versailles.

Lei è rimasto al Quirinale, dove vi rimarrà sicuramente un settennato,  ma i suoi primi atti, e i suoi assordanti silenzi sulla situazione di sfacelo generale italiano,  sono l’esatto contrario alle sue affermazioni sul diritto costituzionale.

L’Italia sembra vivere in un periodo storico dove il diritto e la Costituzione, al di là delle parole solenne di rispetto,  sono divenuti elementi decorativi per chi sta al potere e i partiti, meglio dire la politica, che hanno instaurato una vera e propria dittatura mascherata da democrazia, sotto la quale anche la Corte Costituzionale sembra piegarsi, non da oggi.

Le dichiarazioni del ministro Padoan a proposito della sentenza della Corte sulle pensioni, in un’intervista al quotidiano la Repubblica ha dichiarato che  “la Consulta non ha “valutato il buco creato sulle pensioni” e si dice “perplesso” dal fatto che sostenga “di non dover fare valutazioni economiche sulle conseguenze dei suoi provvedimenti“. Non solo: pur ribadendo  il “massimo rispetto per l’autonomia della Corte” che è “intoccabile”, il ministro si augura “che in futuro l’interazione con governo e Avvocatura sia più fruttuosa”.

Dichiarazioni che danno l’immagine di un esecutivo (non democraticamente eletto) che mostra una  pericolosa deriva autoritaria che sembra essere passata inosservata dalla Presidenza della Repubblica che, a meno di errori, non sembra aver stigmatizzato le dichiarazioni del ministro.

Deriva autoritaria a cui la Corte sembra aver risposto secondo le desiderata del ministro considerato che sul caso degli agi ad Equitalia, contro ogni logica ed equità, si è espressa a favore dell’enorme guadagno dell’agenzia di riscossione, non solo, ma a proposito del blocco degli stipendi degli statali, dichiarando incostituzionale tale blocco, ha sottolineato come questa incostituzionalità è valida solo per il futuro (?).

La Suprema Corte nei decenni non ha fatto mancare decisioni prettamente politiche e contrarie alla Costituzione stessa. Penso sia inutile ricordare a Lei l’avocazione delle prerogative del’Alta Corte prevista dallo Statuto Siciliano (tutt’ora codificata nello Statuto che è parte interante della Costituzione), nato, come forse pochi sanno, prima della Costituzione e prima della composizione dello stato italiano.

Fu un atto politico e una decisione “incostituzionale” e un vero e proprio attentato alla Costituzione stessa in quanto la Corte, deputata a valutare il rispetto delle norme ordinarie con il dettato Costituzionale,

è intervenuta incredibilmente a modificare la stessa Costituzione che avrebbe dovuto garantire, nel silenzio generale di tutto quella  politica che si richiamava all’arco costituzionale e alla indecente classe politica siciliana… .

Professore, non penso sia il caso di ricordare a lei che lo Statuto siciliano è stato inserito nella Costituzione con la legge costituzionale n. 2 e quindi norma costituzionale.

Ma non è stato un caso isolato.

Con tutto il rispetto per la sua persona, ricordo che all’inizio del suo settennato ho scritto sull’Osservatorio Sicilia un articolo con il quale dicevo che aspettavo i suoi atti per capire se finalmente, dopo settennati anomali, iniziati con quello che fu definito il periodo di “mani pulite” che viste le cronache di questi ultimi anni e recentissime, sono rimaste sporche di non poco, avrei finalmente avuto un presidente della repubblica da considerare mio presidente.

Speranze per il futuro dei miei figli, ma vista la situazione attuale di sfascio generale, speranze almeno nel futuro dei miei nipoti; invece, neppur il più minimo accenno ad un cambiamento, anzi, abbiamo assistito e subìto un governo che impone leggi che stanno distruggendo il tessuto sociale ed economico del paese, aumentato la pressione fiscale a limiti insopportabili, aumentando la disoccupazione giovanile che oggi è ben al di sopra del 40% e facendo aumentare il numero dei poveri che abbandona al loro destino a tutto favore di una immigrazione illegale servo assistita dalla Marina Militare.

Si continua mestamente a vivere in uno stato governato da una classe politica delegittimata, che ha ramificato il suo controllo sullo stato attraverso la nomina di figli, parenti e amici in posti chiavi nei settori principali del potere economico e politico; in un stato governato da un sistema politico economico clientelare che ha distrutto il tessuto sociale ed economico dell’intera penisola; in uno stato dove vige un sistema governativo che sistematicamente  e scientificamente distrugge l’architrave del diritto in nome di una entità sovrannazionale artificiale gestito e governato da banchieri che manovrano e falsificano anche i dati delle borse internazionali.

E’ passato sotto silenzio generale il caso delle cinque grandi banche (Citigroup, JPMorgan Chase, Barclays, and the RoyalBank of Scotland ) che  hanno accettato di pagare più di 5 miliardi di dollari e dichiararsi colpevoli di più reati in materia di manipolazione di valute e tassi di interesse, oltre alla notizia che l’UBS, Unione delle Banche Svizzere,secondo il Dipartimento di Giustzia Usa, i dichiarerà colpevole di manipolazione del London InterbankOffered, o Libor, la piattaforma del costo di migliaia di dollari in carte di credito e altri prestiti. (Fonte: NYtimes).

