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Ryanair e Birgi. Il bluff del “co-marketing”, in realtà aiuto di stato, non paga

La questione relativa agli accordi Ryanair/Airgest, mai resi pubblici malgrado Airgest sia un società partecipata a maggioranza pubblica, e quindi ogni atto è pubblico si ripresenta perché il vettore, come da tempo annunciato, ha rimodulato le rotte sullo scalo trapanese.

Alcuni, probabilmente senza conoscere i numeri, imputano al mancato versamento delle quote dell’operazione di Co-marketing stabilite per ogni comune da un patto definito d’onore.

Già co-marketing si scrive, si legge finanziamento pubblico camuffato e ciò confermerebbe che gli accordi Airgest/Ryanair, prevederebbero, oltre alle agevolazioni sullo scalo (handling e altro), anche un congruo importo cash a favore di Raynair.

Fin quando c’era la provincia le cose andavano benino perché in un modo o nell’altro i finanziamenti per il supposto “co-marketing” o per le supposte operazioni di promozione del territorio,  arrivavano.

Il Co-marketing di cui si parla spesso a Trapani e dintorni è tutto fuorchè un vero accordo commerciale di promozione.

Infatti, co-marketing, chiamato anche marketingpartnership [1]partnering [2] commerciale o in modo più specifico co-branding [3], definisce una collaborazione tra attori di qualsivoglia natura (individui, enti [4]imprese [5], ecc.) sotto forma di accordo di investimento [6] congiunto riguardante una o più variabili di marketing [7] (Wikipedia).

Bene, i soggetti chiamati a sostenere finanziariamente questo co-marketing dovrebbero essere gli enti pubblici, Ryanair e Airgest.

In realtà sembra che siano solo gli enti pubblici che finanziano Airgest che poi girerebbe a Ryanair sotto forma di accordi di promozione. Ovvero, darebbe incarico di promozione del territorio sul sito di Ryanair all’agenzia che per il vettore si occupa di ciò.

Il tutto non sembra proprio una operazione di co-marketing.

Non è dato di sapere come avviene questa operazione perchè Airgest non ha mai reso pubblica questa operazione. Ed allora viene spontaneo chiedersi come mai nessun ente preposto al controllo dei conti pubblici è mai intervenuto nella questione considerato che sembrerebbe trattarsi di un vero aiuto di stato ad un vettore in violazione alle norme nazionali ed internazionali nel settore.

Ora, con la crisi in atto, i comuni fanno fatica a mantenere il patto definito d’onore con Airgest e quindi soldi ne arrivano pochi e quindi Raynair attua la sua politica di distacco da Birgi anche perché i numeri commercialmente cominciano a denotare stanchezza sul’’aeroporto trapanese.  Nel programma estivo 2015 raynair cancella 6 tratte, Cagliari, Girona Barcellona, Goteborg, Maastricht, Manchester e Perugia, e questo, al di là delle considerazioni circa il bluff del co-marketing, è da ritenere essenzialmente nel fatto che nel periodo Gennaio-Luglio 2014,  Birgi ha visto un calo di transiti complessivo del 14,3% rispetto allo stesso periodo del 2013.

Qualcosa come oltre 180 mila transiti in meno nel periodo preso a riferimento. 

Il ritardo nel trasferimento dei fondi dai comuni, ammesso che ciò sia tutto legale, non ha alcuna refluenza nel calo endemico dei passeggeri sullo scalo evidenziatosi in costanza di rotte rispetto al 2013.

E’ territorio di Trapani che attira sempre meno e il supposto tanto decantato low cost non regge più.

L’aeroporto di Birgi paga l’errata strategia commerciale di puntare ad un unico vettore e quindi dover sottostare alle rotte da questi imposte. Paga anche e soprattutto, l’assenza di servizi e la scarsa valorizzazione d’insieme delle attrattive turistiche.

La politica del vettore unico era giustificabile “solo” per lo star up e non come strategia di lungo termine come invece sembra aver preferito Airgest.

A ciò si aggiunga la forte competizione che Palermo ha messo in atto per riprendersi la centralità aeroportuale nella Sicilia occidentale, e l’assoluta mancanza di una strategia turistica del territorio.

Si potrà continuare a bluffare sul co-marketing, ma il gioco  seppur criticabile e riteniamo non lecito,  alla lunga ha mostrato i suoi limiti. Non poteva reggere a lungo e da solo a mantenere il flusso dei passeggeri.

Quindi non è Ryanair che abbandona o riconsidera lo scalo di Birgi, ma è il territorio trapanese, la sua politica politicata ed inconcludente che è responsabile di ciò.

Invece di scatenare polemiche sterili, i politici facciano un bel mea culpa e se sono capaci mettano in campo tutte quelle azioni serie per il territorio che sono da volano per l’aeroporto.

Non è l’aeroporto che fa il turismo, ma viceversa.

Noi non ci associamo a chi sollecita il finanziamento ad un vettore per rimanere, analizziamo i fatti e i fatti, ovvero i numeri del calo del traffico aereo sullo scalo, che non sono contestabili perché ufficiali, dicono chiaramente che il territorio di Trapani non è appetibile e quindi il suo scalo si riduce solo all’uso locale.

Occorrono strategie industriali, occorre lungimiranza politica,  non necessariamente e solo soldi pubblici.