- Osservatorio Sicilia - http://www.osservatorio-sicilia.it -

IL SISTEMA REGIONE: FEDRO O GIACCHETTO? Due culture a confronto

(adomex) I compromessi ai quali si accosta qualcuno, ieri come oggi pur di acquisire posizioni, ricchezza,  prestigio sociale, notiamo sono sempre brutali. Si rinuncia  al bene più prezioso, la libertà di essere, di agire, di credere in qualcosa che non sia l’arraffare, pur di raggiungere i propri obiettivi.

Quanti ricordi susciterà in voi il buon Fedro ed il pensiero correrà subito agli anni in cui dei pazienti e bravi insegnanti ci spiegavano con passione le “Fabulae” dello stesso.

Chiaramente utilizzavano la semplicità stilistica (in verità solo apparente) delle favole fedriane e attraverso quelle stesse parole italianizzavano, se così possiamo dire, i fatti e gli esempi di vita riportati da Fedro, il quale si serviva del mondo animale e non solo, così come già aveva già fatto il frigio Esopo.  Leggevano le favole i docenti e tentavano di spiegare il significato della morale finale senza farla apparire come sentenza solo dei tempi andati, di antichi costumi, di un’epoca remota, ma tentando di ridare loro nuova vita, lì a dimostrare, ancora una volta, che la sostanza umana non cambia, immutata ieri come oggi. E il gusto, la sensibilità, i giudizi e i pregiudizi di oltre venti secoli fa ben potevano essere attualissimi se  messi a confronto con il presente.

I compromessi ai quali si accosta qualcuno, ieri come oggi pur di acquisire posizioni, ricchezza,  prestigio sociale, notiamo sono sempre brutali. Si rinuncia  al bene più prezioso, la libertà di essere, di agire, di credere in qualcosa che non sia l’arraffare, pur di raggiungere i propri obiettivi.

Carnefici e vittime tutti assieme e conniventi all’assalto del TESORO. Questo emerge da quella che definiamo la storia delle storie della mal’amministrazione della Regione Siciliana. Fatti importanti, quelli emersi dall’inchiesta “MALA GESTIO”, non tanto e non solamente per l’entità delle somme distratte, incassate, rubate, usate per fini propri, ma soprattutto per il metodo che da decenni è stata regola e non solo in questa materia,  tutti sapevano e nessuno denunziava. A nulla vale affermare che chi non pagava era fuori dal sistema e di conseguenza per lavorare bisognava pagare al racket delle estorsioni dei colletti bianchi.

Una estorsione mai denunciata da chi si mostra cittadino probo, ma che non lo è nei fatti. Una mancanza di etica, di morale. Nessuno mai si è accorto che il pagamento avveniva a fronte di un aumento della spesa abnorme rispetto alla normalità? Quindi non erano di certo i cd concussi (che non lo sono affatto, ma che definiremmo complici) a pagare, ma come al solito era pantalone, i contribuenti. Come mai nessuna associazione anti-racket ha proferito parola? Nessuno si è mai domandato come molti pur di non essere sottomessi a tale sistema preferivano non mettere le mani nel TESORO pur di mantenersi  affrancati da questo “sistema”? Nessuno si è mai accorto che qualcuno non potendo incidere nel controllo e coordinamento dei piani di comunicazione si è dimesso (http://www.osservatorio-sicilia.it/2010/11/20/politica-e-consulenze-eppure-qualcuno-a-lombardo-sa-dire-di-no-%E2%80%A6/ [1]) per non essere riuscito a trapanare il muro di questo potere riprovevole ed invasivo?

La Regione Siciliana è stata (forse lo è ancora) tutto questo. Il sistema dei sistemi, il potere che non è solo politico, anzi i politici sono in secondo piano rispetto ai portatori di interessi a loro collegati.  A nulla vale lo spoil system, in questo panorama, se le persone sono sempre le stesse che girano dentro il palazzo, bisognerebbe reclutarle da altro continente e non farle accostare con alcuno per il rischio di contaminazione.

Ecco questa la riflessione rispetto all’immutabilità di un sistema tutto siciliano, molte dimenticanze, nomi che non appaiono, sacche di disattenzione, rivelazioni, smentite, difese insensate che ancora persistono,  che in attesa di una riscrittura coraggiosa di chi ha vissuto tale clima, meglio rifugiarsi nella saggezza di Fedro:

Un lupo magro e sfinito incontra un cane ben pasciuto, con il pelo folto e lucido. Si fermano, si salutano e il lupo domanda:

– Come mai tu sei così grasso? Io sono molto più forte di te, eppure, guardami: sto morendo di fame e non mi reggo sulle zampe.
– Anche tu, amico mio, puoi ingrassare, se vieni con il mio padrone. C’è solo da far la guardia di notte perché non entrino in casa i ladri.
– Bene, ci sto. Sono stanco di prendere acqua e neve e di affannarmi in cerca di cibo.

Mentre camminano, il lupo si accorge che il cane ha un segno intorno al collo.

– Che cos’è questo, amico? – gli domanda.
– Sai, di solito mi legano.
– E, dimmi: se vuoi puoi andartene?
– Eh, no – risponde il cane.
– Allora, cane, goditi tu i bei pasti. Io preferisco morire di fame piuttosto che rinunciare alla mia libertà.

Fedro