In Italia, è il governo, con la sua “alta” firma sul decreto Renzi, che sottrae miliardi di euro ai pensionati mentre dall’altra parte condona 98 miliardi ai concessionari dei video giochi e ha fatto calare l’oblio sui miliardi “prestati” a MPS.

Tutto ciò, mentre dopo decenni di “onorata” lira, ci ritroviamo ad utilizzare una moneta, l’euro, emessa da istituti privati, non garantita da riserve auree e “coperta” incredibilmente da copyright, gestita da banche private che vendono allo stato carta con valore nominale acquistando successivamente debiti dello stato per controllarne la politica e l’economia.

Un quadro desolante dove la raffigurazione più evidente è il collasso generale del sistema sociale ed economico italiano.

Utilizzando frasi “fatte”, ho servito l’Italia in armi anni,in patria e all’estero,  ho creduto in questo stato, ora, proprio riflettendo sui fatti italici degli ultimi 25 anni, ed in particolare di questi ultimi cinque  anni e di questo ultimo scorcio di anno, non posso non pensare e affermare che non rifarei la stessa scelta di vita.

Non credo più a questo stato che ha distrutto i fondamentali sociali e economici del popolo, che ha ridotto lo stesso in condizioni di schiavitù e che ci dice che vuole lottare contro la mafia quando ormai anche i bambini sanno che la  mafia, proprio con l’antimafia di Sciascia memoria, è divenuta parte integrante delle istituzioni.

Sembra di vivere in un mondo di paradossi: la mafia che combatte la mafia.

Egr. professore, al suo predecessore ho restituito l’onorificenza di cavaliere al merito della repubblica, spinto da un senso di repulsione a certi comportamenti istituzionali di alte cariche dello stato, contrari agli stessi principi costituzionali.

Ho dubbi sul fatto che Giorgio Napolitano abbia letto la mia lettera, dubbi che sono diventati certezza quando il competente ufficio ha “alzato” un muro impenetrabile rigettando con argomentazioni risibili l‘accesso agli atti chiesto per verificare la correttezza della procedura, ovvero, che Napolitano avesse disposto la revoca dopo aver letto la mia lettera; a lei, che oggi dichiaro di non riconoscere come “mio” presidente, a lei, siciliano, fratello di un martire della mafia, dico soltanto che non mi aspetto molto dal suo settennato che ritengo incostituzionale  e non mi aspetto nulla di buono per il futuro, anche se lei, giudice della Corte Costituzionale, era nella mia speranza di un paese democratico, il presidente della coerenza e del rispetto della Costituzione e doveva essere il presidente di un paese  democratico fondato sul diritto e sulla legalità.

Coerenza che drammaticamente ho visto venir meno quanto quando ha firmato la legge elettorale votata da un solo partito, proprio come quella legge, incostituzionale, che lei in parlamento, da deputato, ha duramente contestato e definita contraria ai principi costituzionali e con la firma su altri atti governativi, ma soprattutto con la sua rimanenza al Quirinale..

Altri ruoli e altri comportamenti.

La Costituzione a cui si richiama da troppo tempo è dissacrata con leggi e comportamenti della politica contrati al suo dettato, e dalla stessa Corte che come già detto, specie per quanto riguarda la Sicilia, ha sentenziato spesso più nel rispetto degli interessi politici romani che per il supremo interesse del dettato costituzionale e della tutela dei cittadini; quando ha sentenziato coerentemente al dettato, ha lasciato la politica disattendere le decisioni costituzionali.

I suoi primi atti ufficiali e le sue affermazioni sulla mafia, egregio Professore, ritengo siano state retoriche e antistoriche,

e hanno confermato che niente potrà cambiare quella che erauna monarchia dei partiti divenuta oggi monarchia assoluta della politica, delle banche e della finanza.

Il declino politico sociale di questo stato a cui credevo è inarrestabile.
Io non credo più a questo stato per la cui realizzazione milioni di uomini, donne e bambinihanno perso la vita;

Non credo più a questo stato che quantifica in 150 euro al mese la vita di Matteo Vanzan, un soldato morto a Nassirya per una missione di guerra spacciata per umanitaria.

Non credo più a questo stato che subisce passivamente l’umiliazione di vedere due sottufficiali trattenuti in India ostaggi di chissà quale interessi economici.

Non credo più a questo stato che abbandona i suoi cittadini, strozzati dalle tasse e dalla disoccupazione a vivere per le strade e nelle macchine e poi spende 1.100 euro al mese per ogni clandestino che le nostre navi da guerra vaa prelevare fin sotto le acque libiche.

Non credo più a questo stato che invia nel mondo militari italiani in guerra spacciandola per missione umanitaria.

Non credo più in questo stato che va a prelevare quasi fin sotto le coste libiche i clandestini (illegali o irregolari) con le navi della Marina Militare, a cui si dà vitto, alloggio e benefit gratis e per ingraziare rubano, uccidono e buttano per terra il cibo offerto loro.

