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Israele. Il fronte nord

Jihadisti qaedisti del fronte anti-Assad “Jabhat al-Nusra” si fanno fotografare sul Golan a pochi metri dalla recinzione di confine con Israele [1]

Jihadisti qaedisti del fronte anti-Assad “Jabhat al-Nusra” si fanno fotografare sul Golan a pochi metri dalla recinzione di confine con Israele

Quello che vediamo ai confini con il Libano e la Siria ricorda in modo esasperante ciò che è già accaduto per anni sul fronte sud

Per molto tempo l’attenzione è rimasta saldamente concentrata sul fronte sud, dove uno stillicidio di razzi e colpi di mortaio che sembravano contenibili è stato tollerato per periodi di tempo sempre più lunghi, fino a quando ci si è accorti che Israele aveva perso la sua deterrenza (la capacità di dissuasione che impedisce ai suoi nemici mortali di attaccarlo apertamente), mentre Hamas si era armata fino ai denti. E’ comprensibile, ma non sarebbe saggio ignorare i preoccupanti segnali sul fronte nord. Quello che vediamo ai confini con il Libano e la Siria ricorda in modo esasperante ciò che è già accaduto per anni sul fronte sud, quando davamo ripetutamente per assodato che eravamo in grado di tenere sotto controllo gli attacchi saltuari. La sopportazione da parte di Israele ha reso a un certo punto inevitabile il conflitto in piena regola. Ormai era solo questione che si verificasse un incidente per innescare uno scontro feroce e prolungato.

La minaccia dei missili di Hezbollah (clicca l’immagine per ingrandire)

Quello scenario comincia a replicarsi al lato opposto del paese, dove Israele si trova a fronteggiare nemici assai meglio equipaggiati e addestrati, e più disciplinati. A intervalli irregolari degli ordigni si abbattono su Israele dal Libano e dalla Siria, e in entrambi i casi Israele – come al solito – ha deciso di pazientare (cosa che non gli verrà riconosciuta, naturalmente, se la situazione dovesse degenerare): anche perché non è del tutto chiaro chi ci stia attaccando.

L’ipotesi è che non si tratti di Hezbollah né delle forze sotto l’influenza del despota di Damasco Bashar Assad. Per cui si tratta o dei fanatici jihadisti che stanno dilagando in Siria, o di formazioni irregolari palestinesi che si trovano in entrambi i paesi confinanti con il nord di Israele. Uno scenario plausibile è che si tratti di manifestazioni di solidarietà palestinese verso i loro soci di Gaza. Il guaio è che questi attacchi possono facilmente causare un grave incidente e innescare un round di ostilità: è la natura stessa del fuoco sparato a caso, le cui conseguenze sono sempre imprevedibili. Può diventare il fiammifero che incendia la polveriera, anche nel caso gli attori maggiori non vogliano veramente che questo accada. Si sono già avuti nelle ultime settimane diversi lanci di razzi dal Libano verso zone abitate israeliane come Kiryat Shmona e la Galilea occidentale, con i civili nuovamente costretti nei rifugi, danni ed anche alcuni feriti. Anche se l’escalation può apparire lenta, costituisce comunque un grosso pericolo. Le Forze di Difesa israeliane si sono già trovate costrette a rispondere al fuoco verso i siti di lancio dei razzi Katyusha e ad ammonire severamente i governi interessati e le forze Onu per il mantenimento della pace (quelle che dovrebbero garantire i confini d’Israele dopo ogni ritiro delle forze israeliane) sempre notevoli per totale apatia e inutilità. In Siria non si può più contare su un governo centrale funzionante. In Libano, benché da Beirut giungano segnali che indicano il tentativo di mantenere il controllo, il governo potrebbe non essere abbastanza forte o abbastanza capace per assolvere il proprio compito.

Nel cerchio rosso. Quneitra (clicca l’immagine per ingrandire)

Ci si è molto complimentati, qui in Israele nelle scorse settimane, per la deterrenza che avremmo ristabilito nei confronti di Hezbollah con la guerra dell’estate 2006, benché tanto criticata a suo tempo. In effetti Hezbollah da allora non si è più azzardato ad attaccare Israele. Ma la valutazione va aggiornata. Oggi Hezbollah, più che intimorito dalla forza d’Israele, è chiaramente occupato altrove: Hezbollah è il principale puntello militare di Assad nella sua guerra interna contro i ribelli siriani. Da alcuni anni in Siria Hezbollah sta subendo perdite significative, ma allo stesso tempo sta ampliando enormemente le sue scorte di armi, mentre i suoi combattenti acquisiscono molta esperienza sul campo di battaglia.

E’ vero che Hezbollah è un nemico meglio organizzato di Hamas, molto più capace di controllare e tenere a freno le proprie forze. Ma in passato abbiamo anche visto che Hezbollah è capace da un momento all’altro di abbandonare ogni freddo calcolo razionale. Stando ai nostri calcoli razionali questo non dovrebbe accadere, ma non si sottolineerà mai abbastanza che la nostra logica non è la stessa che governa i nostri numerosi nemici nella regione. Non si può mai escludere che si creino delle circostanze tali per cui Hezbollah, con o senza l’accordo di Assad, ritenga opportuno scatenare uno scontro con Israele per sue proprie considerazioni politiche interne. Né si deve minimizzare l’eventualità che qualche attacco di forze palestinesi al confine nord degeneri rapidamente in un confronto che in teoria nessuno vuole. Non si dimentichi infine che praticamente tutte le forze che si combattono fra loro nella guerra civile siriana sono anche ferocemente anti-israeliane. Una volta che venisse scatenato uno scontro, nessuno può dire chi potrebbe esserne coinvolto e su quale scala.

Editoriale : Jerusalem Post, 26.8.14