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Aeroporto di Trapani Birgi. O si cambia rotta o si chiude … oppure si sopravvive con contributi

Continuano le prese di posizione sulla spinosa questione della gestione dell’Aeroporto Vincenzo Florio di Trapani e sul mancato pagamento delle “quote” annuali da parte dei Comuni a favore dell’Associazione in capo alla Camera di Commercio che gestisce il rapporto di Co-marketing (?) con Airgest e Ryanair.

Mentre ancora a Marsala qualche politico ben pensante perde il tempo a discutere sul “co nome”, ovvero se identificare l’Aeroporto con il nome delle due città Trapani/Marsala, sfugge a quasi la totalità della politica locale e regionale, ma soprattutto agli  operatori del settore turistico o a chi li rappresenta, il vero nocciolo della questione che non è certamente il comarketing di provincia invenzione  e che è tutto da decifrare nella sua corretta giuridica, ma una seria politica gestionale dell’aeroporto e del settore turistico che, ancora molti fanno finta di non sapere, è totalmente da inventare nel trapanese.

Le dimissioni di Pace possono essere l’inizio di una presa di coscienza generale ma non bastano le parole, ci vogliono programmi e una interazione forte tra pubblico e privato.

Ma probabilmente la prima azione da fare anche se la politica probabilmente non ne vuol sentire parlare, è la completa privatizzazione dello scalo. Solo chi deve “garantire” utili al pacchetto azionario riesce ad agire conformemente alle leggi del mercato.

Fintanto che Airgest può fidare di contributi pubblici è difficile, se non impossibile un cambiamento di rotta e anche la gestione, con tutto il rispetto per l’attuale management, deve essere altamente professionale, da qui l’esigenza che lo Statuto di Airgest preveda un Amministratore Unico il cui incarico vada affidato attraverso la scelta di professionisti internazionali e/o nazionali del settore trasporti e dopo un concorso pubblico.

Condivisibile l’intervento del Segretario della CGIL di Trapani, Cutrona;secondo cui “ oggi più che mai sarebbe indispensabile che l’Airgest, società che gestisce l’aeroporto, si attivasse per far convergere su Birgi altre compagnie aeree. Non è pensabile continuare a demandare e affidare a una sola compagnia aerea, che tra l’altro forte del monopolio che detiene detta le regole, lo sviluppo turistico aeroportuale…”.

E poi la politica del turismo. Fino ad oggi abbiamo assistito alla classica politica dello struzzo. Non si vedono i problemi e di conseguenza non si interviene per modificare la situazione. Se solo si raffrontassero i dati dei flussi degli ultimi 5/6 anni ci si potrebbe rendere conto che il numero delle “presenze” non si discosta molto e in alcuni casi, il numero di presenze è diminuito rispetto al passato.
Riguardo ai dati dei flussi aeroportuali, nel periodo gennaio maggio 2015 si sono avuti 561.820 transiti (che significano circa 280.000 passeggeri) con un aumento del 2,90% rispetto allo stesso periodo del  2014 ma in realtà si tratta di un piccolo recupero rispetto al 2013 perché l’anno scorso si è chiuso con un calo rispetto all’anno precedente del 14,9%.

Nel mese di maggio 2015(ultimo censito)  il calo passeggeri all’Aeroporto di Birgi  riscontrata da Assoaeroporti (http://www.assaeroporti.com/statistiche/ [1]) è del (meno) 7,9 con “soli” 1.150 movimenti e un calo passeggeri internazionali del 9,7%  sul 2014, mentre è in aumento del 5,9% il flusso nazionale.

L’internazionale nello stesso periodo conta 45.644 transiti, ovvero, 22.822 passeggeri di cui,  presumibilmente, almeno la metà, o forse di più,  si tratterebbe di italiani che si sono recati all’estero.

Quindi, leggendo i dati, ufficiali di Assoaeroporti, si può tranquillamente affermare che Birgi offre un servizio, non sempre low cost (verificare costi voli nel periodo estivo e sotto le festività), per la comunità trapanese.

Ma anche rileggendo i dati del 2013 dell’Ufficio Statistica della Provincia si può rilevare che sono stati censiti circa 500.000 arrivi  nell’anno e di questi 196.000 stranieri, con 2.000.000 di presenze.
La capacità ricettiva censita nel 2013 era di circa 29.000 unità, presumibilmente oggi siamo a circa  30.000. Il conto è presto fatto 30.000 posti per 365 giorni il territorio offre  10.950.000 di letti/presenza. Se se ne contano 600.000 circa all’anno, e se la matematica non è una opinione, i dati indicano un fallimento generale.

Da qui bisogna ripartire per intervenire altrimenti non si va da nessuna parte.