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Iraq e Pakistan, Libia e Siria in fiamme. Gli USA soffiano sul fuoco dell’integralismo islamico

fuoco [1]Senza dimenticare il  Maghreb, il Mali, l’Algeria. L’Afghanistan apparentemente è in sonno, i talebani aspettano gli eventi per farsi sentire nuovamente.

Nel frattempo, grazie alle strategie americane e gli interventi in Iraq, in Yemen, in Somalia, in Afghanistan e, segretamente ma non troppo, in altri stati africani, l’islam ha ripreso vigore.

L’Iraq e la Libia, destabilizzati con operazioni avventuristiche effettuate contro il diritto internazionale, sono in pieno caos e i morti, specie in Iraq non si contano più e i Jhadisti hanno dato vita allo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis).

Senza le avventure americane molto probabilmente non ci troveremmo oggi a dover affrontare la più grave minaccia Jhiadista della storia moderna post Bin Laden.

In Siria, dove gli interessi vengono dai giacimenti di gas TAMAR (2009) e LEVIATHAN (2010), la situazione pare non interessare a nessuno mentre in Iraq gli Usa hanno già detto che interverranno, ma solo se sono messi a rischio i loro interessi, leggasi petrolio, mentre dall’Afghanistan che dovevano andarsene entro il 2014, rimarranno ben oltre questo limite e si parla del 2016, ma non è per niente certo. E ovviamente l’Italia si accoda.

In Libia non esiste di fatto uno stato ma tanti piccoli sceiccati che, mancando un uomo forte e catalizzatore, hanno ridotto il paese ad un vero e proprio campo di guerriglia permanente mentre l’occidente si ostina a parlare con governanti che governano solo al capitale Tripoli.

In Yemen, poco attenzionato dai media, la situazione è di guerriglia sotto traccia e il paese è praticamente sotto ricatto permanente dei gruppi jhadisti. Ma Algeria, Somalia,

Ma nel contesto generale è la situazione in Pakistan che preoccupa perché il paese è in possesso della bomba atomica e la situazione specie nel sud, in particolare la città di Karachi che conta oltre 18 milioni di abitanti, è instabile. In pochi giorni per ben due volte l’aeroporto internazionale Jannah è stato attaccato dai talebani  e per ritorsione il governo federale ha bombardato i territori del nord, nella Valle di Tirah della Khyber Agency, dove ovviamente sono stati uccisi innocenti.

Il Pakistan negli anni novanta, con grande fatica si stava avvicinando all’occidente ma dopo l’intervento americano in Afghanistan e i continui attacchi di droni e aerei americani in terra pakistana, hanno radicalmente cambiato la situazione facendo riemergere il mai sopito sentimento antiamericano e, dato respiro all’Islam integralista.

Malgrado tutto ciò, l’amministrazione americana, colpevolmente “assistita” dai paesi occidentali, Italia in testa, continua a non capire il disastro che sta provocando una dissennata politica militare interventista.

Gli USA nella loro presunzione di forza, e convinti che la distanza dai fuochi di guerra appiccati nell’area islamica li tenga a riparo di minacce dirette, dimostrano sempre più di non aver compreso l’Islam e nel complesso non di non aver capito l’essenza di un mussulmano.

Gli Usa sono distanti, ma i fuochi di guerra sono a un tiro di schioppo dall’Italia, quando il governo reagirà seriamente ?