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Storia dimenticata. 15 Settembre 1866. Anniversario della “Rivoluzione del sette e mezzo”

rivolta del Sette e Mezzo" stampa dell'epoca [1]

rivolta del Sette e Mezzo" stampa dell'epoca

Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazionali Sicilianu ritengono doveroso ricordare che il 15 settembre del 1866, a Palermo ed in gran parte dei paesi del circondario, ebbe inizio la grande rivolta indipendentista che fu detta del “SETTE E MEZZO” (in quanto i combattimenti veri e propri si sarebbero protratti per oltre sette giorni). Va sottolineato che non mancarono ai ribelli  notevoli successi militari e politici. Gli eroici ribelli godettero, infatti, della solidarietà e dell’appoggio di tutta la popolazione.

La rivolta fu domata soltanto dopo il giorno 22 Settembre. E soltanto a seguito di una serie spietata ed impressionante di bombardamenti , effettuati alla cieca dalle artiglierie delle navi della Flotta Militare e dalle batterie delle truppe dell’Esercito del Regno d’Italia, inviate tempestivamente dal Governo italiano, che, in quel momento, era presieduto da Bettino Ricasoli ed aveva sede a Firenze. Il tutto, ovviamente, mentre il Re d’Italia era Vittorio Emanale Secondo.

Le truppe dell’Esercito avrebbero raggiunto, in brevissimo tempo, la consistenza di 40.000 uomini. Ed erano comandate dal Generale Angioletti.

Tutte le operazioni militari relative alla riconquista  di Palermo erano sotto l’alto comando del Generale Raffaele Cadorna che, di proposito, era stato nominato anche Commissario Regio per la Sicilia.  A sua richiesta, fu proclamato lo stato d’assedio per tutta la Sicilia.

Lo stesso Vittorio Emanuele II, quando fu informato dei fatti, avrebbe addirittura scritto di proprio pugno ed inviato al Capo del Governo italiano, Bettino Ricasoli, un “messaggio” nel quale raccomandava di “non avere pietà per quella plebaglia” .  Il messaggio era stato scritto in lingua francese, che era ancora la lingua più familiare al “Re Galantuomo” ed ai suoi collaboratori.

L’invio di rinforzi e la “dislocazione” in Sicilia di tanta parte dell’Esercito e della Marina Militare furono piuttosto facili per il Governo italiano in quanto tutte le Forze armate erano ancora “mobilitate” per la eventuale prosecuzione della Terza Guerra d’Indipendenza, in quel momento sospesa, se non addirittura terminata. Ma per la quale non era stato ancora sottoscritto il Trattato definitivo di Pace.

Pressoché inutili le trattative di pace condotte dal Corpo Diplomatico straniero in Sicilia, soprattutto da parte del Console Generale Francese. La rivolta doveva essere soffocata senza pietà. Tantoppù che ne era stata, a stento, prevenuta l’estensione a tutta la Sicilia.

A forza di cannonate e di stragi, si ottenne così la resa incondizionata dei Ribelli Siciliani, fra le macerie fumanti.

La repressione e le rappresaglie, anche contro la popolazione civile, furono tremende e senza regole. Le torture, le violenze, le fucilazioni arbitrarie, senza processi e senza verbali, si sarebbero susseguite ancora per anni interi.

Si contarono oltre 10.000 morti!

I processi veri e propri furono pochissimi, in quanto al Governo italiano premeva mantenere il silenzio su quella grande rivoluzione Indipendentista che lo aveva sostanzialmente delegittimato. E che dimostrava, ancora una volta, al Mondo che i Siciliani non avevano mai voluto né volevano che la Sicilia fosse ridotta al rango di clonia di sfruttamento delegittimando, così, anche il falso  e spudorato Plebiscito del 1860, della cui validità nessun Paese Straniero, per la verità, era convinto.

Le manipolazioni della verità , la enorme quantità di esecuzioni sommarie, di stragi, di massacri, di deportazioni, con l’uso della violenza e della tortura, la censura totale e tutti gli altri espedienti messi in atto dal Governo italiano e dai suoi rappresentanti in Sicilia, non riuscirono , tuttavia, a seppellire definitivamente la verità. Né a zittire le denunzie, la rabbia e gli urli di dolore del nostro Popolo e delle migliaia di sopravvissuti ai bombardamenti. La verità, insomma, seppure con le difficoltà che ancora sussistono e si rinnovano, vennero, in un modo o nell’altro, a galla. Grazie alla Stampa cattolica; grazie ad alcuni giornali e grazie persino alle “astute” pubblicazioni messe in circuito dall’Abate Agostino Rotolo. Si pensi, infine, alle impreviste dichiarazioni ed alle testimonianze che emergono, comunque, dagli Atti parlamentari. In primo piano poniamo gli Atti con le testimonianze acquisite dalla specifica Commissione d’Inchiesta che avrebbe operato nel 1867, con grande precauzione ma anche con qualche momento di tolleranza e di rispetto delle regole. Atti che furono pubblicati soltanto ….. nel 1966. Cioè dopo un secolo! Ma, diciamolo francamente, meglio tardi che mai ….. perché fra le “pieghe” si possono ritrovare, con altri particolari, quelle verità scomodissime che la Cultura Ufficiale si affanna a negare.

Nel processo di desicilizzazione in corso, è comprensibile che questa rivoluzione rimanga “scomoda” ed “indigesta”. Soprattutto ai militanti dell’antisicilia. Ma è altrettanto, vero che il recupero della verità e della consapevolezza di sé sarà di grande utilità per la rinascita e la riscossa del Popolo Siciliano.

Ed è anche per questa ragione che il 28 Settembre prossimo, alle ore 10, l’FNS “Sicilia Indipendente” manterrà viva la tradizione di organizzare (nell’ultima domenica del mese di Settembre di ogni anno) uno specifico attivo seminariale, rivolto a recuperare integralmente la memoria ed i significati della “RIVOLUZIONE DEL SETTE E  MEZZO”, che rimane una delle pagine più insanguinate della Storia del Popolo Siciliano, della Nazione Siciliana.

Senza mancare di illustrare e documentare le numerose violazioni dei Diritti dell’uomo, ed i “fatti” che caratterizzarono repressioni e rappresaglie. Una “crudeltà di stato ” complessiva, insomma, che ha pochi precedenti un Europa.

Piaccia o non piaccia ai falsari della storia!   !

Non aggiungiamo altro.

A N T U D U !

Palermu, 15 Sittimmaru (Settembre) 2014
Il Segretario Politico

Giuseppe SCIANO’