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Guerra interna al PD siciliano. Fuori Annamaria Angileri ma con un atto che sembra illegittimo …

E così fu che nel PD è arrivata l’ora della resa dei conti sulla questione “megafono”ma che a più appare come una crociata contro chi si è schierato con Matteo Renzi e ad aggiustamenti “locali”. Come noto i vertici del PD, con in testa Luigi Berlinguer presidente della commissione di garanzia del partito, si sono pronunciati contro la situazione di taluni politici, Rosario Crocetta in primis,  iscritti al  PD e militanti allo stesso tempo militanti in altri partiti o movimenti politici , o partecipato alle ultime elezioni regionali ed amministrative in liste civiche.

A Marsala il PD locale ha rifiutato la tessera ad Annamaria Angileri,renziana della prima ora e  membro dell’Assemblea nazionale del partito, decidendo localmente una norma statutaria senza discutere sullo specifico caso. Ovvero, non risulta che gli organi regionali  si siano pronunciati contro l’iscrizione di Annamaria Angileri al PD o per aver partecipato alle ultime amministrative in una lista contrapposta al candidato ufficiale del partito.

A ciò si aggiunge la stranezza di una sequenza temporale accelerata degli avvenimenti in Sicilia ed in particolare per il caso Angileri. La segreteria provinciale invia alla commissione regionale di garanzia in data 15 luglio 2013, una richiesta, assolutamente generica, di pronunciamento circa l’applicazione dell’art 2 comma 9 dello statuto. La commissione regionale a stretto giro di posta, quasi che attendesse tale richiesta, il 17 luglio risponde, sempre in termini assolutamente generici, la piena legittimità (?) della procedura ipotizzata dalla segreteria locale.

Una velocità che fa sorgere qualche più dubbio.

La segreteria locale quindi, il 6/10/2013, rifiuta di rilasciare la tessera ad Annammaria Angileri nel rispetto del verbale della commissione regioale (che si ricorda, non parla di Annamaria Angileri ma si esprime in termini generali).

Il tutto sembra avvenire fuori dalle regole statutarie del partito democratico a partire dalla situazione di Antonella Milazzo e Dario Safina che si definiscono reggenti quando nello statuto non sarebbe prevista questa particolare condizione di gestione del partito.

Ma anche se fosse prevista, non risulta che i due politici siano stati nominati dalla segreteria regionale e quindi apparrebbero privi di quella legittimità statutaria ed autorità necessaria per parlare e/o decidere in nome e per conto del partito e non si comprende come la commissione regionale di garanzia non abbia eccepito alla questione.

Ed ancora. L’espulsione (perché in definitiva di questo si tratta) di Annamaria Angileri dal PD, sarebbe dovuta essere discussa da organi preposti che avrebbero dovuto redigere ed approvare un verbale di espulsione. Statuto alla mano, non sembra che si possa espellere dal partito nessuno senza che il singolo caso sia discusso e deliberato.

Ma viepiù, la segreteria locale , statuto alla mano, se mai avesse autorità per decidere in tal senso per i propri iscritti, avrebbe deciso un atto illegittimo in capo ad Annamaria Angileri, poichè risulta membro dell’Assemblea nazionale del PD e quindi la commissione deputata ad ogni decisione dovrebbe essere presa a livello nazionale e non locale.

Sarebbe infine interessante che qualcuno della commissione regionale di garanzia potesse spiegare ai propri iscritti come un militante candidato alle parlamentarie del PD a novembre scorso e risultato “candidabile” per la Camera dei Deputati, membro dell’assemblea nazionale del PD, venga praticamente espulso dalla segreteria locale .