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Bruxelles e Parigi. Ancora violenza antisemita. L’Europa risponde con ipocrisia istituzionale

Sono trascorsi ormai oltre 70 anni dall’inizio di quella che fu la più grande tragedia della storia dell’uomo. La soluzione finale di Hitler pose fine all’esistenza di oltre sei milioni di cittadini europei colpevoli solo di essere ebrei.

L’attentato, avvenuto a ridosso del Museo Ebraico di Bruxelles e l’aggressione subita da due cittadini ebrei a Parigi, non possono non considerarsi attentati antisemiti, e ciò, qualora ce ne fosse bisogno,  dimostra quanto la “cultura” dell’irrazionale violenza antisemita  sia ben radicata in Europa e mostra  segni di aggravamento tali da richiedere un cambio di rotta dei governi nazionali, del  “sontuoso” palazzo europeo, e dal mostro sacro che risponde al nome di Organizzazione delle Nazioni Unite troppo sbilanciato verso la causa palestinese.

Questa volta l’Europa in quanto comunità non può non reagire con decisione considerato che è proprio nella città che ospita il “parlamento europeo”.

L’Olocausto è stato possibile perché il mondo per anni si è voltato da un’altra parte. Ha preferito non vedere.

Oggi, come allora, preoccupa la grave e colpevole sufficienza dei governi europei che si limitano alle solite espressioni ipocrite di solidarietà.