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Megafono e dintorni … Niet del PD a movimenti paralleli

Quando l’eco delle dimissioni dell’assessore Luca Bianchi riecheggia ancora nell’aria, da Roma dove si è riunita questa mattina la commissione nazionale di garanzia del Pd, arriva una nuova bordata al presidente Crocetta. La stessa commissione che prima delle elezioni nazionali aveva fatto un favore a Saro Crocetta e Beppe Lumia, facendo fuori due dei nemici storici del cd “nuovo corso” del PD siciliano, Crisafulli e Papania. Oggi, invece, arrivano le randellate, ma per loro.

Il presidente Luigi Berlinguer conferma il deliberato dello scorso luglio con cui aveva ammonito Rosario Crocetta, invitandolo ad abbassare i toni, e aveva precisato che gli iscritti al partito democratico non possono “far parte di altri movimenti politici” e che gli eletti non possono “aderire a gruppi consiliari diversi dal Pd stesso”, facendo riferimento all’organizzazione del Megafono.

Berlinguer ha quindi inviato una lettera al segretario siciliano del Pd, Giuseppe Lupo, facendo riferimento a quanto prevede lo statuto del partito, che affida ai garanti regionali le procedure per la verifica di eventuali violazioni delle regole da parte di esponenti locali. Spetta dunque al partito siciliano assumere decisioni su eventuali rapporti tra iscritti democratici e il movimento del Megafono.

Lunedì scorso in direzione regionale, la linea del Pd Sicilia era stata chiara: fuori dal partito tutti gli iscritti democratici che militino nel Megafono e gli stessi assessori che non avessero risposto con le dimissioni alla chiamata alle armi del partito. Mentre oggi il presidente Crocetta aveva “aperto” alla possibilità di sciogliere il suo movimento.

Nessun accenno al ‘caso Sicilia’, invece, durante la direzione del Pd ma solo qualche battuta fuori dall’ufficialità tra dirigenti riuniti in capannelli prima della riunione sulle regole congressuali. Fonti di partito presenti a Roma, ritengono che Crocetta sia ormai ‘isolato’ e che non avrebbe alcuna sponda nel Pd, nemmeno tra i renziani, che pure in Sicilia non hanno condiviso la scelta della direzione regionale di togliere il sostegno al governo.