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Versalleis 1919, l’Euro e la Germania. Non è ancora finita la grande Guerra .. ‘a gratitudine de’ puverielli!

Conferenza di Parigi 1919 [1]

Conferenza di Parigi 1919

Johann Wolfgang von Goethe, ne Le affinità elettive (1809), saggiamente scriveva: «Se incontriamo qualcuno che ci deve gratitudine, subito ricordiamo il motivo. Ma quante volte incontriamo qualcuno cui siamo noi a dovere gratitudine, e non ricordiamo più nulla!».

Johann Wolfgang von Goethe apparteneva ad un’altra Germania!

L’accordo sui debiti esteri germanici, o accordo sul debito di Londra, siglato nel 1953 tra Repubblica Federale di Germania ed una ventina di altri paesi, tra i quali Grecia, Irlanda, Italia, Spagna, è candidato a passare alla storia come uno dei massimi esempi di benevolenza e di disponibilità di sempre.
Benevolenza e disponibilità alle quali, tuttavia, sembrerebbe non corrispondere altrettanta gratitudine!

Del resto, neppure i tedeschi avrebbero osato sperare in così tanta grazia. Lo stesso ministro delle finanze Fritz Schäfer così si sarebbe rivolto al capo delegazione Hermann Josef Abs: «Signor Abs, se lei non fa un buon lavoro, sarà impiccato a un pero. Se invece lavora bene, sarà impiccato a un melo»!

Era accaduto che, con gli accordi di Versailles del 1919, il debito esterno della Germania, conseguente al primo conflitto mondiale, fosse stato ridotto, già con sensibile benevolenza, da 226 miliardi a 132 miliardi di marchi oro.
Con l’ascesa al potere di Adolf Hitler, però, tutti i pagamenti furono unilateralmente sospesi, per poi riprendere alla fine della seconda guerra mondiale. Nel 1952, risultava pagato circa un miliardo e mezzo.

Con l’accordo sul debito di Londra dell’anno successivo, per l’appunto, si volle ulteriormente favorire la ripresa economica tedesca, accordando un ulteriore “sconto” e sospendendo i pagamenti fino all’eventuale riunificazione della Germania. Si tenne, come ovvio, conto del volere soprattutto delle maggiori potenze. Poco o nulla contarono le posizioni degli altri, … prendere o lasciare! La Grecia, ad esempio, che vide devastate le sue città, rubate le sue opere d’arte, massacrati i civili per rappresaglia, dovette accettare ed accontentarsi di circa 120 milioni di marchi. Da stime ritenute attendibili, pare che questo risarcimento ammonti a non più del tre per cento dei danni effettivamente patiti!

Successivamente, i debiti della Germania vennero quasi totalmente cancellati, per consentirle la costosa gestione di una complicata riunificazione, nel frattempo intervenuta nell’ottobre del 1990.
Di fatto, per la Germania, la prima guerra mondiale è finita il 3 ottobre 2010, col pagamento dell’ultima tranche di una settantina di milioni di euro!

Oggi, la Grecia, ma non solo la Grecia, è sull’orlo del default.
Eppure, la cancelliera Merkel rifiuta di versare aiuti a fondo perduto, … può permettersi di sostenere che, nell’Unione Europea ed a parte la Germania, vi è un branco di paesi incapaci, … che dovrebbero pensare solo ad austerità ed alla riduzione del loro debito!

Dimenticando forse, o facendo finta di dimenticare, che nulla di quanto a suo tempo accordato alla Germania, in tema di abbattimento del debito, è stato oggi riconosciuto, ad esempio, alla Grecia!

Dimenticando forse, o facendo finta di dimenticare, che la Germania, allora, rimase sempre titolare del controllo sui suoi settori produttivi strategici. Oggi, la Grecia si vede imporre privatizzazioni in favore di investitori stranieri, anche e soprattutto tedeschi!

Dimenticando forse, o facendo finta di dimenticare, che la Germania era autorizzata a non destinare più del cinque per cento dei suoi redditi da esportazione al pagamento del debito. Per la Grecia, non è stato fissato alcun limite!

Eccetera, eccetera!

Dimenticando anche, o facendo finta di non sapere, che la Germania è stata “il debitore più inadempiente del XX secolo”, come l’ha definita, ancora pochi anni orsono, Albrecht Ritschl, docente tedesco di storia economica!

In Montedidio (Feltrinelli, 2001), Erri De Luca ha scritto: «Tengono una gratitudine i puverielli che nessun re ha mai sentito»!

Sikeloi