Non credo più a questo stato che non ottempera alle decisioni della Corte Costituzionale e che sottrae, con la firma del presidente della repubblica, miliardi di euro ai pensionati lasciando inalterati i benefici per la casta politica e burocrati dello stato

Non credo più a questo stato che nasconde la sua storia al popolo.

Non credo più a questo stato dove il diritto e la giustizia, ma soprattutto il rispetto dei principi costituzionali si sono persi nei meandri dei palazzi del potere centrale.

Non credo più a questo stato che ha ridotto il popolo in schiavitù feudalee che nonrispetta i Diritti, soprattutto quelli Fondamentali, e sembra piegarsi al volere di quanti hanno interesse di soffocarli nel supremo interesse di lobbies della politica, della finanza e dell’economia virtuale.

Il Presidente Sandro Pertini, in una intervista al Corriere della Sera  affermò, a proposito della dilagante corruzione politica “ Non accetterò mai di diventare il complice di coloro che stanno affossando la democrazia e la giustizia in una valanga di corruzione. Non c’è ragione al mondo che giustifichi la copertura di un disonesto, anche se deputato. Lo scandalo più intollerabile sarebbe quello di soffocare lo scandalo…”

Sembrano essere passati secoli.

Parole rimaste inascoltate anche da lui stesso perché oltre ai proclami nulla fece e concluse il suo settennato senza ulteriori sussulti. La casta politica ci offre gravi e persistenti spaccati di illegalità quotidiana e che quel paese che il Presidente Pertini auspicava non si è mai materializzato e la questione morale è rimasta irrisolta.

Dal lontano 17 febbraio 1992, da quando cioè il presidente socialista del Pio Albergo Trivulzio su colto sul fatto mentre intascava una tangente, si sono succeduti gli scandali di Roma capitale, l’Expo, il Mose, Unipol, Monte Paschi, e Ilva, l’Aquila,  per citarne alcuni in cui l’attuale classe dirigente e politica,  quest’ultima illegittimamente presente al parlamento (p rigorosamente minuscola) , sono coinvolti con personaggi noti e meno noti.

L’Italia, egregio Professore, è ormai un cumulo di macerie economiche e sociali, dove etica e onestà politica è sparita anche dai dizionari di lingua.

I valori di quella tanto decantata resistenza a cui immeritatamente si riconosce il merito esclusivo della “supposta liberazione” dal nazi fascismo per nascondere l’infamia del  tradimento (triste ripetizione dei fatti storici della I Guerra Mondiale) e di una resa incondizionata spacciata per “armistizio” (lo stesso documento di Parigi sarcasticamente riporta che “L’Italia si è arresa incondizionatamente anche se parla di armistizio), si sono tramutati nel malcostume istituzionale, nella lotta di quelli che si definiscono partiti (?), nelle guerre di correnti, negli interessi personali, nei clientelismi e affarismi per mantenere la propria poltrona graziosamente offerta dai capi partito utilizzando una legge incostituzionale e da un sistema perverso  che ha espropriato il cittadino del diritto di scegliere il proprio rappresentante, che grida “forte” il senso di distacco e disgusto di questo stato.

L’Italia democratica fondata sul lavoro è definitivamente crollata sotto i colpi delle truffe, della politica sporca e collusa, delle lobbies d’affari, della finanza e delle multinazionali private che hanno avuto ed hanno nei governi italiani e nel malaffare, il proprio grimaldello.

Quello che sta succedendo in questo decennio di governi incostituzionali lo chiarisce Avram Noam Chomsky che afferma “ la tecnica standard per la privatizzazione è quella di togliere i fondi (statali) , assicurarsi che le cose non funzionino, far arrabbiare le gente così che si possa consegnare lo stato ai privati”  .

Professore, da Berlusconi a Renzi, l’uomo che sbandierava ai quattro venti che non sarebbe mai diventato presidente del consiglio senza passare dalle elezioni, ogni sfaccettatura della politica è stata ed è finalizzata alla distruzione di quello stato democratico e sociale costruito con il sangue di milioni di italiani.

Penso sia venuto il tempo di pensare ad andar via da questa Italia, terra da un passato glorioso, ma dove appare sempre più drammaticamente evidente che cultura, moralità, onestà, diritto e giustizia non esistono più e dove ha preso il sopravvento una dittatura che si è posta al di sopra della Costituzione, influenzata e orientata da lobbies economiche, finanziarie e gruppi di potere oligarchici e di malaffare.

Termino con una sua dichiarazione rilasciata dopo il caso montato ad arte sulla morte di un innocente bambino siriano. Una immagine “straziante e confligge con i valori d’Europa” .

Volga il suo sguardo entro i confini di questa strana Italia, e forse, dall’alto del Colle del Quirinale, si accorgerà che tutto in Italia confligge con i valori della democrazia, della giustizia, del diritto, dell’onestà, dell’equità, e, cosa non poco conto, con i valori della libertà.

Michele Santoro
Aiut. EI  (ris)