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Marsala. Lotta al randagismo. Il Sindaco si “autodenuncia” … Impossibile la cattura dei randagi

Succede anche questo a Marsala. Con una ordinanza sindacale, la 103 del 26 Agosto 2015, che appare intrisa di contraddizioni , il Sindaco di Marsala dichiara pubblicamente che “non è possibile provvedere all’accalappiamento (dei cani randagi), in quanto la struttura comunale è sovraffollata”.

Inoltre dispone di provvedere, entro 120 dalla pubblicazione dell’ordinanza, alla mcrocippazione dei cani in possesso dei cittadini, mentre dispone per i possessori di cani, di denunciare la nascita di nuove cucciolate ed applicare il microcip entro un mese dalla nascita.

La denuncia ovviamente va presenta al canile municipale, sembra, brevi manu. E questo nell’era delle certificazioni e comunicazioni email certificate.

Altra disposizione, il civile comportamento dei possessori  di cani che devono portare a guinzaglio gli animali e pulire le eiezioni … leggasi feci. A Marsala non c’è un singolo marciapiede sprovvisto di pizze canine. E’ incredibile come signori e signore distinte con nonchalance sfacciano defecare i propri animali per poi andarsene lasciando i resti a marcire sulla pavimentazione.

Tutto ciò, è bene ricordarlo,   quando la legge di riferimento risale al 1991 (l. 281) e quella regionale al 2000 (.r. 15).

Secondo quanto dispone l’art 14 della l.r. 15/2000, “i comuni singoli o associati, direttamente o in convenzione con enti, privati o associazioni protezionistiche o animalistiche iscritte all’albo regionale provvedono alla cattura dei cani vaganti con sistema indolore e senza ricorrere all’uso di tagliole, di bocconi avvelenati o con pungoli. Non è consentita la cattura di cani vaganti o randagi a soggetti diversi dagli  addetti a tale servizio

Appare chiaro che i Comuni hanno l’obbligo di cattura e di predisporre ogni misura per il ricovero dei cani.

Il Sindaco di Marsala con la sua ordinanza si autodenuncia in quanto dichiarando l’impossibilità alla cattura, viola palesemente la legge perchè non attua le disposizioni alternative previste dalla norma.

Se il canile è sovraffollato  il Sindaco ha l’obbligo di legge di provvedere altrimenti e non può in nessun caso dichiarare l’impossibilità della cattura anche perché appare chiaro che viene violato anche il comma 7 dell’art 15 della legge che prescrive che una volta effettuata la cattura i cani vanno sterilizzati , iscritti all’anagrafe canina e rilasciati sul territorio. Ovviamente quelli non pericolosi.
Questa norma appare quantomeno opportuna perché evita “l’immigrazione canina clandestina”.
E’ noto infatti, che i cani mantengono il territorio che lasciato libero, viene “conquistato” da cani provenienti da zone diverse con il risultato di aumentare il problema.

Il Sindaco poi sembra dimenticare un aspetto importante del problema. “ La Pubblica amministrazione risponde dei danni provocati da cani randagi, in applicazione del principio generale del neminem laedere ex art.2043 c.c., qualora abbia omesso e trascurato di adottare i provvedimenti e/o le cautele idonee a rimuovere ed eliminare il potenziale pericolo rappresentato dai cani randagi, con i poteri attribuiti dalla legge e con le modalità oggetto della discrezionalità amministrativa”.

Ergo, se un cane randagio fa danni ad un cittadino, è il comune che paga … e di questi tempi forse sarebbe meglio che l’ente comune si cautelasse quanto più possibile e rispettasse le norme per evitare il peggio così come succede per le disastrate strade comunali.