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Ambiente a Marsala. Cantiere Navale … 10 mesi e tutto come prima. Di chi le responsabilità ?

foto 1 [1]Esattamente dieci mesi fa scrivemmo dell’incredibile situazione del cantiere navale, così viene definito un spiazza che tutto sembra meno che un cantiere navale perché non sembra avere quelle caratteristiche infrastrutturali e di rispetto delle norme di legge in materia ambientale per definirsi tale, dove vengono tirate in secco pescherecci per la normale e straordinaria manutenzione.

Scrivemmo, e documentammo sia nell’articolo del 20 ottobre 2012 che il successivo del 12 novembre, “ ……che le strutture vere e proprie discariche senza alcuna predisposizione per la tutela del suolo e del mare.

Tutto ciò a cento passi del Comando della Guardia Costiera …

foto 2 [2]La situazione appare grave sotto il profilo dell’inquinamento e si perpetua da decenni senza che nessuno abbia mai preso i provvedimenti necessari alla salvaguardia del suolo e del mare.

Come si vede chiaramente dalle foto pubblicate il 20 ottobre, e da quelle in questo articolo,  i residui di lavorazione industriale che sono considerati rifiuti speciali, cadono direttamente sul terreno “non protetto” e le  acque reflue industriali derivanti dalle lavorazioni di cantiere e dal carenaggio delle unità navali tirate a secco.

Il cantiere non ha presenterebbe alcuna predisposizione per il recupero delle acque reflue di lavorazione aggravando così l’inquinamento prodotto dalla cadute di residui di lavorazione direttamente sul terreno…”.

Scrivemmo il 20 ottobre 2012 che “ ….il problema dei cantieri navali appare grave e non risulterebbe alcuna azione di tutela ambientale da parte dei comandanti che si sono succeduti a Marsala, stante il fatto che la situazione non può definirsi “momentanea”.

foto 3 [3]Da una ricognizione del luogo, appare subito evidente lo stato di degrado dell’area  e non risulterebbe in regola con le norme di tutela ambientale.

Lo scarico ( autorizzato ?)  come si può notare dalla foto,  di acque reflue industriali derivanti dalle lavorazioni di cantiere  è diretto al mare e sembra in palese violazione Codice dell’Ambiente (art.  137, comma 1, in relazione all’art. 124, comma 1, del decreto legislativo 03/04/2006 n. 152 “Il Codice dell’Ambiente”).

Le acque reflue di lavorazione (derivanti dal carenaggio delle unità navali tirate a secco) appaiono confluire direttamente in mare, costituendo di fatto,( in assenza dell’autorizzazione prevista)  un vero e proprio scarico in corpo idrico superficiale di sostanze di origine industriale, risultando i sistemi di raccolta presenti non idonei a trattenere le acque stesse (comprese le acque di prima pioggia che ricadono sulle aree di cantiere)…”.

Ebbene, sono trascorsi ben 10 mesi e come abbiamo documentato ieri con alcune foto,  nulla sembra essere successo. L’area definita cantiere navale continua tranquillamente la sua attività e nessuna delle predisposizioni di legge in materia ambientale e di tutela del suolo e del mare sembrano siano realizzate.

Le acque reflue di lavorazione (derivanti dal carenaggio delle unità navali tirate a secco) appaiono confluire direttamente in mare, costituendo di fatto,( in assenza dell’autorizzazione prevista o se concessa non sembrano essere rispettate le prescrizioni tecniche)  un vero e proprio scarico in corpo idrico superficiale di sostanze di origine industriale, risultando i sistemi di raccolta presenti non idonei a trattenere le acque stesse (comprese le acque di prima pioggia che ricadono sulle aree di cantiere).

La situazione appare palesemente in violazione alle norme ambientali ed in particolare del Codice dell’Ambiente, eppure, dopo dieci mesi chi doveva intervenire sembra non essere intervenuto.

Abbiamo chiesto al Comandante della Capitaneria di Porto di Marsala se e come fosse intervenuta. Il Comandante ovviamente ci ha riferito che non poteva riferirci nulla sulla attività svolta. Ha solo confermato che la Capitaneria di Porto ha solo compiti di controllo e di verifica e dopo aver eventualmente sanzionato le irregolarità, trasmette tutto agli enti di competenza (Procura e ASL ?).

Bene. Se la Capitaneria è intervenuta, e se avesse sanzionato le irregolarità, a quale ente spetta il compito di applicare le leggi in materia ambientale ?

La Magistratura ? L’ASL di Trapani ? L’Assessorato regionale all’Ambiente ? L’ARPA ?

A Ponza, nel 2012, secondo note giornalistiche, un blitz dei Carabinieri supportati da ASL e ARPA Lazio, hanno messo i sigilli al locale cantiere navale perché non in regola.  I sigilli all’attività e la denuncia sarebbero scattati per violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e sulla tutela ambientale.

A Marsala invece, nulla sembra cambiare nella più classica situazione siciliana di immobilismo.

Eppure siamo in Italia … !